Alò Barone

Volli farmi un regalo, quando mi laureai. Un cane.
Mai regalo è stato così azzeccato.
Lo presi a Cortona nell’agosto del 1991. Sopra la mia testa, quando scrivo, c’è l’immagine sua, un segugio impuro di un mese, tra le braccia di mia figlia, Sonia, che allora aveva undici anni.
Non era di razza ma era come se lo fosse: sua madre Lula attaccava i cinghiali, senza timore.

Così, per anni, tra le nebbie di Vercelli, io e questo cane, ribelle e testone, ci siam fatti chilometri. Soprattutto al fiume Sesia. Lui annusava, sembrava un cane da tartufo, oppure nuotava, correva avanti e indietro e io, che avevo sempre da fare, ovvio, cose di giornale, tornei di bowling, poi lettura e scrittura, gli dicevo sempre (in cortonese) Alò Barone.
Andiamo Barone, insomma, che ho cose da fare, io, importanti.
Lui, testardo, se era al guinzaglio, tirava nella direzione opposta alla direzione di casa, se invece eravamo al fiume ed era libero mi abbaiava, come a dire, col cavolo che vengo.
Vado ancora al fiume e, nonostante i miei sforzi, non riesco, mentre ascolto il rumore dell’acqua che passa, a ricordare le cose importanti che avevo da fare. Risento la mia voce, però, Alò Barone.

7 pensieri riguardo “Alò Barone”

  1. di una specie di muta che avevo messo insieme raccogliendo randagi, mi rimane Pippone, meticcio – o fantasia come dicono i miei veterinari – molto vicino però ai suoi antenati lupi. E lupo dentro.
    Si porta dietro da sempre una zampa rigida, grossa e pesante come una mazza: piagata, dolorante.
    Anche lui è un po’ un cane di fiume: l’abbiamo trovato in un sacchetto dell’immondizia, gettato in un canale. Un cane ‘di razza’ a passeggio l’ha fiutato e salvato. Ma lui rimane proletario e incazzato.
    Sciancato, pieno di dolori, con i denti affilati – causa trasporto pietre – e due occhi parlanti iniettati di sangue…vatti a pesca perché.
    E’ innamorato di mia madre, l’unica che lo può curare – e ne ha tanto bisogno – e della tagliaerba: se la sposti, si cimenta in rumorosi concerti amorosi. Mistero del Pipponazzo.
    Cervello complesso il suo, vivacissimo; carattere difficile, ma la sofferenza fisica l’ha molto influenzato.
    Quando se ne andrà (spero il più tardi possibile), gli auguro di poter correre a perdifiato, come non ha mai potuto fare. Gli auguro anche di poter azzannare il sedere del postino celeste, senza che qualcuno si metta a calcolare il suo indice di pericolosità…

    E insomma, a leggerti mi fai venire in mente Thomas Mann…con quel suo cane dal nome che è tutto un programma…Bauschan?

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