cani, cose strane, coincidenze

Mi succede una cosa strana, a me: con i cani.
No un attimo, con alcuni cani, che alla fin fine devono essere tre o quattro.
Allora, si tratta di cani che sono al guinzaglio.
Io li guardo, e loro, dopo aver ricambiato il mio sguardo, cominciano a tirare il proprio guanzaglio e il proprio padrone verso di me, scondinzolando, però.
Si comportano con me come fanno i cani quando rivedono una persona a cui vogliono bene, dopo tanto tempo.
Le reazioni dei padroni dei cani sono sempre state simili.
Solitamente dicono: Non ha mai fatto così…
Mi son sempre chiesto: Succede solo a me?
(Mi son sempre dimenticato di chiedere a un veterinario).

Allora, due giorni fa.
Cammino. E mentre sto camminando improvvisamente, e va a sapere perché, mi viene in mente questa cosa qui, un po’ rimossa e un po’ dimenticata, e mentre ripenso a questo cosa qui – guarda un po’ le coincidenze – succede questo, succede: che un cagnetto formato gatto comincia a piangere e guaire e tirare il guinzaglio verso di me.
Pazzesco, non ha mai fatto così, mi dice la sua padrona.
I cani insomma hanno un debole con me.
No, rettifico, alcuni cani.
No, altra rettifica: solo tre, forse quattro. Se ricapita vi aggiorno.
No, ultimissima rettifica, mica succede sempre così.
Nel 1984 dovevo evitare di fare una certa via: se la percorrevo, da un portone sbucava un cane che, piccolo bastardo, mi mordeva le caviglie e poi scappava. Bastardo e vigliacco.

l’altra guancia: sabota il sistema

Sono agnostico. Per me l’esistenza o meno di Dio è qualcosa di cui io non posso sapere. M’hanno insegnato che c’è e tutto può, quando ero piccolo (e a un bambino puoi dire di tutto, e lui ci crede), m’han detto poi, crescendo, che è stato l’uomo a inventarlo. Voci: che si annullano.
Sono agnostico, e da agnostico provo repulsione per la chiesa che riceve i potenti della terra, che spesso son malfattori, ma provo ammirazione per certe voci, da don Milani a don Luisito Bianchi. Di quel che segue ringrazio Pia, che l’ha scovato non so dove su internet.
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Noi Cristiani non siamo chiamati a sottostare al sistema imperiale della forza, della prepotenza, dell’egoismo e dell’ingiustizia. Noi Cristiani siamo chiamati ad altro. E la Parola ce lo ricorda.

“Porgi l’altra guancia” non significa “assumi un atteggiamento passivo e di sottomissione”, non significa “lasciati offendere”, “lasciati colpire ancora”, come erroneamente si crede.

“Porgi l’altra guancia” significa “sabota il sistema”, “fai in modo di interrompere il sistema, di costringerlo a ripiegare”.

Oggigiorno siamo chiamati, come cristiani, a fare questo: fermare il sistema dell’Impero! E non con la violenza che incattivisce ancora di più gli animi, ma attraverso quei tanti piccoli accorgimenti che possiamo adottare nella nostra vita quotidiana, che hanno in sé la forza di sabotare gli Imperi moderni.

Uno schiavo, ai tempi di Gesù, veniva colpito in volto dal suo padrone con il dorso della mano, perché quest’ultimo non avesse a sporcarsi le mani. La guancia colpita era dunque la guancia destra, tranne nel caso in cui il padrone non fosse stato mancino. “Porgere l’altra guancia”, cioè la sinistra, a quel tempo significava costringere il padrone a colpire con il palmo della mano e, quindi, a “sporcarsi” le mani, cosa che un padrone non avrebbe mai fatto. Quindi il voltare il viso dall’altra parte per porgere la guancia opposta era un modo per impedire al padrone di colpire ancora, era un modo per interrompere il sistema, per costringere il potente a fermarsi.

Don Luisito Bianchi

una vita semplice e una morte terribile

Nelle prime pagine di Pastorale americana, Philip Roth (le parti in corsivo, da ora, sono di Roth) rispolvera Tolstoj e il suo Ivan Il’ic, che, sul letto di morte in preda a un’angoscia e a un terrore incessante, pensa: Forse non sono vissuto come avrei dovuto.
Eppure, ricorda(no) Roth e Tolstoj, Inav Il’ic aveva tutto: posizione, 3000 rubli l’anno, una bella casa, gli amici ben piazzati ai vertici della società.
Perché, dunque, la dipartita è così dura, angosciosa?
Perché la sua vita
era stata molto semplice e molto comune, perciò terribile.

appunti trovati su gmail

avevo circa 3600 messaggi su gmail tra ricevuti e inviati.
li ho rivisti tutti, salvando i duecento circa che mi interessavano, eliminati gli altri.
mi restavano (chi ha gmail) lo sa bene, le bozze, circa 150.
allora, ho trovato un paio di racconti (dimenticati), l’inizio di un romanzo, alcuni articoli di beniamino placido che ho preso dall’archivio de la repubblica e appunti sparsi, di cui non ricordo una cippa (sono a metà, adesso).

ecco un appunto scritto non so quando né perché; posso ipotizzare per una presentazione di qualche anno fa.
comunque: da gmail

la svolta è stata salgari. mi dissi: o divento un pirata della malesia oppure scrivo cose sui pirati. poi le poesie, un amore per le filastrocche dei miei 17 anni,
se il vento fosse nero io l’amerei lo stesso
se invece fosse rosso l’ammirerei per ore
se il vento fosse piccolo me lo porterei appresso
e se fosse una donna io ci fare l’amore

poi la fabrica e l’università che mollai, a 20 anni… l’impatto con la fabbrica è duro, e che ripresi poi…
una volta partecipai a un concorso, credo organizzato dal Grinzane, avevo una trentina d’anni e scrissi il mio primo racconto (una schifezza)
bene, su 500 partecipanti io ero tra i venti premi di consolazione ma non ero, cazzo, tra i primi dieci o dodici, fanculo.
mi arrabbiai, volevo arrivare primo.
e mi fermai, no, non mi fermai: scrivevo e distruggevo, scrivevo e distruggevo,
scrivevo ma… non sapevo bene cosa.
era su cosa scrivere che mi impallavo, di notte, ascoltanto la radio, mangiando patatine, di cui la mia gatta Lilli era golosissima, fumando Marlboro, oppure toscani.
si possono scrvere due cose: o quelle vere, o quelle di fantasia.

