state buoni se potete

scusate, ma non ho tempo per rispondere a tutte le mail, postare, commentare i racconti.
ho visto il blog stamattina, al risveglio, con caffè e prima sigaretta e prima telefonata della giornata, vedo ora, tornerò stanotte tardi, a postare un nuovo racconto (ce ne sono cinque, sei, in attesa).
gli autori del raccontoaquattromani numero 15 chiedono la cancellazione dello stesso, si sentono offesi da un commento.
elys ha esagerato scrivendo quanto segue?

Bah a questo racconto si lascia passare tutto mentre ad altri non è stato concesso niente, nonostante fossero ottime storie. Giudizi così incoerenti destano sospetti…chissà quanti conoscono gli autori dei singoli racconti! Questa è proprio l’Italia (la parte più triste). Lo so sono polemica ma certe cose mi mandano in bestia e sono stufa di essere diplomatica. Di fronte a certe cose meglio dirla tutta la verità. Caspita! Neanche in un gioco ci si può divertire sul serio

allora, io conosco (persona che ho visto, con cui mi sento e una volta l’ho pure vista) un-una autore del racconto numero 15; so che è una persona non corretta, ma estremamente corretta.
penso anche che i commenti (son scritti, ma a volte si scrive di fretta) sono, a volte, pensieri cattivi che possono fare male.
state buoni se potete, cantava branduardi.
ché le grane della vita sono altre.

oggi (non è una grana della vita, questa; può diventare un chiodo fisso che ti toglie il sonno, questo sì) oggi dicevo mi telefona una ragazza.
mi dice: Ho scritto un libro.
Ah, rispondo.
poi, non sapendo cosa dire, aggiungo: E ora?
e lei: Dovresti darmi qualche dritta, dei consigli, vorrei farlo pubblicare.
Io. Mah, posso darti qualche indicazione di case editrici.
E lei: Nient’altro?
E io: Guarda che siamo messi allo stesso moodo.
E lei: In che senso?
Che anche io ho scritto un libro.
E lei: Ah.
Poi aggiungo: Ma adesso viene il bello.
E lei: Cioè?
E io: Ti spiego, quando uno invia un manoscritto a una casa editrice, chi, di questa casa edtrice, legge la mail o scarta il plico dice: Un altro, ebbasta.
(Che poi io sia un po’ più favorito perché ho già pubblicato è vero; ma dal momento che non sono autore di best seller, anche io son di qulli che intasano).

buona serata

aquattromani: 16

http://www.solitudiniaffollate.com

Rita Rospo torna a casa dall’ufficio e s’infelpa, raggruppa i capelli sparnegati con la pinza e accende il pc in sala riassumendosi sulla poltroncina. Sua mamma mette sul gas una puzza che mangeranno in una cena televisiva trista e muta. Rita Rospo ha un’età indefinibile, un culo grande come la sua tristezza, una scorta di merendine da rifugio antiatomico e si sente un cesso incrostato, un cesso d’autogrill prima delle pulizie, per la precisione. Ha deciso di chiamarsi Stellinaluminosa e aprire un blog: tutto rosa camper di Barbie. Stasera la sua casella è desertica. C’è solo un messaggio di barzellette.it del solito Avvocato. Lui la crede bella e disperata e ha la malsana idea che mandarle cose copincollate serva a farla sentir meglio. Purtroppo, no.

Studio legale del centro. L’Avvocato Zizza ha appena sgarbato con la sua vocina stridula la zelante segretaria. Lei sta pensando che il suo capo è brutto, con una pancia flaccida, pelato e pure tirchio ma gli dice a denti stretti certavvocatozzzizza, sbatte le ciglia e gira i tacchi sottili, incazzata nera. Lui si chiude irritato nella sua stanza, rialza la finestra del laptop e schiaccia invio col dito grassoccio. Ha appena pubblicato sul suo blog dei versi palpitanti segretamente scritti per lei, Stellinaluminosa, la Donna che magari un giorno riuscirà ad incontrare. Trilla il cellulare: è la moglie che gli blatera corrosiva una requisitoria infinita. Ci mancava pure la secchina isterica, rimpicciolita dall’età che avanza. Sospira guardando il blog di Stellinaluminosa (amore mio). Oh, c’è un commento di ieri notte: è Mammastanca.

