avere paura non serve a non morire

Il mio cane è bloccato sul tavolo del veterinario. Devo tenergli la testa, devo parlargli mentre lo rasano, perché debbono fargli l’ecografia.
Si sente tradito da me, trema.
Il suo sguardo cerca qualcosa di lontano.
Forse il senso di morte, l’angoscia di morte.
Per Melania Klein noi, quando nasciamo, soprattutto nelle prime fasi della vita e poi c’è il pericolo anche dopo, ci portiamo appresso l’angoscia di morte.
Non è vero che i bimbi ed i cani sono esseri spensierati.

Poi però il mio cane ha festeggiato il ritorno alla vita.

Ma l’urlo incombe sempre.

urlo-di-munch

Anni fa a Firenze arrivò un allenatore turco. A prescindere dalle mie simpatie calcistiche, ricordo una su frase:
Avere paura non serve a non morire (Fatih Terim)
Ecco, io penso che vada recitata come un mantra.
Paura e angoscia di morte fanno morire prima. Rubano il tempo, cioè, alla vita.
La strada maestra è nel coraggio, insomma.

Buone cose

(ma dal momento che morire bisogna, e quando si crepa non ci portiamo dietro né soldi né libri pubblicati o da pubblicare, né ripicche o piccole vendette da consumare, io, poche ora fa, in birreria mentre finivo di leggere Nero marsiglia, di Réne Frégni, piacevole e veloce lettura, mi sono fatto una birra media e tre panini, ovvio, era la mia cena.
Il panino numero uno era con bresaola e formaggio; il secondo, con peperoni, acciughe e cipolle; il terzo, un hot dog alla diavola; ho chiesto di esagerare col peperencino, perché per me, alla diavola, significa mangiare piangendo, ma mica di dolore.
Alla faccia, anche dell’angoscia di morte).
(Dimenticavo: comprendendo il caffè ho speso 12 euro e 40. Buon prezzo, no?)

Per parte di questo post (sull’angoscia di morte) devo ringraziare la psicologa e giornalista Marina Di Pasquale. Ha fatto sì che io rispolverassi qualcosa che avevo rimosso. Le chiedo scusa, ché io ho banalizzato.
(Un contato, questo, che mi ha regalato comunque-Face).
Poi.
Vi segnalo questa intervista al mio amico Alessandro Zannoni. Ho scritto amico, che è parola grossa. In effetti non ci conosciamo. Ma è scrittore che stimo ed è anche persona che viene spesso, qui, firmandosi, semplicemente, alessandro. Su tante argomenti la pensiamo allo stesso modo.
Poi.
Parole, sotto forma di post, e soprattutto domande sulla morte: di tiptop.
Infine.
Su Facebook questo post è replicato; ci sono altri commenti. Da Sabrina Manfredi ho ricevuto questa poesia.
Prospero / il mio gatto grigio / ha lasciato questo mondo / con la zampina che si è raffreddata / nella mia mano.
L’urlo, il mio / è sopraggiunto dopo

(questi sono aggiornamenti nella pausa panino, con verdure oggi, delle 14)