un giorno imparai che si potevano fondere i due aspetti.
non lavoravo più in fabbrica ma lavoravo in un albergo, portiere di notte.
e dovevo laurearmi, quindi prendevo il treno tutte le mattine.
leggo beniamino placido, come sempre.
giorni dopo mi metto a scrivere e chiedo a me stesso di raccontarmi una storia.
ecco, io so che a furia di scrivere, di pensare e di leggere un giorno successe questo: che imparai a usare le cose vere come punto di partenza per poi gettarle via, trasformarle.
ma non le cose che mi passavano per la testa in cucina.
le cose che vedevo quando andavo alla finestra: vedevo ombre, sentivo voci, oppure sentivo russare, o un’ambulanza, o, cosa rara, sotto casa mia, negli anni Novanta vivevo in una strada né centrale né periferica ma comunque poco frequentata, passava una coppia….
il primo vero esercizio era descriverli: poi la storia veniva da sola…

PS Ho lasciato “l’appunto” così come l’ho trovato, ma sarebbe stato da risistemare, che ci sono delle imprecisioni cronologiche (evidentemente quando scrissi, scrissi di getto, e in tempi diversi).
quando partecipai al concorso, per esempio, facevo già il giornalista.
nella seconda parte c’è scritto: poi lasciai la fabbrica.
la fabbrica, evidentemente, l’avevo già lasciata.
son pensieri in disordine, diciamo, ma così ho voluto lasciarli.

editoria, stessa storia da sempre, o quasi

Guardate che comunque già nel lontano-vicino-dipende 1980 qualcuno diceva “non ci son più gli scrittori di una volta” e “certo che le gente oggi è proprio ignorante”  e che “i giovani oggi, lasciamo perdere lasciamo” e a ben vedere che non ci son più gli scrittori di una volta lo diceva anche Pietro Pancrazi nel dopo guerra, critico letterario cortonese, amico di Croce, grande estimatore di Collodi e del Giusti e firma del Corriere della Sera.
La smania dello scriver tanto e del voler pubblicare, poi, è vecchia, se ne lamentava Bianciardi, se ne accorse poi Tondelli.
Oggi, certo, c’è la rete, ci sono i blog.
Che hanno sepolto i racconti pubblicati su carta: la rete pullula, infatti, di bei racconti.
E’ sul respiro più ampio, sul romanzo, che tanti blogger inciampano, che i blog o sono un po’ diari, o un po’ contenitori di racconti o, anche, di commenti simil giornalistici (a volte meglio, a volte no).
Se poi sia vero o meno che l’editoria si sia imputtanita io non lo so.
Ho fatto la tesi su uno scapigliato vercellese. Achille Giovanni Cagna.
Un suo libro, Alpinisti Ciabattoni (ristampato, mi pare da Mondadori) piaceva a Gobetti, al Contini e, a quanto pare, anche a Gadda, ma vendette poco o niente.
Un altro libro di Cagna, rosa e stupidino, La rivincita dell’amore, vendette, ed eran tempi di analfabetismo galoppante, 50mila copie, ergo: la letteratura rosa o stupida ha sempre venduto tanto.
Certo che sì, oggi l’editoria sforna 170 libri al giorno (con la crisi mi sa che siam scesi) ma ai tempi di Cagna, quando di libri comunque ne uscivano (dieci, venti, sette?), quanto erano quelli che erano in grado di scrivere?
Credo insomma che il rapporto tra possibili scrittori e scrittori sia invariato (ripeto, Bianciardi diceva che tutti volevano pubblicare nel 1956).
C’è, comunque, l’anomalia italiana, forse c’è sempre stata. Se non sbaglio in Italia su 100 manoscritti uno solo diventa libro, nei paesi nordici così non è, ma alla fin fine dico che, a parte internet, i discorsi sull’editoria son sempre gli stessi.
Chi resta ai margini, sia un incapace arrogante o sia un genio incompreso, masticherà amar0, come sempre è successo. Ché l’editoria non ha leggi, nemmeno lei sa come funziona.

L’editoria sforna tanti libri che potrebbero non essere pubblicati mentre ne ignora altri che invece son scritti meglio. L’editoria ragiona o cerca di ragionare: questo scrittore, pensa, mi farà vendere più di quest’altro.
Alla fin fine che viene pubblicato dovrebbe (anche) pensare d’essere più prodotto di chi invece rivece il no, secco o gentile, dell’editore.

sulla scrittura, ancora

rileggo questo commento scritto da enrico gregori (in coda al mio post scrittura in crisi):

In generale, non nello specifico, oltre che prendersela con editori sordi, ciechi, prezzolatti, inclini ai raccomandati e quant’altro, si potrebbe ogni tanto prendere in considerazione (orribile dictu) che forse si scrivono stronzate.
Remo, per esempio, si è posto per anni la domanda “perché dovrebbero interessare le storie che scrivo?”. Ecco, è una domanda lecita, matura. Più matura di “perché agli editori non interessa ciò che scrivo?”
Personalmente continuerei a pormi la prima domanda anche se un giorno dovessi pubblicare con un editore di primissimo piano.
Perché comunque ne ho visti tanti (e tu, remo, quanti ne hai visti?) di talenti o pseudo tali lanciati da grandi editori e che non sono andati da nessuna parte?
Spesso e volentieri li pubblicano e manco gli dedicano due soldi di promozione. Ho visto libri pubblicati da case editrici gigantesche (sì, quelle lì che sappiamo) e che sono stati promossi dall’autore medesimo solo su internet: blog suo, blog di amici, blog della zia, blog della zoccola che si trombano e facebook.
Secondo me non si scrive “per”, si scrive “di”. Se puoi qualcuno si accorge di noi, tanto meglio.

stamattina ricevo una mail di mario bianco. che mi ha regalato un passo scritto da Giorgio Manganelli.
Provo a cominciare un libro: in realtà non posso più attendere; sono certo che neppure una pagina di questo verrà mai pubblicata: pazienza. Non direi che mi dispiaccia poco: ma è più importante scrivere un libro che stamparlo. Una pagina non scritta ci sta dentro come un umore maligno, amaro, si fa cattivo; quella parte che doveva scriverlo si fa attratta e cancrenosa. L’incertezza di pubblicare mi ha fino ad oggi impedito di scrivere tranquillamente quello che mi passava per il capo. Ora la sicurezza di non poter pubblicare mi toglie molta inquietudine. Se scrivere una qualche sciocchezza mi dà una qualche felicità, non c’è ragione perché non lo faccia. Anche scrivere un libro è un atto pratico. Serve per rendere tollerabile l’esistenza, per rinviare il suicidio, per dare al lampione che incontriamo l’apparenza di una donna. Non ci può salvare, perché nulla ci può salvare. E un rito magico, uno scongiuro. Forse all’inferno non si può scrivere