Mammastanca cinguetta sul blog dell’Avvocato Zizza, perché spera di fare colpo, è separata, sta perdendo il lavoro ed ha due bambini piccoli da mantenere. Cerca insomma una storia per sistemarsi e usa il blog per cuccare, visto che non può uscire la sera. L’Avvocato è uno che potrebbe tranquillamente permettersi un’amante di categoria Povera Donna Indifesa e Maltrattata (io ti salverò). E’ disperata e cinica e non crede più nell’amore, ha superato la soglia dei 40.Ha tanto sonno, è tardi, ma accende per inerzia il suo scassato computer. Apre la posta e trova un messaggio di Pino, uno che le sta dietro da mesi ed è buonissimo ma palloso. Sospetta fortemente che sia anche povero, non gli risponderà. L’hanno usata tutti, adesso è l’ora della rivalsa: tocca a lei.

Pino Poverino ha perso sua moglie tre anni fa, era sfatta e maleodorante e non la amava da decenni, ma la solitudine è ancora peggio che averla nel letto, la solitudine è una lama arrugginita e lui non ha fatto l’antitetanica. Vive di pensione, con un cagnolino qualsiasi, molti libri, tanti rimpianti e in totale solitudine perché è piuttosto timido e introverso. Ha un blog dove riversa fiumi di parole e conta circa quattrocento amici virtuali che non ha mai conosciuto. Non ci spera, manda lettere d’amore perché adora la gentilezza. Se Pino Poverino morisse qualcuno commenterebbe: ci sei? Poi pian piano le visite al blog finirebbero. Poi niente.

Uno dei quattrocento amici di Pino Poverino è Alterego Spurghi, una blogstar. E’ un ragazzotto sulla trentina, laureato, precario prima e disoccupato adesso. E’ depresso e non riesce a trovare lo slancio per trovare lavoro, sta tutto il giorno in internet dove ha aperto un blog di controinformazione giornalistica para professionale. Scrive bene e si sente un fallito perché sa di scrivere bene. Sul web appare come un uomo dai mille impegni, si vergogna a dover ammettere che il massimo sforzo che fa è andare al discount a fare scorta di bottiglie. Beve molto, Alterego. Accende il suo pc per non pensare che anche oggi non ha combinato niente e il suo talento si sta sciogliendo come ghiaccio nel suo gin scadente, ma sfoggia un avatar del Che e fomenta la rivoluzione sempiterna, paladino di tutti gli oppressi.

Lo scrittore PierMaria Ciccioli, invece, è un uomo di successo. Ha una vita intensa, anche se inquieta. Non scrive più perché ha perso da un sacco di tempo la vena creativa, ma ha trovato la soluzione. Copia dai blog e spaccia per sua la roba scritta da sfigati qualsiasi. Eccolo che entra nel suo studio: i tetti del centro storico lo distraggono, un ronzio d’aria condizionata precede il clic dell’accensione. Il notebook illumina d’azzurro il suo viso intriso di cultura e saggezza. Infila un cd e ascolta intenerito la vecchia melodia che gli ricorda la gioventù, gli anni difficili, gli inizi. Con fare sicuro copincolla la poesia dell’Avvocato, l’ultimo post di Pino, il commento di Mammastanca e la recensione di un romanzo che Alterego ha appena inserito nel suo blog. Li ammucchia in un documento word, fa un veloce editing e spedisce alla rivista prestigiosa, dove redige una celebre rubrica settimanale dal titolo “la solitudine dello scrittore”. Non guarda la posta, ha spento i suoi cellulari, si è raccomandato con la segretaria di non ricevere nessuno: non ha tempo per gli scocciatori. Oggi lavora.