righe di rabbia

Ho nella mente pensieri e parole, tanti.
Sulla politica, sull’Italia.
Vorrei scrivere un post, forse il più lungo. Partendo da Berlusconi, e da questa repubblica delle veline.
Taglio corto, scrivo due righe, poi stacco il pc e torno tra ore.
E domando.
Dal dopo guerra a oggi quando mai abbiamo avuto come riferimento non dico un governo, dico un gruppo politico di una certa consistenza, parlamentare, che si sia battuto per:
– più sicurezza nei luoghi di lavoro (perché mentre l’Italia ride di ministre varie, la gente continua a morire nei cantieri)
– una giustizia più giusta (perché mentre si dibatte sulle intercettazioni telefoniche c’è sempre, anche, un’italia piccina e indifesa che sbatte il naso contro un sistema giuridico lento, e che si bada poco o punto dei poveracci)
– una lotta vera e seria, soprattutto culturale, a mafia e camorra e ‘ndrangheta (qui, gruppi di parlamentari attenti, per la verità, ce ne sono stati)
– un’attenzione – vera – all’aria che respiriamo e all’acqua che beviamo (e qui mi fermo e penso al vecchio Pci, nuclearista, e al nuovo Pdl, nuclearista)
– una lotta, serrata e vera, alla lottizzazione, che è il grande cancro italiano: dai vescovi ai parlamentari dei vecchi partiti della sinistra, si sono divisi l’Italia dagli anni Settanta, e oggi questa storia continua.
E questo si collega all’ultimo punto
– una sanità che sappia curare e soprattutto rispettare anche chi soffre e non ha soldi

mi fermo, perché son righe di rabbia, queste.
non ci fosse Berlusconi ci sarebbe comunque l’Italia.
sto cercando di ricordare un’Italia che mi sia piaciuta, ma trovo solo immagini di gente semplice o persone indignate.
o – peggio – rassegnate.