agenti letterari

Ho sempre meno tempo per occuparmi delle cose mie, e poi non ho mai avuto una “testa commerciale”: penso che alla fin fine il pensiero dei soldi sia un pensiero che faccia perdere del gran tempo (come ha detto il mio vecchio, mesi fa, a una delle persone più ricche di Vercelli, Tra cinque dieci o quindici anni se ci sa tanto sedere saremo tutti e due al camposanto, lei con tutti i suoi soldi, io senza).
Comunque.
Ho visto che alcune case editrici che fino a poco tempo fa leggevano manoscritti ora non li leggono più. Bastano e avanzano, appunto, le proposte degli agenti.
L’agente letterario vende il manoscritto al miglior offerente, poi stitupla solitamente un contratto a condizioni che lo scrittore, fosse da solo, si sognerebbe, magari riesce a farti tradurre all’estero.
Sul ruolo delle agenzie mi sono ricordato di un fatto.
E’ vero, non insisto mai per avere qualche spicciolo in tasca in più, ma una volta è successo che mi sia arrabbiato: con una casa editrice.
Prima di telefonare ho assunto un bel po’ di informazioni, quindi, preparato a dire e confutare, ho chiamato.
A un certo punto sono sbottato.
Mi spiegate perché a me avete fatto un contratto capestro mentre invece al tipo, che vale o quanto me o meno di me, avete fatto un contratto dignitoso, e lui se ne vanta, dicendo che io sono un pollo?
La risposta che mi diedero fu: Lui ha l’agente e lei no.
Ah.
Comunque.
Un agente serve, oggi, in Italia. Io ho individuato un’agente: o lei o niente.
Che poi, sulle agenzie letterarie ci sono due considerazioni ancora da fare.
Curano, e bene, gli interessi di chi ha mercato, insomma di chi vende tanto.
Due, a volte ti bloccano. Tu dai loro un manoscritto e aspetti a speri, più che altro aspetti.
E buone cose a tutti