voci rubate al bar

Due giorni fa. Per andare al giornale faccio il percorso breve, sette minuti a passo sostenuto, dieci se vado a rilento, più le tre pause: caffè, sigari e sigarette, pezzo di pizza per il pranzo.
Entro nel bar.
E’ nuovo. Lo ha rilevato una ragazza siciliana, viene da Torino. Si dà un gran da fare, è gentile. Parla con i clienti ma – grande dote – solo quando capisce che sono loro che han bisogno di parlare, altrimenti saluta, e basta.
Mi fa il caffè, lo bevo, do un’occhiata al giornale concorrente (La Stampa) ma non posso fare a meno di sentire quello che la giovane proprietaria sta raccontando a una donna, al banco.
Siamo in quattro, in tutto. Proprietaria, donna che ascolta, io, un ragazzo (forse il ragazzo della proprietaria, lo vedo spesso lì) al tavolo che legge Tuttosport.
Alla donna, la proprietaria sta raccontando di un gatto, Stanotte mi ha morsicato, dice.
Storie di gatti, io del mio preferisco non dire, che fa sempre casini.
Ma mentre pago, e mentre pago la giovane proprietaria prende l’euro, mi dà il resto, batte lo scontrino, ma con gli occhi incollati sulla donna che la sta ascoltando…
Quella donna voleva che io lo tenessi, e io, non lo voglio questo gatto, ma lei sempre ad insistere, poi un giorno la incontro e mi dice che lo ha portato al canile, così io penso, Bella stronza, ma due giorni dopo quando ho visto sul giornale che si era suicidata mi sono pentita e ho fatto di tutto per prenderlo.

PS Quando lavoravo in fabbrica imparai le canzoni di Ivan Della Mea, come O cara moglie.
Ci ricorderemo di lui, insomma, a lungo.