Stanotte ho fatto una cosa che non facevo da anni: ho visto per due ore la televisione. Vedevo i gol delle partite, ho visto un servizio sul meeting di Comunione e Liberazione, (il canale successivo mi dava Studentesse vogliose: chiamami), poi ho visto, pochi minuti, uno spezzone di un film con Al Pacino.
Con gli occhi da pazzo come lui sa fare chiedeva: Quand’è che si è veramente forti?
Poi ripeteva: Quand’è che si è veramente forti, ma in tutto e con tutti?
Mica facile rispondere.
Quando non ce ne frega un cazzo di niente, nemmeno di vivere, è stata la risposta, con lo sguardo da pazzo, unico, tutto suo.
Penso che sia così anche per la scrittura: si scrive veramente qualcosa “di vero” quando non ci importa di essere pubblicati o di piacere,. ma si scrive quel che si sente.
Chissenefrega del marketing, o di emulare Berhard o Carver (o peggio, di scrivere gialli che son peggio di tanti bei fumetti).
Chissenefrega anche di finire sepolti coi grandi in Santa Croce: ché di posto, tanto, lì non ce n’è più.
Ho così pensato alla mediocrità, da cui è difficile sfuggire, e a Pessoa, Kafka, Emily Dickinson: forse scrivevano perché non gli importava niente, al di là della scrittura.

Forse un tentativo di mediazione c’è: vivere da buoni borghesi (oddio…) e pensare come pensano i pazzi, come Flaubert insegna.

scrittura in crisi

Allora, m’è successo di avere un racconto in testa, ma poi, quando ormai ci avevo pensato e ripensato e anche un po’ messo da parte (ché ormai l’avevo scritto: in testa), è successo che è sparito. Puff.
Detto questo, ora, dico altro (poi ci torno, al racconto perso).

Io dico sempre che uno scrittore deve leggere, ma non tantissimo. E deve leggere di tutto: i classici, i contemporanei, il giornale, i fumetti, i saggi, le pubblicità, anche indicazioni e controindicazioni delle medicine; e quando legge, uno che vuole anche scrivere, deve – e non è facile – lasciarsi andare “dentro la lettura”, perché un libro questo ti chiede, ti prendo e ti porto via, ma allo stesso tempo studiare con la lente di ingrandimento quel che si legge, facendo una sorta di editing a quel che è brutto, cercando invece di farsi possedere dalle scritture talentuose, un po’ come fanno i bravi musicisti quando ascoltano i musicisti che son più bravi di loro cercan di carpire quel che forse non si può carpire.
Ma chi scrive, io credo, non deve solo leggere e leggere e poi ancora leggere e infine scrivere: perché rischia di scrivere quel che ha letto.
Uno scrittore, invece, deve raccontare e, quindi, per fare questo, deve sì leggere (soprattutto con la lente di ingrandimento) i libri ma deve, anche, vivere e vedere la vita da scrittore, e cioè con un’altra lente di ingrandimento ancora.
Uno scrittore è scrittore in pizzeria, in spiaggia, in fabbrica, al cinema o a teatro, in una festa o lontano da una festa, forse uno scrittore è scrittore anche nei momenti di intimità (forse), ma attenzione, la scrittura – esercitandola così, intendo – non è una sorta di possessione: è solo un allenare la mente a fare quel che sembra facile ma facile non è: osservare.

Allora, io quel racconto l’ho perso, chissà che fine ha fatto, sarà rimasto in Salento, chissà, a godersi le ferie, e magari resterà lì, per sempre.
Ma scrivere scrivere scrivere, che è ormai diventata la mia vita, dove mi porta e soprattutto perché?
Perché cercare a tutti i costi di scrivere e poi cercare a tutti i costi l’ìindustria libraria e poi cercare a tutti i costi il lettore quando né l’industria libraria né i lettori sono alla ricerca degli scrittori?
A volte ricevo mail, che vogliono essere un regalo, e sono un regalo: Ti regalo da leggere questo mio racconto, l’ha letto nessuno.
Ma a volte ricevo anche libri, pile di libri: regali.
Ah, penso.
Ho come la sensazione, da tempo, di essere anche io così: un peso.
Magari mi sbaglio (perché già Bianciardi nel 1956 diceva che tutti vogliono scrivere) ma ho la sensazione che la scrittura in offerta speciale, leggimi, sia un po’ come i telefonini, che son dappertutto e dappertutto squillano.
E c’è una gara, poi, di suonerie,che s’annullano (e s’invidiano).
Anche io, chissà quante volte, sono in una pilla di libri, uffa, da leggere.
Scrivere perché?
Perché ormai la mia vita è cadenzata così (la notte da mezzanotte alle cinque, oltre a leggere e cazzeggiare, che farei?), ma non è una risposta, questa.
E buon sabato.

racconti a 4 mani, le biografie

la signora “t” ha già fatto l’e-book.
mancano le biografie.
allora, questo è quello che son riuscito a ritrovare. ho ritoccato qualcosa, una biografia mancante l’ho presa da un blog, altre (solo due) o le ho perse o non sono pervenute.
se ci sono correzioni da fare si dica, ora.
che la mia amica “t”, presto, si metterà al lavoro.
Chiaro: se ho dimenticato qualcuno mandatemi almeno a dire.

Enrico Gregori
è nato a Roma il 12 dicembre 1954. Giornalista professionista dal 1983, attualmente è caposervizio per la cronaca nera presso “Il Messaggero” di Roma. Ha pubblicato per Bietti Media due romanzi: “Un tè prima di morire” e “Doppio squeeze”.

Gaja Cenciarelli
vive a Roma e traduce dall’inglese narrativa e saggistica. È caporedattrice di vibrisselibri. Ha pubblicato racconti in numerose antologie e ha all’attivo due libri: Il cerchio (Edizioni Empirìa, 2003), ed Extra Omnes – L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Editrice Zona, 2006). Sta lavorando a un terzo romanzo. Il suo blog è sinestetica

Francesca E. Magni
insegnante e giornalista scientifica.
Nella pagina che fa cucù nel blog forzaelettromotrice (fem) ci sono altre curiosità.

