Precisazioni (e spedizione manoscritto)

Allora, si prosegue. Termine ultimo per l’invio di un racconto è il 2 di agosto.
Data, questa, che mi consente di postare, poi, con tranqullità i racconti entro il 4 agosto.
Appena avrò la composizione certa della giuria pubblicherò i nomi.
Si tratta di persone che godono della mia stima; persone a cui io darei (e a due di loro “ho dato”) un mio manoscritto da leggere.
Ogni componente della giuria darà (senza consultarsi con me o con gli altri)
6 voti a quello che riterrà il miglior racconto
5 al seondo
4 al terzo
3 al quarto
2 al quinto
1 al sesto.
Ma voteranno – se lo vorranno – anche i singoli partecipanti, dando però un solo voto a quello che riterranno il racconto migliore.
Poi verranno sommati i punteggi, poi pubblicherò i nomi degli autori, poi faremo l’ebook finale dove il miglior racconto sarà impaginato per primmo, il secondo per ultimo, il terzo per secondo, il quarto sarà il penultimo, il quinto e il sesto saranno inseriti a metà.
In funzione dell’ebook.
Dovete rimandarmi TUTTI le vostre biografie, altrimento inserisco solo nome e cognome.
Alle biografie vorrei dare una certa uniformità.
Nome (oppure nick del blog). Età facoltativa, luogo di residenza facoltativo. Indicazioni su ciò che attiene la vostra eventuale attività, di blogger o di scrittori, o entrambe.
Tre righe tre, bastano. Anche due. Quattro son troppe.
Torno a ripetere: è solo un gioco. Serio, ma gioco è. C’è chi ha scritto qualcosa di buono, c’è chi ha sudato, perché magari non conosceva il socio, perché magari ha avuto difficoltà di vario genere. Il fatto di sapere che, spesso, ci fossero state delle difficoltà mi fa dire che, a volte, certi giudizi sono stati eccessivi.
Buon sabato

Poi.
Dopo sei anni, stamattina ho spedito un mio manoscritto una casa editrice, piccola ma molto prestigiosa. Dopo “Dicono di Clelia”, avevo spedito, sempre in formato elettronico, “Lo scommettitore”, “La donna che parlava con i morti”, “Bastardo posto”. Anche di quest’ultimo libro, che ho intitolato “Di bestemmie e folli amori” ho fatto un paio di invii per posta elettronica.
Rispedire un manoscritto dopo averlo stampato mi ha fatto pensare che sono di nuovo al punto di partenza. E non mi spiace, anzi.
Spero di arrivare a ottant’anni e scrivere ancora. Aspettando.

PS Variazione. Termine ultimo per l’invio dei racconti è giovedì 30 luglio alle ore 21.
Poi vedremo il da farsi.

aquattromani: 19

SALUTI DA RIMINI

La strada è un filo che porta a Daniela. Un filo matto che scorre da una spola capricciosa all’orizzonte, rapido e poi lento, teso in rettilineo e ritorto in curve, deviazioni, ponti; ricolorato da ritmi di ombra e luce e nuvole e sottopassaggi. Oggi Beppe è una molecola rossa nei flussi sanguigni delle strade d’Italia. Non – smettere – oraaaa e poi ripete la chitarra con la bocca na na naaaaa, ancora una sigaretta. Mischia come un chimico esperto l’odore di nuovo dell’auto al fumo sbuffato. Si guida a dirotto, per andare a Pescara. Strisce d’arancio le lascia la pioggia battuta dal sole – ideale resistenza auto nuova provo ben gommata la frenata. Pescaraaaa… Beppe è consapevole di ogni momento di contatto fra i dadi del battistrada e l’asfalto, e distingue quei suoni leggeri dal ritmo del motore. Un po’ più veloce. Trecento metri con la marcia calata, il motore che canta più forte, passare i due tir. Ha detto vederci stasera per cena, e ancora vedo la costa. Pelle sedili pelle le sedici valvole e la pellicina trasparente dal video del navigatore. Che matto. La Clio rossa. Dài sbrigati vieni presto. Matto è chiedere i soldi ad Andrea, così almeno la cena l’abbiamo. Matto è passare così la macchina lunga d’argento, farsi suonare dietro. Saperlo fare, ecco, solo saperlo fare.

Mi hanno telefonato. Il filo da loro a me in fibra ottica, veloce, definitivo. “Onda Verde” segnala 12 Km di coda dovuta a quella parola. Quella parola che risuona dura nel mio sterno e non tace.
Avevo prenotato a Fermo, c’era anche il mercatino dell’Antiquariato. Sbaglio i tempi: il mercatino c’è, è lui che è passato. È passato. Come passano i tir.
Agosto freddo che spezza l’Italia in due, quella di sopra e di prima e quella ferma qui, per sempre. Io non so se lo odiavo come odio il rosso delle macchine, o come quello del sangue. Gli avevo detto gli avevo detto tutto, no non gli avevo detto niente. «Mi sento diversa, non so se voglio vederti». Il mare è così calmo che sembra d’asfalto. Alla radio c’è una canzone di Rino Gaetano che dice «cogli la mia rosa di niente».

La strada è un filo che adesso si allarga si allaga e rallenta. Frecce doppie. Paletta rossa. Nel mare d’asfalto, esplosa, la macchina rossa. Donna alta col prendisole le ciabatte rattrappita su un cellulare guarda per terra seria. Molecole in moto. Paletta verde, rosso l’accendisigari di notte. Fuma, Beppe, e mormora na na naaa e pensa saltata la cena – ed ecco già via il rosso strappato la Clio scialacquata all’asfalto – mi sa che ora taglio per Fermo.

Daniela non parla con i morti, ma è lì che guarda Beppe. Lì davanti a lei, senza quella maledetta sigaretta. E anche se fosse vivo, che cosa gli avrebbe detto? Che conoscerlo la sera prima a Rimini era stato come un risveglio, che già il mattino dopo era scappata a casa dandosi dell’irresponsabile, che non si deve fare così, senza pensare se non a correre…
Beppe la guarda, ma attraverso i suoi occhi Daniela tace.

Non è male il ristorante macrobiotico, una volta ogni tanto. Daniela fissa Beppe fumare e ogni intenzione svanisce. Fa fresco a Fermo. Attraverso lo specchio alla parete si annoda un’altra storia fatta di ombre, come in un incubo di morte. Nel locale, in sottofondo c’è una melodia orientale, completamente stonata. Ma i due sono già fuori, sulla terrazza, ad aspettare le stelle cadenti.