8 – Profezie

(…)
Me l’avevo raccontato Martin Robledo Sanchez. Un giorno Carmen aveva telefonato tutta eccitata e gli aveva detto: ho appena fatto una scoperta strabiliante, tutti crdono che nei romanzi gli autori ricreino i ricordi, i fatti accaduti, e invece scopro che li anticipiamo.

Marcela Serrano, Nostra signora della solitudine, Feltrinelli

Quando ho letto questo passaggio, ci son rimasto. Per una maledetta coincidenza nel mio secondo libro, era il 2003, sto parlando di Dicono di Clelia, cheMursia fece uscire nel 2005, raccontai qualcosa che mi ritrovai a vivere anni dopo.
Penso sia un caso (ma ci ripenso spesso).
Comunque.
Non ci sono regole, nei libri c’è spazio tanto per le storie che vediamo, e che magari raccontiamo abbastanza fedelmente (un esempio: Il piano infinito della Allende), oppure possiamo parlare di un mondo che noi conosciamo bene ma lo romanziamo (penso alla Firenze di Pratolini, per esempio), oppure ci possiamo inventare non tutto ma molto (penso a Chandler).
Se in un libro ci finisce anche il mondo descritto da un altro libro, che libro è?
E se l’influsso è televisivo? O della rete?
Dico subito che ci son certi libri, gialli soprattutto, che mi sembrano della variazioni di poco di altri gialli, e la cosa non mi piace.
Preferisco Lucarelli: che si informa.
O Izzo: che si inventa un poliziotto espulso dalla polizia (perché se vuoi scrivere di polizia devi conoscere almeno una gendarmeria, averla respirata).
Ma c’è anche il grande capitolo dei romanzi storici: per scriverli occorre studiare e leggere. Studiare storia, leggere altri romanzi storici.
Insomma: io certezze non ne ho.
Ma col passare del tempo mi sono sempre più allontanato dalla realtà: la realtà è il punto di partenza, da dove arrivano idee e spunti, ma poi, sempre più sempre più, con gli anni, le storie che ho scritto han preso percorsi diversi.

Ma ho un’amica, una blogger. Scrive bene, mi fa da editor. Lei ha una storia nel cassetto. Me l’ha raccontata.Una storia vera. E quando me l’ha raccontata ho pensato: come vorrei che fosse mia questa storia… ne scriverei un romanzo. Lei, comunque, di questa storia mi ha raccontato solo il primo capitolo.

Quando terminai la prima stesura de Il quaderno delle voci rubate (che poi riscrissi) lo feci leggere a una giornalista-scrittrice. Aveva appena pubblicato un libro di successo. Mi disse che alcune cose secondo lei andavano bene, altre no.
Non mi convinse.
Però mi disse…. l’espediente delle voci rubate è bellissimo, vorrei rubartelo.
Fu quando mi disse questa cosa che per la prima vera volta pensai che avrei dovuto pubblicare quel libro. Temevo che prima o poi qualcuno potesse… rubarmi le voci che avevo rubato.

E buona giornata

(La recensione di Alberto Pezzini sul mio libro è anche su Mentelocale)

9 pensieri riguardo “8 – Profezie”

  1. Lavoro in lbrria e sono felicissima di essere cpitata per caso qui. Spero verrai a trovarmi nel mio blog. Io intanto continuo a spulciare tra le tue cose.

  2. d’altronde, Silvia, chi meglio di un fornaio può sapere se il pane è buono?
    poi, dipende se ha voglia di dirti la verità oppure no.
    magari legge nelle tue michette un potenziale concorrente (gli scrittori… ops, i fornai sono un po’ serpenti. non tutti ma alcuni sì) e ti dice: “beh, non sono male ma c’è qualcosa che non mi convince”
    e tu ritorni sulla ricetta e magari…

    vabbè, non fateci caso, è l’anima di stephen king che parla :-)

  3. naturalmente ( e parlo per i fornai, categoria benemerita che si alza alle quattro per regalarci quei profumi pazzeschi che dirottano i nostri propositi di diete e privazioni) scherzavo. sui serpenti dico :-)

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