Mario Bianco
è nato a Torino nel 1941. Nel marzo del 2001 ha vinto il primo concorso letterario italiano su Intenet bandito da Alice.it/in.edito con il racconto:“ La scatola del dottor Wallaby” pubblicato in occasione della Fiera del libro 2001 da Marcos y Marcos.
Michele Di Salvo editore ha pubblicato nel 2002 il suo romanzo: “ Le pigne in testa”.
La rivista letteraria belga francofona ‘Bon a tirer’ pubblica on.line vari racconti suoi in francese ed italiano. Premiato come finalista per un racconto nel concorso “Storie dell’Arte” bandito dalla Scuola Holden di Torino nel 2004.
Nell’ aprile 2005 è uscito il romanzo “Di ruggine in rugiada” edito dall’editore L’Ambaradan –Torino, che nel dicembre 2005 si è classificato tra i finalisti per il premio SanVidal.Venezia. Nel numero d’autunno 2008 la rivista TRATTI della Mobydick ha pubblicato il racconto “Il cane di Gino Vasapolli”.

Domenica Luise o Mimma
Ho covato la scrittura, la poesia e il mio canto libero inventato lì per lì quando mi sento radiosa fino a che, con l’aiuto delle mie amiche virtuali perché io col computer sono e rimango imbranata, ho aperto il mio primo blog ( http://domenicaluise.splinder.com/) a cui presto ne abbiamo aggiunto un secondo, sul quale per il momento c’è soltanto una mia fiaba, L’usignola stonata, illustrata con oltre 200 disegni ( http://usignolastonata.splinder.com/ ) fatti da me con la collaborazione di mia sorella Iole Luise per la stesura dei disegni in bianco e nero. Insomma ho messo su internet il lavoro della mia vita e nuove idee rampollano continuamente. Sono un’insegnante di lettere in pensione.
Nei miei blog mi sento felice e appagata.
Contemporaneamente pubblico le mie poesie sul Giardino dei poeti di Cristina Bove, prose e poesie sul club poeti e su New arte insieme di Renzo Montagnoli. Ho anche preso parte con un mio racconto sia sul blog di Cristina Bove che su quello di Gaja Cenciarelli. Preferisco dimenticare la pubblicazione, quando ero giovane, di due libri di poesie, l’editore ha pagato lui le minime spese iniziali, ma poi ha buttato le vendite sulle mie spalle. Allora ho capito che o prima o dopo ti fanno comunque pagare e rivendere il tuo proprio stesso libro e, da allora mi ero rassegnata al mio cassetto, ma ho comprato ( nel 1998, appena andata in pensione un po’ prestino per motivi di salute ) il miglior computer allora sul mercato ed ho imparato ad usarlo per scrivere e per la grafica componendo i miei libri come volevo. Adesso sto mettendo le mie cose su internet, qualcuno mi segue e ci scambiamo affetto e poesia: mi basta. Qualcun altro si aggiunge, qualcuno se ne va, poi ritorna. E’ la vita ed è bella.

Cristina Bove
Sono nata a Napoli il 16 settembre 1942, vivo a Roma dal ’63
Ho cominciato, piccolissima, con la passione per la lettura, poi c’è stata la pittura, quindi la scultura, infine la scrittura.
Mi sento testimone del mio tempo e della mia esistenza.
Amo la vita, i miei cari, e tutti gli esseri umani dal cuore buono e dalla mente aperta.
Scrivo, racconti, riflessioni, ma soprattutto poesie.
Due raccolte poetiche al mio attivo “Fiori e fulmini” e “Il respiro della luna” per le edizioni “Il Foglio Letterario”
Una terza, “Attraversamenti verticali” uscirà il prossimo settembre con lo stesso Editore.
Blog
http://cristinabove.splinder.com/
http://giardinodeipoeti.splinder.com/

Donatella Lovison
(Piazzola sul Brenta 1948) vive a Vicenza e ha insegnato a Monticello Conte Otto, sta per andare in pensione, si occupa di ricerca nel campo dell’educazione linguistica, ama molto viaggiare, andare al cinema e leggere (preferibilmente noir).

Anna Maria Curci
(Roma 1960) vive e insegna a Roma, canta quando può, legge (di tutto, preferibilmente noir ma non solo, da tutti i paesi del mondo), scrive poesie in italiano e in tedesco e racconti dal 1994.
ha un blog:
http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/

Irene De Sanctis
53 enne, psicoterapeuta, lavoro in neuropsichiatria infantile. Conduco una vita autistica. Scrivo dall’adolescenza in poi. non ho mai pubblicato niente. Scrivo solo nel web (azu&tem.splinder.com) il mio autore preferito è Saul Bellow.

Remo Bassini
52 anni, scrittore e giornalista. Ho due lauree: una in Lettere, l’altra, non riconosciuta dalla Stato, acquisita in sette anni di fabbrica. Quattro romanzi pubblicati, uno (Bastardo posto) che dovrebbe uscire a Natale 2009 o un po’ prima o un po’ dopo, un altro libro ancora, il sesto (Di bestemmie e folli amori) inviato, oltreché alla mia agente, ad alcuni editori (Longanesi, Fandango, Meridiano Zero, Einaudi Stile Libero) e in procinto di essere inviato ad altri (Sironi). Per adesso.
Ideatore di questa iniziativa.

Mario Borghi
è nato a Sanremo (IM) il 19 luglio 1964. Da vent’anni abita in provincia di Sassari. È sposato ed ha una bellissima figlia di 16 anni, che nutre una grande passione per il canto. Non è né un autore né uno scrittore e tenta di sopravvivere facendo l’imprenditore edile.
Scrive per diletto. Mette nero su bianco tutte le cose – meglio se strampalate – che gli passano per la mente: frammenti, racconti, discorsi a metà, riflessioni e tutto quanto possa curare la mente. Distrattamente, fa parte del Movimento Artistico e Letterario del Labirintismo.
Cura un blog su Splinder: una scalcinata bettola raggiungibile da http://www.stranoforte.splinder.com.
Ha partecipato ad alcuni concorsi a seguito dei quali sono stati pubblicati due volumi a scopi benefici: * Florilegio. Concorso di Poesia. OcchiettiNeri 2007 (Occhi); * “Poesie di Solidarietà per ricordare Tiziana” (Il mercante Arabo).

