finché negli ospedali…

Ieri una signora, malata, che lotta per la vita, con dignità e forza, m’ha raccontato che è stata calpestata – è il termine giusto – in un ospedale.
Le han detto, Cosa pretende signora, tanto lei con la patologia che si ritrova…
Io credo che la civiltà di questa Italia si debba misurare proprio nei posti dove si soffre.
Le case di riposo, gli ospedali.
Dov’è la politica, dove sono i proclami, le promesse?
Sorge spontanea una domanda?
Succede anche in Francia, in Spagna, in Germania.
Mi dicono che succede: meno che qui.
E in Italia?
Non è così dappertutto ma finché negli ospedali (preciso meglio: in alcuni ospedali di alcune regioni) verranno trattati meglio quelli che hanno soldi e conoscenze, finché negli ospedali si sentirà dire a un anziano “come stai nonno?” significherà che siamo un grande paese incivile.
E senza speranza: perché io ancora devo sentire una forza politica che dica, con chiarezza, che la sanità italiana ha bisogno di una profonda rivoluzione strutturale e culturale: quella del rispetto.

(… e mi chiedo dov’è la sinistra. Mesi fa, nella mia città, ci fu un consiglio comunale aperto sulla crisi dell’ospedale cittadino. Ci andai.
Un consigliere comunale disse: Sappiamo tutti come vanno le cose a Vercelli. Chi non ha soldi è curato male, chi ne ha non ha problemi, perché si rivolge alle strutture private.
Era un consigliere comunale di Alleanza nazionale, ora PdL.)