Raccontia4mani: a che punto siamo

Punto primo, le adesioni le raccolgo solo qui (e non su Face, per esempio).
Punto secondo, si fa esattemente come l’anno scorso: chi partecipa vota anche, così da stabilire poi un criterio di impaginazione.
Punto terzo, fino a sabato c’è tempo per l’adesione di coppie, per gli altri procederò con il sorteggio, e se il numero dei partecipanti sarà dispari sorteggerò anche il mio nome.
Il fine è quello di passare un po’ di tempo con la scrittura, confrontarci con un’altra persona, confrontarci poi con altri racconti e altri giudizi, altre percezioni.
La classifica finale, o classifica di impaginazione, l’anno scorso non ha fatto male a nessuno. Le incazzature sono venute con la pubblicazione (anonima) dei racconti, e relativi commenti.
Allora, nella scrittura, anche nella scrittura, l’abito, a volte, fa il monaco: perché alcuni racconti, scritti da persone che avevano pubblicato, sono stati massacrati, i quasi.
(Punto quarto, non ho voglia di farmi venire il sangue amaro. L’anno scorso mi sono divertito, quest’anno sarà un po’ più dura perché non avrò una spalla. E quindi fatemi divertire, lavorando: e basta).

Altre cose.
Un (mio) malumore dell’anno passato.
Poi. Il tetto delle 5mila battute, spazi compresi, sarà un tetto da non superare.
L’argomento resta “L’Italia di oggi”, poi magari si cerca un titolo più appropriato per l’e-book.
Dal momento che nessuno si è fatto avanti per fare il giurato (ma io non dispero), chi partecipa ha diritto di voto: mi scriverà su raccontiaquattromani@gmail.com. 6 punti al primo, 5 al secondo…., 1 al sesto. Il primo racconto sarà impaginato per primo, il secondo per ultimo, il terzo sarà proprio a metà, il quarto sarà il secondo, il quinto sarà il penultimo, e il sesto finirà ancora in mezzo, subito dopo il terzo. Nell’e-book non ci sarà traccia di tutto ciò.

Aggiornamento partecipanti.

Abbinamenti.
1. Roberta Bianchin e Allerta.
2. Massimo Bignardi e Chiara Ravasenga.
3. Elys e Sylvie.
4. Gaja Cenciarelli ed Enrico Gregori.
5. Sandra Giammarruto e Barbara Garlaschelli.
6. Paola Cingolani ed Elisa Strobbia.
7. Chiara Granocchia Lelieur e Lorenzo Mazzoni.
8. Mario Bianco e Francesca E. Magni.
9. Maria Teresa Valle e Rossana Massa (Flavia).
10. Pier Giuseppe Poli e Cristina Bove.
Singoli.
Barbara (Rael).
Laura Costantini.
Lory Falcone.
Sandra Biondo.
Cristina13.
Pia Barletta.
Paola Mattiazzo.
Silvia Ancordi.
Maria Lucia Riccioli.
Mitia Chiarin.
Anna Maria Curci.
Morena Fanti.
Rita Zaghi.
Bobboti.
Melania Ceccarelli.
Mario Borghi.
Eventounico.
Eva Carriego.
Inbianco.
Marta Forno.
Andrea Biasina.

Chi vuole che sia io a tentare un abbinamento mi scriva su raccontiaquattromani@gmail.com qualcosa di autobiografico.

Una partecipante mi ha chiesto (su mail): come si scrive a quattro mani?
Non so, le ho risposto. Mai provato.
Io ed Enrico Gregori abbiamo in mente di scrivere dei racconti, ma distinti. Il punto di vista della grande città (lui) e quello della provincia (io). Vediamo cosa partoriremo, anche perché io sono un po’ anarchico e lui è un po’ fascista. C’è quell'”un po’” che ci unisce.