Paola Mattiazzo
è nata nel 1966 a Biella, dove è vissuta per i primi vent’anni. Attualmente abita in un paesino immerso nelle risaie vercellesi con il marito e la figlia. Da molti anni è responsabile amministrativa presso un’azienda industriale biellese. È un’amante degli animali (della famiglia fanno parte anche un cane femmina ed una gatta), della natura e della montagna. Le sue occupazioni preferite consistono nella lettura di libri – specialmente thriller, di avventura, horror e storici – e di riviste specializzate in storia, scienze e natura, e nel navigare in internet. Si diletta nella scrittura di piccoli racconti. Possiede e cura un blog dal titolo “Parole nel vento” – url: http://fioridicalicanto.splinder.com/ L’indirizzo mail, per eventuali contatti, è: paola.mattiazzo@gmail.com

Sandra Giammarruto,
28 anni, salentina. Ama il mare ha un cuore anarchico e una personalità inscindibile dalla musica rock. Fino a poco tempo fa non sapeva cosa fare della sua vita, poi una notte ha sognato Frida, la sua cagna morta dieci anni fa.
Nel sogno Frida parlava e le ha detto :“ Devi scrivere!”
Sandra che è una vita che evita di prendere decisioni si è commossa al tal punto che adesso è alle prese con la sua prima storia lunga.
Per adesso: 4 capitoli, una sedia sfasciata, un falò di una quantità innumerevole di fogli imbrattati, una carta da parati strappata via a morsi, lacrime e coliti nervose varie.
Nella migliore delle ipotesi Sandra farà la scrittrice, nella peggiore delle ipotesi non avrà il rimpianto per non averci provato. Il suo blog: http://ladypazz2.splinder.com/

Barbara Garlaschelli
è nata a Milano nel 1965 e vive a Piacenza. Si è laureata in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano, con un sogno nella testa: essere una scrittrice. A volte capita che i sogni si realizzino e nel 1995 ha visto la luce la sua prima raccolta di racconti di humor nero: O ridere o morire. Dopodiché il sogno è continuato con la pubblicazione di altri romanzi, tutti con Frassinelli, tra cui: Nemiche, Alice nell’ombra, Sorelle che le ha dato la soddisfazione di vincere il premio Scerbanenco nel 2004. Un libro fondamentale nella sua vita di scrittrice e di donna è Sirena. Mezzo pesante in movimento, edito da Tea, vincitore di vari premi, in cui racconta i dieci mesi trascorsi in ospedale all’età di quindici anni che l’hanno vista morire e rinascere, dopo un banale tuffo in acqua bassa e che l’ha trasformata in una Sirena. Ha scritto varie cose in combutta con Nicoletta Vallorani e con lei ha curato, nel 2009, l’antologia noir Alle signore piace il nero (Sperling & Kupfer). Sempre insieme hanno scritto uno sceneggiato radiofonico dal titolo Mi chiamano Bru che andrà in onda dal 7 settembre 2009 su Radio2. Suoi racconti e saggi sono presenti in molte antologie e riviste. E’ tradotta vari paesi d’Europa e ha un blog seguitissimo: http://barbara-garlaschelli.splinder.com e un atro nato da poco ma che lei ama molto: Sdiario http://babagar.splinder.com

Maria Teresa Valle,
nata a Varazze (SV) il 31 marzo 1947, risiede attualmente a Genova. E´ sposata, ha due figli e due bellissimi nipoti.
Iscrittasi all´Università di Genova si è laureata in Scienze Biologiche e specializzata in Patologia Generale. Ha lavorato per 35 anni in qualità di Dirigente Biologa all´Ospedale San Martino di Genova.
Fin da bambina ha amato la lettura e la scrittura. Durante il periodo lavorativo ha pubblicato esclusivamente articoli a carattere scientifico, su riviste nazionali e internazionali. Con il termine dell´attività lavorativa ha trovato tempo e concentrazione per scrivere storie. Ha pubblicato due libri di genere giallo e noir. “La morte torna a settembre” per i Fratelli Frilli Editori, Genova nell’aprile 2008 e “Le tracce del lupo”, sempre per i tipi dei Frilli è stato pubblicato nel maggio 2009. Tra molti racconti scritti :”Vedove” finalista nel 2008 al concorso “Nella città delle donne” indetto dal Laboratorio Gutemberg verrà pubblicato nella raccolta omonima, mentre “L´abito da sposa” farà parte di una raccolta del genere noir-erotico a cura di Fratelli Frilli Editori . Altri racconti su Thriller Magazine, per la collana Anni di Piombo,e antologie varie.

Rossana Massa
nasce in Alessandria, dove vive, il 26 aprile del 1955. Insegna. Ha pubblicato un libro di racconti, per Sedizioni, Milano, nel 2008: “Memorie di nebbia selvatica”, con cui ha partecipato al Premio Piero Chiara 2009, presentato in forma ufficiale dalla Biennale di Alessandria, programma 2009 e nelle Note Estive del Comune di Alessandria nel corso di uno spettacolo.Ha pubblicato poesie sulla rivista culturale milanese “Alla Bottega” negli Anni Settanta e collaborato al giornale di partito “Il Duemila”, negli Anni Novanta. Ha vinto alcuni premi di poesia tra Piemonte, Lombardia e Liguria, ha partecipato ad una performance letteraria e teatrale per la Biennale alessandrina negli Anni Ottanta, è stata presente in seguito con opere d’arte visiva. Alcuni suoi racconti e recensioni sono comparsi in rete,su giornali on line ed in rassegne di scrittura, tra queste: la prima edizione de “Racconti a quattro mani” ed “Auroralia”, che diverrà un’antologia per Zona. Ha ospitato sul suo blog (balsamodicartascritta.splinder.com) più di 40 racconti di scuola, “ricordi di blogger”, lavoro di… tutti amici di mouse!

Elys
nasce a Latina il 5 aprile 1977. Nel 2007 vince il concorso letterario Universi (Rassegna di scritture degli studenti delle università del Lazio), patrocinato dalla Regione Lazio, con il racconto “Il trapezista dimenticato”, nel 2008 quello indetto dalla casa editrice I Sognatori con “Il colonnello se n’è andato via” (pubblicato sull’antologia “Un sogno dentro un sogno vol. 2”) e nel 2009 il concorso letterario internazionale di scrittura femminile, “Ma Adesso io”, con il racconto “Tutto mi stordisce ancora”.

