dl cellulare al pc

Quante volte si perde tempo a non far niente?
Son giorni, questi, più balordi del solito, e mi sa che fino a luglio sarà così.
Sta di fatto che, essendo di corsa corsa, quando mi son messo davanti al computer, va a sapere perché, mi è venuta voglia di scrivere.
Son due notti che scrivo e correggo quello che scrivo: e sono 27mila battute, ho visto.
E’ un libro – sempre che io vada avanti e lo finisca – strano, diverso: di ricordi, miei o che mi appartengono.
Scrivendo, so che ho pensato: e perché non l’avevo scritto prima?
E devo dire che ho provato un certo piacere nello scrivere: perché scrivendo pensavo sentivo, ma lo sentivo veramente, che stavo scrivendo per me.
Ora vediamo che capita. Son capace che vado avanti, son capace che distruggo tutto (e non sarebbe la prima volta).

E poi.
Nei giorni scorsi mi si è rotto il cellulare. Non è che fosse rotto rotto, è che non si accendeva la luce del dispaly.
E’ (era) un cellulare che mi garbava poco, sicché l’ho cambiato.
Ne ho visto uno che non fa le fotografie e per 39 euro l’ho preso al volo.
C’è un problema, però.
I numeri che avevo in memoria son finiti in un cestino, insieme al cellulare.

Dovrei rileggere quello che ho scritto in primo luogo perché si dovrebbe sempre rileggere e in secondo luogo perché questo vecchio pc mi fa gli scherzi: ci sono alcune lettere che, ogni tanto, saltano.
L’acca, in particolare.
Al secondo posto c’è la o.
Ma ora sono le cinque e spero di dormire almeno cinque ore: a meno che il (nuovo) cellulare non mi svegli prima.
E buon lunedì.