incipit (di libri belli)

incipit, ma di libri che mi sono piaciuti particolarmente; ché poi gli incipit solo a volte restano

Mentre tutti aspettavano l’attore che aveva promesso di arrivare alla loro cena nella Gentzgasse verso le undici e mezzo, dopo la rappresentazione dell’Anitra selvatica, io osservavo i coniugi Auersberger dalla stessa bargère in cui stavo seduto quasi ogni giorno nei primi Anni Cinquanta, e pensavo che accettare l’invito degli Auersberger era stato un errore degno di conseguenze.
THOMAS BERNHARD, A COLPI D ‘ASCIA

Yoel sollevò l’oggetto dalla scaffale, e lo osservò da vicino. Gli dolevano gli occhi. L’agente immobiliare pensò che non avesse sentito la domanda, e quindi la ripeté: “Vogliamo dare un’occhiata sul retro?”. Anche se aveva già deciso, Yoel non si affrettò a rispondere. Era abituato a prendere tempo prima di dare una risposta, anche se si trattava di domande semplici del tipo “come stai?” oppure “cosa hanno detto al telegiornale?”. Come se le parole fossero oggetti personali da quali non era bene separarsi.
AMOS OZ, CONOSCERE UNA DONNA,
Feltrinelli

Una mattina di vento, nel piazzale dell’università, mentre teneva il cappello con una mano e  cartella con l’altra, il riverbero del sole negli occhiali e l’assistente lontanissimo che occupava il centro delle lenti e si dirigeva a passi rapidi vero di lui, il professore ebbe un cattivo presentimento.
GIUSEPPE PONTIGGIA, IL GIOCATORE INVISIBILE,
Oscar Mondadori

Poi, ho una ventina o forse più di libri da leggere.
Questo per esempio, di un autore giovane, sta vendendo o ha venduto bene, mi pare, e mi han detto che è ottimo.

“Mi benedica padre perché o peccato” dice e si rende subito conto che non pronuncia quella frase da un sacco di tempo. Forse l’ultima volta è stata dopo la cresima. O subito prima. Non riesce a ricordare con precisione il momento, solo che è lontano e ripensarci lo fa sentire a disagio.
Sono le nove del mattino di un giorno feriale e la chiesa di San Giacomo è praticamente deserta.
PATRICK FOGLI, LENTAMENTE PRIMA DI MORIRE,
Piemme.

Ho un bel po’ di libri da leggere (Oz, Serrano, poi voglio rileggere La peste di Camus: averlo letto a diciott’anni, averci fatto un tema ed aver preso l’unico nove della mia carriera scolastica, ricca di tanti dal cinque al sei, è cosa che mi inorgoglisce – per il nove – ma non conta).
Poi ci sono i libri di scrittori amici, bravi scrittori; se io esco con un libro loro mi leggono in fretta, io invece li faccio penare.
Vado a leggere, sono le 4; ho ancora un’ora di tempo.
Buon lunedì

Pubblicità disinteressata, credo.
Se vedete in libreria i romanzi della casa editrice Perdisa sfogliateli almeno. Ne ho fatto incetta, io, ad Alessandria.
L’anima di Perdisa è Luigi Bernardi. Son contento di averlo prima letto (Senza luce è un gran libro) e poi conosciuto.