Sylvie
nasce a Latina il 4 marzo 1975. Fin da bambina mostra una naturale inclinazione verso la musica, la letteratura e il disegno che coltiva in privato dilettandosi a creare fumetti con la complicità delle amiche. Amante di storie a tinte forti, aventi come filo conduttore la follia, sviluppa negli anni universitari un interesse verso la critica letteraria e ora aspira ad affermarsi in questo campo. Cura insieme ad Elys il sito web GoodMorning.

Massimo Bignardi,
quarantenne vercellese sposato con Chiara, lettore curioso, scrittore bizzarro per sé e per gli amici. Pivello dei blog, ha esordito in aprile con il blog politico “voceliberavercelli”. Ha scoperto tardi la rete ma per i sessanta avrà un avatar romanziere di successo.

Chiara Ravasenga,
trentenne trinese sposata con Massimo, ha studiato comunicazione ed è una appassionata lettrice. Ama la Semiotica, da cui la sua scrittura visiva e sensoriale. In rete si limita a skype e a facebook, dove ha trascinato anche il marito.

Mauro Calenda
– CalMa/fuoridaidenti [www.calma.splinder.com]
Ugo e Sofia sono due tartarughe d’acqua che in questo momento il suo
collega Fabio si sta portando via in una bacinella di plastica. Ugo e
Sofia sono stati con lui due anni. Quando glieli regalarono erano grandi
come una moneta da 50 centesimi. Ora misurano 14 centimetri di
diametro (è improprio parlare di diametro, lo sa, ma è per dare
l’idea). Malgrado abbia speso dei bei soldi per allestire loro un
terrario in cui farli campare in pace (con tanto di: pompa, filtri,
carboni attivi, lampada, scambiatore di calore e termometro
ambientale), per loro in casa non c’è letteralmente più posto. Fabio ha
un giardino con un laghetto artificiale. Le tartarughe hanno qualcosa
della pietra e sono primordiali in tutti i sensi. Eppure malgrado
sappia che andranno a stare meglio e che – grazie a questa natura mezza pietra e mezzo promordio non concepiscono, non proveranno alcuna nostalgia – il suo cuore è tristissimo.
Credo siano le uniche note biografiche che possa onestamente fornire, dato il momento.

Piera Ventre
– Biancamara [www.biancamara.wordpress.com]
Nasce a Napoli, ma vive e lavora a Livorno, logopedista, si occupa di integrazione scolastica degli alunni diversamente abili. Non crede di scrivere per diletto, ma solo per tener lontano un enorme esercito di scarafaggi e di altri stravaganti insetti. Il resto, se ce n’è, non trova sia degno di nota, a parte il fatto che, sin da bambina, ha sviluppato una tenace e fastidiosissima idiosincrasia verso tutti i piccoli maestri e le loro degne compagne provviste di penna rossa.

Laura Costantini e Loredana Falcone
scrivono insieme da trent’anni. Si sono conosciute sui banchi di scuola e non si sono mai lasciate. Hanno pubblicato sei romanzi, l’ultimo è il noir “Viole(n)t Red” edito da Bietti Media e, purtroppo direbbe qualcuno :-) , non hanno alcuna intenzione di fermarsi qui.
Molto attive su Internet grazie ai loro blog http://lauraetlory.splinder.com e http://lestoriedilauraetlory.splinder.com amano la condivisione della scrittura e quindi partecipano volentieri a iniziative come “Racconti a quattro mani”. Il loro metodo di lavoro è lo stesso di sempre: lunedì pomeriggio, caffè (e sigaretta per Lory), computer e via con la fantasia.

Pasquale Esposito
http://eventounico.kataweb.blog.it
Nella vita si atteggia a persona normale sfruttando l’insopportabile mascheramento di un lavoro insospettabile. Tuttavia per dare libero sfogo al tumulto della sua coscienza è costretto a scrivere. Rimane, infatti, il tema della suggestione. Essa non è stata la febbre di un momento, bensì una sorta di piacevole malessere che gli è venuto dentro e lo accompagna da anni, lasciando ogni tanto qualche cicatrice rappresentata dalle parole scritte e che porto con sè come i segni sul corpo di una esperienza esplorativa delle più dure, spericolate e pericolose eppure immobile nella contemplazione del soggetto dell’ispirazione. Una conquista interiore prima ancora che fisica. Il mondo, oggi, pensa che tutto ciò sia desueto e quasi ridicolo. Tuttavia è orgoglioso di questa esperienza che lo ha portato a tentare disperatamente di sedare l’urgenza della parola da quando ne ha avuto facoltà. Ciò lo ha portato a scrivere due libri, a partecipare ad alcune raccolte di poesie e di racconti nonchè a partecipare ad un saggio. Tiene un blog che rappresenta il suo inconsapevole laboratorio di scrittura.
Vive a Roma. E’ sposato ed ha un figlio nei cui occhi ritrova quotidianamente la vera poesia.

Eva Carriego
(http://braiandinazareth.splinder.com)
Scrittrice della domenica (festivi compresi), ha pubblicato un paio di libri presso un piccolo editore sprezzante del pericolo. Alcuni suoi racconti sono presenti in antologie, fanzines ed e-book. Scrive perché le piace e gode quasi carnalmente nell’essere letta. Fortunata proprietaria, da molti anni, due animali domestici che ama molto, il più giovane dei quali presto lascerà casa per frequentare l’università.

Angela Ravetta
è nata e si è laureata a Torino e, a tuttora, non sembra intenzionata a spostarsi dalla sua amata capitale del Regno di Sardegna.
Ha fatto in tempo a conoscere la vecchia civiltà contadina che la società dei consumi ha liquidato in quindici anni e ne ha descritto in “Senza pudore”, opera mista di poesia e prosa (Michele Di Salvo, Napoli), le ripercussioni sulla vita delle donne. Nel romanzo breve “La signora Maria” (Michele Di Salvo, Napoli, 2003) i personaggi sembrano bolle sul punto di esplodere, che si muovono quasi estenuati in una Torino barocca ed elegante.

Laura Bevilacqua
Blogger a 4 mani nel 2003 con Storiecheviaggiano, si è poi associata, al blog collettivo dei Cartografi Folli e, contemporaneamente ha creato un blog personale http://verdemare.blog.tiscali.it Collabora con la rivista Progetto Babele per cui ha scritto, con esito positivo, un racconto: “Tomás” Fa parte della redazione di un giornale locale.