prime adesioni

Raccontiaquattromani. Ci furono, se non sbaglio, 27 racconti l’anno passato, 27 abbinamenti.
Qualcuno all’inizio storse il naso e disse, Sarebbe meglio sorteggiare.
E in effetti sorteggiare sarebbe meglio.
In teoria.
Vi racconto di un abbinamento che si arenò. Di due persone che si stimavano (e si stimano) ed erano contente di partecipare. Provano a scrivere e uno dei due dice, A me di trattare questo argomento e quest’altro argomento non va. L’altro ribatte: io non riesco a continuare se ho dei divieti.
E non se ne fece nulla.
Poi altri abbinamenti non produssero nulla, e direi che la colpa fu mia.
Due persone che scrivono e che non si conoscono e che hanno interessi diversi diranno Che bello, faranno una fatica bestia a fare prove su prove, getteranno la spugna.
Quest’anno (praticamente sto pensando scrivendo) si fa così: chi vuole proporsi in coppia lo faccia, chi vuole da solo mi scriva, ma, se è persona che non mi è nota, mi scriva di sè, così che io possa cercare di fare un abbinamento furbo.
Per ora partecipano.
Abbinamenti.
1. Roberta Bianchin e Allerta.
2. Massimo Bignardi e Chiara Ravasenga.
3. Elys con amica.
4. Gaja Cenciarelli ed Enrico Gregori.
5. Sandra Giammarruto e Barbara Garlaschelli.
6. Paola Cingolani ed Elisa Strobbia.
7. Chiara Granocchia Lelieur e Lorenzo Mazzoni.
8. Mario Bianco e Francesca E. Magni.
Singoli.
Barbara (Rael).
Cristina Bove.
Laura Costantini.
Lory Falcone.
Sandra Biondo.
Rossana Massa (Flavia).
Cristina13.
Pia Barletta.
Paola Mattiazzo.
Silvia Ancordi.
Maria Lucia Riccioli.
Mitia Chiarin.
Anna Maria Curci.
Morena Fanti.
Rita Zaghi.
Bobboti.
Melania Ceccarelli.
Mario Borghi.
Eventounico.
Eva Carriego.
Ho dimenticato qualcuno?
(Lucia Marchitto? E il sottoscritto, anche).

Resta il tema: L’Italia di oggi.
E le battute: 5000 spazi compresi (stavolta, a diferenza dell’anno scorso, saranno 5000).
I racconti verranno postati la prima volta anonimi.
Poi, dopo il voto, con nome e cognome degli autori e due righe sul metodo di lavoro usato.
Poi si farà un e-book.

si procede: a coppie va bene

Prime adesioni. Ho la sensazione, però, che se procediamo con l’abbinamento a sorteggio le cose si possano rallentare troppo.
C’è gente, invece, che si sentirebbe motivata a scrivere con questo o quest’altro.
Ed è giusto che nascano coppie per affinità. Ma non è nemmeno bello che si cerchi il socio a tutti i costi bravo.
Nei raccontiaquattromani dell’anno scorso non traspariva ma mi ha colpito: la generosità di alcuni che hanno accettato di buon grado di mettersi in discussione, farsi criticare anche, accettando magari un socio inesperto.
E questo, non l’avevo mai detto né mai scritto, è stato uno degli aspetti, a mio avviso, più positivi. Sono stati, certi accopiamenti, una piccola scuola: c’era chi imparava e chi insegnava. Che poi, nella scrittura: c’è sempre da imparare.
Ricapitolando: si procede: a coppie.
Oppure no: ché le formerò io e, se serve, ci sarò anche io.

Sulla commissione. C’è già un nome, quello di Sandra (Ladypazz2), la ragazza salentina che mi ha realizzato il book trailer (La donna che parlava con i morti).

Mi piacerebbe se ci fossero Alcor ed Anfiosso, ma magari hanno altro da fare. Poi il mio amico Giorgio Bona (che però preferirei partecipasse). Poi Alessandra Buccheri e altri due o tre nomi che ho in testa (per esempio Isabella Moroni e Valter Binaghi e magari Guido Michelone, critico che collabora con il mio giornale). Mi piacerebbe una dozzina di persone: metà che magari masticano di editoria e libri, metà no. Mi piacerebbe se ci fossero Zena, Stefania Mola e T. E Lucia, nel caso non partecipasse.
Poi – chiaro – Clelia Mazzini, se volesse.

Se io fossi un editore i manoscritti li darei in lettura proprio così: ad esperti e inesperti, perché gli inesperti, spesso, son quelli che più sono vicini alla cultura popolare (corrotta, certo, ma ditemi dove non è corrotta).

L’anno passato, ricordo ero agosto, mi arrivavano i racconti e io li postavo. Ero a Marsiglia, o in un bar del porto, o tra gli scogli, scomodo, anche per via del vento che mi spegneva il sigaro….

Ho scritto in macchina, quindi nessuno si venga a lemantare dei refusi.
“Lemantare”… sta per lamentare

Racconti a quattro mani, seconda edizione?

L’anno passato, di questi tempi, mi venne in mente di proporre I racconti a quattro mani.
Raccoglievo adesioni di coppie, oppure di singoli a cui io poi avrei abbinato un socio.
Alla fine fu partotito un e-book, questo.
Non mi spiacerebbe una seconda edizione.
Con un paio di varianti, però.
Io che coordino, non partecipo, raccolgo il materiale ma non faccio nessun editing, seppur minimo, e quindi posto, ma senza svelare di chi è il racconto (sempre sulle 5mila battute, spazi compresi).
Poi. Gli abbinamenti per sorteggio (farei io).
Poi. Anziché dare diritto di voto a chi partecipa e basta, far votare una commissione di cinque, sei persone.
Dite, ora, che questo è un post che sonda.
E buona domenica.

