tradire davide crockett

Nel 1969, a differenza dei tanti cincischiamenti che avrò in futuro, non avevo dubbi su cosa avrei fatto da grande, di sicuro il cow boy, su dove sarei vissuto, dalla parti di Zanna Bianca, tra neve e cercatori d’oro, su chi avrei sposato, una principessa navajos; e il mio migliore amico sarebbe di sicuro stato l’ultimo dei Mohicani.
Andavo a scuola malvolentieri, e sotto il banco, sempre, c’era la mia colt immaginaria puntata contro le prof: bang bang, ma per davvero, mica la canzone di Dalida.
E poi, che stupida era la televisione, che stupide erano le donnette che, con mia madre al bar, mentre gli uomini giocavano a carte, guardavano quelle boiate del festival di San Remo o Un disco per l’estate.
Amavo follemente i western, ancora non avevo scoperto il magico mondo di Salgari.
E il primo libro (comperato) è un po’ come il primo amore (incontrato): non si scorda mai.
Si saldano, la storia del primo libro e quella del primo amore, ora qui.

Lui, il primo libro comperato, si chiamava (intitolava, certo, ma è come un vecchio amico) David Crockett a Baltimora.
Lei, si chiamava T.
Conobbi prima lui: acquistato a fatica, 10 lire più 10 lire più 10 lire, fino alle fatidiche 150 che mi consentirono l’acquisto, e fu un grande acquisto, perché l’avrò letto dieci volte almeno, David Crockett, di notte sotto le lenzuola illuminandolo con una pila, in bagno, a scuola no, rischiavo confisca e culo al quadrato, di prof, preside, madre.

Comunque: l’anno scolastico terminò. Male. Rimandato di italiano e matematica. Voto di consiglio per l’inglese. Poi: tutti sei, otto di condotta ed educazione fisica (il prof era pure lui fascista), però di David Crockett avevo letto tutta la serie.
Se mi avessero interrogato avrei preso dieci con due lodi, forse tre.
Non solo: in cantina avevo trovato un libro che mi parve abbastanza simile.
Bei colori, soprattutto rosso. Colori da combattimento. Anche il titolo, almeno un po’: Guerra e pace.
(Certo che lo lessi; se lo capii e cosa capii, però, giuro che non so dire).

A luglio i miei mi portano in ferie.
Dicono, si va in Toscana.
Traduzione: si va a Cortona, ma mica a Cortona a spasso. Si va dai parenti mezzadri; ed è il tempo del taglio del grano (presente il film Novecento di Bertolucci?).
Era bello il taglio del grano, allora.
Il mezzadro chiamava a raccolta i vicini, offriva loro cibo e vino a mezzogiorno, si organizzavano squadre.
Dopo mangiato la gente raccontava, rideva, scherzava all’ombra di faggi e castagni, ché l’aia era troppo assolata e calda.
Lavorai, mi piaceva usare il forcone, lì, in … Toscana, dimenticavo anche David Crockett. C’erano i cani di mio zio, Battaglia in particolare: sapeva – incredibile – arrampicarsi sugli alberi come un gatto.
Poi mio padre mi costruì una fionda, potevo lanciare pietre contro cespugli, contro il cielo, contro.
Tagliando il grano conobbi una ragazzina. T. Carina.
Più mi guardava e più lavoravo, a dorso nudo, naturalmente, come un apache.
E quando – era il 28 luglio… e faceva molto caldo – un’amica di T  mi venne a dire che T. stava dicendo a tutti che ci eravamo fidanzati io, a quel punto, avevo rimosso David Crockett, Vercelli, i prof bacucchi.
Mia madre, però no, lei i prof e i mie brutti voti li ricordava e ogni tanto me li ripeteva.
Sei di musica, sei stato il peggiore anche di musica…
La storia d’amore, consumata in amplessi di sguardi e sciocchezze e prendersi per mano, finì.
Tornai, certo, dovevo dare quei due cazzo di esami, e va bene, ma in mente avevo T. Do gli esami a settembre, pensai, poi scappo di casa (l’avevo già fatto) e vado in… Toscana.
Mi servivano soldi: e fu così che vendetti tutti i David Crockett, offerta speciale, agli amici dell’oratorio.
I soldi li nascosi all’orto, nella baracca degli attrezzi: mia madre, allora, era peggio di un cane da tartufo, trovava sempre tutto quello che nascondevo.
A settembre (avevo studiato niente) mi diedero 6 e 6, agli esami di riparazione.
Evviva. Fu festa grande. Ore e ore spensierate, giocando al pallone, magari facendo a botte, leggendo Tex Willer e Robin Hood.
Un giorno ebbi un’idea: e con i soldi incassati dalle vendite dei David Crockett comperai una torta gelato (mi sembra), o comunque, cose dolci che io e i miei compagni di merende ci sbafammo in un pomeriggio.
Il ricordo di T. si era sbiadito con l’arrivo dell’autunno, non sarebbe diventata lei la mia principessa navajos: ché poi di ragazze carine era piena anche Vercelli, alla messa delle dieci (se non ci andavo con mia madre poi eran cazzi) ce n’erano almeno due che, insomma.
Quando iniziai la terza media mi venne il senso di colpa appena, che palle, fu il momento di far la conoscenza con i nuovo libri scolastici: ripensai a David Crockett, rimpiangendo soprattutto il primo, quello delle 150 lire sudate…
L’ho ritrovato da poco, comperato al mercatino che c’è a Vercelli la prima domenica di ogni mese. Viviamo sotto lo stesso tetto, ora, come una volta, nella buona e nella cattiva sorte.
Amen.