Barbara Delfino – Rael,
scrive da molto tempo utilizzando il web come stamperia. Che i risultati siano buoni o no non sta a lei dirlo ma agli abbonati feeds.
http://www.mrmozorising.tumblr.com

Dario D’Angelo
continua a giocare con le parole sullo schermo. Prima o poi crescerà.
http://dariodangelo.blogspot.com

Cristina Vezzoli:
sono un grafico che vive prevalentemente in provincia di Brescia e ho il pallino della scrittura. Ho incominciato a leggere a cinque anni e non mi sono più fermata.
Se devo aggiungere qualche nota di colore personale, dico che sono mancina e so fischiare con le dita.

inbianco:
25 anni, studente. Blogger da un po’, coltiva il gusto della scrittura e la simpatia per la lettura.

Marta Forno
è nata il 15 marzo 1966 a Sesto San Giovanni (Mi). E’ cresciuta a Torino, è poi vissuta alcuni anni a Milano e da quasi quindici anni abita in Francia vicino a Nice. Sta completando all’Université de Nice un dottorato di ricerca sulla letteratura poliziesca italiana. Ha un cane, paziente compagno di vita e di studi; canta in una corale; ama camminare in montagna e quando può naviga, essendo il mare la sua vera passione. Lettrice pura, non ha mai scritto nulla.

Andrea Blasina
vive e lavora a Sassari.
Sta leggendo la Bibbia.

Morena Fanti
scrive sul web, in vari siti e blog, dal 2001. È redattrice del litblog collettivo Viadellebelledonne e fondatrice della rivista omonima. Ha pubblicato Orfana di mia figlia (Il pozzo di Giacobbe, 2007). Suoi testi sono presenti in varie antologie. È presente nel volume Il silenzio della poesia (Fara editore, 2008) e nel volume Lo spirito della poesia (Fara editore, 2008).

Paolo Zardi
dopo una pausa durata quasi vent’anni, nel 2006 ha ripreso a scrivere, sfruttando i lunghi e frequenti viaggi in treno ai quali è costretto per lavoro. Ha da poco completato il suo primo romanzo, e sta progettando il secondo. Cura diversi blog, tra i quali http://pabloz.blogs.it e http://grafemi.wordpress.com. Tra il 2007 e il 2008 ha vinto alcuni concorsi nazionali per racconti inediti. Il suo racconto “Un silenzio che non è assoluto” è stato inserito nella raccolta “Giovani cosmetici” curata da Giulia Belloni (Sartorio Editore, 2008).

Maria Lucia Riccioli
vive a Siracusa, “splendida città ricca di storia e di storie che mi ispirano”. Insegnante di Lettere al Liceo “M.F. Quintiliano” ed ex-insegnante elementare, si occupa di scrittura creativa sia come allieva che come docente con i ragazzi dell’anno propedeutico al Seminario Arcivescovile di Siracusa. Ha fatto parte di un coro polifonico con cui ha inciso due cd, ha partecipato alle produzioni di altri due lavori come solista e attualmente canta in un coro lirico.

Rita Zaghi
insegna matematica nella scuola primaria, scrive racconti, favole, romanzi.
Ha pubblicato “Basterà uno sguardo” e sta completando il secondo romanzo. Ha inoltre pubblicato diversi racconti nelle antologie del gruppo Griseldascritura di Certaldo,ed.
Morgana.
Collabora con un gruppo con cui sperimenta tracce di scrittura.
Sul blog ” http://piumedifarfalla.leonardo.it/blog” scrive riflessioni e pensieri che scaturiscono dalla vita quotidiana.

Sono Silvia Ancordi,
sono pedagogista, formatrice e consulente olistica. Originaria della provincia di Bergamo ora vivo vicino Roma. Scrivo romanzi e ora racconti sull’extrasensoriale e sull’invisibile. Non ho ancora pubblicato nulla ma chissà! Ho iniziato da poche settimane a muovermi allo scoperto con questi ‘giochi di scrittura’ (come Auroralia di Gaja Cenciarelli e prima ancora un’iniziativa sul blog di Enrico Gregori). Sono una debuttante con ancora tantissime cose da imparare. Leggo e scrivo molto, adoro la musica, i gatti, e le orchidee.

Melania Ceccarelli
è nata a Pisa il 13 febbraio del 1965 dove si è laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico sociale qualche anno dopo. Ha iniziato a lavorare subito dopo la laurea, erano altri tempi, e per molti anni si è occupata di progetti che avevano a che fare con persone interessanti ma tutte, invariabilmente, con moltissimi problemi di vario genere.
Questo è tutt’ ora il suo lavoro, anche se non più direttamente in prima linea.
Nell’adolescenza scriveva molto, soprattutto poesie che nessuno ha mai letto. Durante la sua gioventù ha fatto parte di gruppi politici e di movimenti di vario genere, sempre in prima fila nelle rivoluzioni. E’ stata anche due anni in Amazzonia, tanto per non farsi mancare niente.
Da poco più di un anno la voglia di scrivere le è tornata a uscire dalle punta delle dita direttamente sulla tastiera del computer che percuote tutti i giorni.
Siccome non ha un marito e neppure dei figli per il momento nessuno si sta lamentando.
Chi volesse contattarla può farlo a melania.ceccarelli@libero.it o sul suo blog http://www.ilpaneconlerose.splinder.it

Noncorrere
è uno che corre quando non dovrebbe e che non corre quando sarebbe il caso. Ebbene, nonostante sia pienamente consapevole di questo suo continuo equivocare, continua a sbagliare. Correre o noncorrere? Questo è il problema.
Abitualmente legge ascolta fa cose vede gente e riflette se domani, e sottolineo se.
http://noncorrere.splinder.com

Alessandro Sampietro,
quarantenne vercellese amato dalle donne di ogni età, lettore insaziabile, scrittore impagabile per sempre più amici a Vercelli e in rete. Impegnato nel progetto “letteratura salvavita”, ha pubblicato una raccolta di racconti e reso disponibile sul suo sito tutta la sua produzione intellettuale .