PS. Chi vuole dica qua, oppure mi scriva in privato, sempre a raccontiaquattromani(chiocciola)gmail.com

intervistato da anfiosso

Succede che Anfiosso mi chieda un’intervista per il suo blog.
Io dico di sì, ho sempre detto di sì, le interviste in rete arrivano per posta elettronica e io, quando ne arriva una, rispondo immediatamente.
Pensavo anche stavolta ma stavolta non è successo.
Mi ha bloccato la prima domanda, l’ho riscritta una, due volte, poi mi sono detto, sto dicendo cose che non sono vere, così ho dovuto rifletterci, cercare di scavare un po’.
Ore fa, saranno state le 10 di giovedì, ho finalmente risposto alla prima domanda.
Le altre, poi, sono venute così, come sempre, senza pensare troppo.
Poi ci sarebbe da fare un discorso su Anfiosso ma io, ora come ora, non lo so fare.
Conosco il suo blog e un paio di persone che lo stimano.
E’ un genio ribelle, lui (io sono solo uno che cerca di raccontare storie).
Spero, un giorno, di intervistare io lui, ma dal vivo, a modo mio.
L’INTERVISTA di Anfiosso.
Buone cose a tutti.

i tempi della scrittura e una domanda

L’ultimo libro l’ho scritto in venti giorni. Di notte da mezzanotte alle cinque, con pause caffè, o qualcosa da mettere sotto i denti per star sveglio, e interruzioni dovute al cane che abbaia e al gatto che chiede i croccantini, e poi la domenica e il martedì mattina, che non lavoro.
La prima notte, iniziai che saranno state le 23 e finii dopo le 5, scrissi qualcosa come 50mila battute.
Poi sono cominciate le revisioni.
Bene, domenica ho impegato almeno otto ore per rivedere una ventina di righe.

Claudio Arzani ha scritto una recensione su La donna. Grazie Claudio.
Ho ricevuto un bel po’ di mail, dopo il booktrailer realizzato da Sandra Ladipazz. Molti chiedono del libro. Purtroppo o per fortuna le 5mila e passa copie sono state vendute, sembra.
Poi. Devo rispondere a un’intervista, domande che Anfiosso mi ha mandato per posta elettronica. Solitamente rispondo di getto, senza pensare, scrivo come se stessi parlando. L’ho fatto anche stavolta, ma non mi sono piacuto, mi sono bocciato insomma. Tra oggi e domani riprovo.
E comunque: Anfiosso ha intervistato me e io spero di ricambiare, un giorno. Perché sarebbe lui quello da intervistare, credetemi.

Una domanda, ora. Dovrei scriverci un post, prima, ma non ne ho né il tempo né la voglia.
Quante volte avete comperato un libro di un autore sconosciuto basandovi solo sulla copertina e sul titolo?
Io ci devo pensare.
E buona giornata

righe di rabbia

Ho nella mente pensieri e parole, tanti.
Sulla politica, sull’Italia.
Vorrei scrivere un post, forse il più lungo. Partendo da Berlusconi, e da questa repubblica delle veline.
Taglio corto, scrivo due righe, poi stacco il pc e torno tra ore.
E domando.
Dal dopo guerra a oggi quando mai abbiamo avuto come riferimento non dico un governo, dico un gruppo politico di una certa consistenza, parlamentare, che si sia battuto per:
– più sicurezza nei luoghi di lavoro (perché mentre l’Italia ride di ministre varie, la gente continua a morire nei cantieri)
– una giustizia più giusta (perché mentre si dibatte sulle intercettazioni telefoniche c’è sempre, anche, un’italia piccina e indifesa che sbatte il naso contro un sistema giuridico lento, e che si bada poco o punto dei poveracci)
– una lotta vera e seria, soprattutto culturale, a mafia e camorra e ‘ndrangheta (qui, gruppi di parlamentari attenti, per la verità, ce ne sono stati)
– un’attenzione – vera – all’aria che respiriamo e all’acqua che beviamo (e qui mi fermo e penso al vecchio Pci, nuclearista, e al nuovo Pdl, nuclearista)
– una lotta, serrata e vera, alla lottizzazione, che è il grande cancro italiano: dai vescovi ai parlamentari dei vecchi partiti della sinistra, si sono divisi l’Italia dagli anni Settanta, e oggi questa storia continua.
E questo si collega all’ultimo punto
– una sanità che sappia curare e soprattutto rispettare anche chi soffre e non ha soldi

mi fermo, perché son righe di rabbia, queste.
non ci fosse Berlusconi ci sarebbe comunque l’Italia.
sto cercando di ricordare un’Italia che mi sia piaciuta, ma trovo solo immagini di gente semplice o persone indignate.
o – peggio – rassegnate.

