Aquattromani: 2

UFFICIO RECLAMI

Spesso, per una mia patologia maniacale, vengo qui: davanti all’ufficio reclami, e trovo un’informe e mostruosa montagna che straborda dal bianchiccio stanzone.
Ci sono talmente tanti ricorsi da far paura, per una loro proprietà associativa si sono accartocciati e pressati insieme in una stella di neutroni: materia densissima, pesante, che nereggia e puzza. Mi capita qui, talvolta, di osservare un fenomeno singolare cioè, quando può, il neutrone che fa da scorza al reclamo come la stagnola del Bacio Perugina esplode.
Ne scoppia uno adesso, ma è una nocciolina, fa solo “pling”:
All’ufficio di Piazzale Accursio non mi avete voluto fare la carta di identità nell’agosto dell’85 perché la mia foto tessera non era a capo scoperto. Nella foto avevo gli occhiali da sole in testa, come un cerchietto, mi si vedeva la faccia o no? Non era un cappello o un burka, erano occhiali. Ho dovuto rifare le foto, per una spesa di lire 2000.

La porta dell’ufficio reclami dovrebbe esserci ma praticamente è chiusa, o meglio non si vede nemmeno più. Ne emerge solo l’angolo superiore destro.
Una volta, nel 2001, ho fatto, cioè ho sporto, qui un reclamo.
Allora si vedeva ancora quell’uscio: sembrava che trapelasse un filo di luce da una fessura. Poi si spense tutto. Però all’inizio del corridoio c’è ancora un orario di ufficio ma l’ufficio è impraticabile, il numero verde è occupato, e permane solo un segnale rosso che debolmente sfrigola, trictracca.
La stella di neutroni non è sempre uguale.
Due mesi fa ha preso la forma di un aleph, alla Borges, schiaccia reclami di tutti i tempi. Quando ne scoppia uno io sto attento: guarda qui, questo è di Tomasi di Lampedusa… Questo è di un morto ammazzato sull’impalcatura, quello è di mio zio che lo hanno licenziato a cinquantadue anni. Un altro crepitante di una donna calabrese a cui i magistrati dettero ragione ma non protezione e le decapitarono il marito. Quello ridicolo di uno scrittore ingenuo che afferma che gli editori non leggono i manoscritti inviati loro. Poi ho sentito anche lo scoppiettio di una triste cosa così:
Egregio direttore
Perché a me che sono invalido civile vero non mi date l’accompagnamento mentre lo assegnate a un cieco finto che guida la macchina e magari è amico di chi so io e anche suo?

Ho visto che si sviluppava pian piano una bolla che poi si è sparsa in minuscoli lapilli sanguinanti e mormorava così:
Stim. dott. Giudice
Mio fratello e mio cugino sono morti bruciati in fonderia. A noi è rimasta un po’ di cenere. Perché gli ispettori, gli ingegneri dell’ASL non controllavano mai i forni e loro tutti i giorni tornavano a casa mezzo asfissiati?

Ho chiesto quattordici mesi fa all’ultimo sparuto usciere presente nel corridoio chi dirigesse quest’ufficio. Lui indicando con un dito lo scrostato soffitto mi ha sussurrato con sussiego: “Sua Eccellenza il Superiore”.
Ormai è circa un anno che arrivo qui ogni lunedì mattina, e sono sempre solo. Dietro la porta sento rumori sordi, sfrigolii.
Allora c’è qualcuno dentro, oppure qualcosa…

Mi siedo su una panca polverosa nel corridoio e spio i movimenti sottili della stella e i suoi inquietanti scoppiettii. Oggi vincendo lo schifo per la massa, tuttavia affascinato dalla stessa, e rischiando qualche scheggia neutronica mi sono avvicinato come mai a quel che rimane della “porta” e l’ho temerariamente toccata. Ho avuto una sorpresa terribile e illuminante: ho constatato de visu che quella sagoma era dipinta in finto legno mogano.
Ho ancora osato. Ho accostato l’orecchio a quella forma residua e frammezzo a un fastidioso zzzzzzz continuo ho udito una sorta di voce rara che scandiva:
Qui c’è un nano-dispositivo ad autonomia illimitata. Voi state fuori e vi lamentate, ma lui opera, lui addensa, sincro-ammortizza più veloce della luce. Tutto intorno c’è il vuoto siderale e armonico del Disporre. Un algoritmo algido e perfetto. Così adeguato che è in grado di auto-lamentarsi e auto-disattivare il reclamo stesso. Voi che state fuori, tutto questo non lo saprete mai. Vedrete per sempre la massa informe di reclami che ogni due minuti lui sputa fuori, mista a collante ultraneutronico …
Ho sentito ancora che vivevo nel più bel Paese del mondo, una patria piena di bellezze, di opere d’Arte, ove ogni cosa va al suo posto se uno è ottimista, ha fede, è operoso, e collabora coi superiori, ove sono inutili i reclami perché espressi solo da gente disfattista: per questo le lamentele vengono ormai trasformate in materia ecocompatibile.
Ho capito in un amen di aver avuto l’immensa fortuna di percepire un’eco della parola del “Superiore” e che la mia costanza, che prima pareva assurda cocciutaggine, è stata premiata.
Ciò mi è stato ancora più manifesto quando all’uscita dell’Edificio ho incontrato un distintissimo uomo in doppio petto blu, il Sovrintendente in persona, che senza dir parola mi ha sorriso, battuto una mano su una spalla e appuntato sul bavero una grande coccarda azzurra: un magnifico premio.