una soddisfazione, almeno

Un breve cenno, qui, sulla mia vicenda giudiziaria. In questo blog e nel primo (Appunti) ho sempre parlato poco del mio lavoro di giornalista di provincia.
Spesso, ho voglia di mollare, fare altro.
Lo raccontavo stamattina a un’amica, che lavora per una casa editrice.
E perché non lasci questa città?, mi ha chiesto.
Penso ai miei vecchi, hanno 82 anni, ci resterebbero male, abbiamo più o meno tutti quanti dei vincoli.
E il giornale, davvero potresti dare le dimissioni?
A volte le ho minacciate, e l’ho pure scritto.
E perché, poi, non lo hai fatto?
Perché i miei editori, fino a oggi, magari mi han fatto girare le scatole ma non si sono mai intromessi nelle scelte editoriali, e poi…
E poi?, mi ha domandato.

Le ho raccontato una cosa, io, a questa mia amica.
Due, tre giorni prima di Natale di tre anni fa. In redazione vengono i membri del consiglio di amministrazione, si fa così tutti gli anni. Vengono per il solito (e formale) brindisi.
Mentre si taglia il panettone e si dicono le solite cose che si dicono a Natale, una “mia” giornalista, una che parla con contagocce, si gira verso di me e mi dice, Ma tu ti sei reso conto del regalo che ti abbiamo fatto?
Io penso: sarò rincoglionito ma non ho ricevuto regali, e quindi taccio, e quindi le dico: Scusa, ma di che regalo parli?
E lei: sei direttore da un anno e mezzo e noi (il “noi” sta per sette giornalisti, una segretaria e tre grafiche) in quest’anno e mezzo non abbiamo mai fatto un giorno di malattia.
Son soddisfazioni, queste, che almeno un po’ ripagano dei bocconi amari.
Perché non è bello, oggi, fare il giornalista in Italia. Oddio, mica è colpa di Berlusconi: qui la stampa è stata sempre troppo servile. O almeno: questa era la mia impressione quando stavo dall’altro parte: quella del lettore.

Alò Barone

Volli farmi un regalo, quando mi laureai. Un cane.
Mai regalo è stato così azzeccato.
Lo presi a Cortona nell’agosto del 1991. Sopra la mia testa, quando scrivo, c’è l’immagine sua, un segugio impuro di un mese, tra le braccia di mia figlia, Sonia, che allora aveva undici anni.
Non era di razza ma era come se lo fosse: sua madre Lula attaccava i cinghiali, senza timore.

Così, per anni, tra le nebbie di Vercelli, io e questo cane, ribelle e testone, ci siam fatti chilometri. Soprattutto al fiume Sesia. Lui annusava, sembrava un cane da tartufo, oppure nuotava, correva avanti e indietro e io, che avevo sempre da fare, ovvio, cose di giornale, tornei di bowling, poi lettura e scrittura, gli dicevo sempre (in cortonese) Alò Barone.
Andiamo Barone, insomma, che ho cose da fare, io, importanti.
Lui, testardo, se era al guinzaglio, tirava nella direzione opposta alla direzione di casa, se invece eravamo al fiume ed era libero mi abbaiava, come a dire, col cavolo che vengo.
Vado ancora al fiume e, nonostante i miei sforzi, non riesco, mentre ascolto il rumore dell’acqua che passa, a ricordare le cose importanti che avevo da fare. Risento la mia voce, però, Alò Barone.

tutti chiusi in tante celle

Dal momento che non ho un dio, né una fede, né troppe certezze, tutt’altro, da un certo giorno della mia vita ho trovato nel pensiero della morte il pensiero guida. La più grande fregatura della nostra esistenza è il tempo che va.
Sono cresciuto a pane e olio del mio paese (Cortona) e canzoni di De André, ma, in assoluto, la canzone che preferisco è di Francesco Guccini: La canzone della bambina portoghese.
Ci sono due passaggi, che sento come miei.
Quello sul tempo

Ti accorgerai
che una sera o una stagione
son come lampi
luci accese e dopo spente

quello sulle certezze degli uomini

Tutti chiusi in tante celle
fanno a chi parla più forte
per non dir che stelle e morte
fan paura

Se non avessi vissuto, ogni minuto, sempre, col pensiero del tempo che va sarei qualcosa che non vorrei essere, anche se, certo, la mia vita sarebbe meno incasinata.
Ho un unico grande dispiacere: di aver fatto piangere qualcuno, a volte.
Ho da fare per un paio di giorni, ora. Incombe questa cosa qua.
Ho cose da raccontare, presto. Spero novità: sul mio primo libro-fantasma, Il quaderno delle voci rubate (dove il tempo che va e le certezze urlate ma che poi si sgretolano come argilla ci sono, certo).
E buone cose a tutti