Bobboti
IMPRENTAS IMPRESSE
Segni di passaggio
http://bardofulas.splinder.com
Bobboti, noto Bob Otti o Birambai (ma potete chiamarlo Ismaele) vive a lavora a Nuoro. Qui, nel cuore della Barbagia, vorrebbe smettere di lavorare per vivere più lungo. Più che scrivere “conta”, in tutte le accezioni possibili. Lo fa anche sul blog “bardofulas”, nome che gli ricorda le piccole trottole di legno che nel secolo scorso costruiva con le sue mani.

e.l.e.n.a.
[[el miedo escénico]]
http://caterpillar.splinder.com
Torino è la sua città. Blogger da più di cinque anni. (quasi una specie da proteggere). Scrive perché gli piace. Perché fa stare bene. E perché, talvolta, fa stare pure male. Però si sta. E questo è ciò che importa. Sentire e sentirsi.

Daniele Guarneri
34 anni.Laureato in Scienze Biologiche all’Università degli Studi di Torino. Vive a Torino dove si occupa di sperimentazione clinica sulle neoplasie cerebrali.
Come hobby scrive racconti che si rifiuta di pubblicare sul suo blog (http://ginocchiaapunta.splinder.com).
L’esperienza di blogger è stata stimolante e molto proficua, soprattutto a livello umano, e gli ha permesso di cimentarsi in forme di scrittura di più ampio respiro.
Ha un romanzo nel cassetto, Stagno, che pare trovarsi bene nel buio del comodino.

Davide Rabbia
Ha 34 anni. Vive a Torino, lavora presso una società del gruppo Sanpaolo
Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Torino Indirizzo giornalistico. Come hobby scrive racconti e – in momenti fortunati – anche romanzi. I primi racconti (horror, scritti tra 18 e 20 anni) sono stati pubblicati su un mensile della provincia di Cuneo, La piazza. Altri hanno ricevuto richieste di pubblicazioni da parte di case editrici.

Lorenzo Mazzoni,
scrittore viaggiatore, nasce a Ferrara nel 1974.

Chiara Granocchia,
blogger nomade, nasce a Perugia nel 1973.

Giuseppe Guidotti
Nato il 31/01/1985 a Vercelli. Laureato in Multidams con un master in Comunicazione e Marketing Multimediale. Dopo qualche esperienza tra Milano e Torino in grosse agenzie Web attualmente lavoro a Vercelli in una realtà più modesta ma che si occupa sempre di comunicazione e web.
Ho pubblicato un libro dal titolo “L’errore” edito dalla casa editrice “Il Filo” e un mio racconto è stato inserito all’interno della raccolta ” Ho preso in mano quella fotografia e…” edito dalla casa editrice “9Muse”
Mi piace “comunicare”… lo faccio scrivendo a diversi livelli (canzoni, libri, sceneggiature…) e con il mio lavoro attraverso i media.
Distrattamente scrivo su dentrounerrore.splinder.com o dove capita.

Mitia Chiarin
aka Fatacarabina, 39 anni, vivo a Venezia. Sono una giornalista, lavoro in un quotidiano locale.
Ho iniziato l’attività l’attività nel 1987 in tv e radio locali. Professionista dal 1994. Da tre anni frequento il mondo di internet e dei blog.
Ho aperto due anni fa il blog http://hotelushuaia.blogspot.com, dove ho iniziato ad inserire anche alcuni racconti.
Ad inizio 2009 ho deciso di dedicare uno spazio autonomo ai miei racconti, http://lestoriedimitia.wordpress.com.

Roberta Bianchin
vive in una villetta ai margini di un campo della Pianura Padana col marito e un paio di bassotti. Negli ultimi tempi il suo status di scrittrice è notevolmente migliorato: è passata dal quasi completo anonimato alla collaborazione saltuaria e gratuita con alcune riviste. Opinionista spesso crudele ed estrema, gestisce il blog satirico “Nofuckingmario” che – a dispetto delle censure e della recessione – tiene duro ed è seguito da qualche migliaio di lettori. Probabilmente prima o poi riuscirà a far uscire qualcosa su carta. Per ora si accontenta di far uscire Angelo, suo figlio, entro i primi di Agosto. Tutto il resto è futuro.

Allerta.
Si, é lo stesso dell’anno scorso. Si, di nuovo con la Roberta Bianchin.
E sempre lo stesso nome, che poi nome non é. Una volta si diceva soprannome, poi nickname. Pseudonimo fa troppo letterato che se la tira, alla Italo Svevo.
Allerta non scrive (quasi) più, neppure sul blog e il mondo si trascina avanti come prima.
Ora che tiene famiglia poi, chi ci pensa a scrivere. A lavorare, altro che belle parole, ardite metafore e sintassi scorrevoli: come metalmeccanico, sui turni, sabati e domenica notte comprese, ché quelle le pagano bene e insomma, a quella creaturina bisogna pur dare da mangiare.

i soldi

Non son sicuro sicuro, ma credo di aver visto piangere mio padre (solo un po’, solo due lacrime) quando avevo nove anni. Era morto suo padre, aveva ricevuto la telefonata da Cortona, si stava vestendo con l’abito della festa: avrebbe preso in fretta e furia il treno di terza classe per correre a salutare suo padre, per l’ultima volta.
Lo vidi piangere, insomma, ma per un attimo, perché ricordo che mi sorrise, anche.

Ho fatto dodici giorni in Salento e, tornando indietro, mi son fermato a Cortona, solo poche ore.
Mi han raccontato che mio padre, quando morì suo padre, fece ridere tutti.
Era noto a tutti che mio nonno avesse le tasche bucate, che non sapesse amministrare i soldi di famiglia (perdere una casa a carte non è da tutti).
Allora, mi hanno raccontato che appena fu sotterrato, mio padre, facendo ridere tutti, disse:
ora i soldi crescono anche a lui.

Morale della favola: Mica vero che son sempre troppo pochi i soldi.

la vita è un plotone d’esecuzione

Leggo, guardo il mare, penso.
Ho abbracciato Anna il 2 agosto, le ho detto, Ci vediamo a settembre.
Mi ha fatto un cenno col capo, come a dire No.
Sapeva.
Ho un debito con lei: mi ha regalato il suo tempo, che sapeva essere prezioso perché poco.
Finché sarò viva sarò al suo fianco…
Non è bello non riuscire a saldare i propri debiti.
Bene, male, così così.
Si dice che la vita continua e la vita, infatti, continua.
Nel mio primo libro, Il quaderno delle voci rubate, il protagonista fa il gioco del “come va?”. Nel suo quaderno scrive le risposte furbe (che sente dire dai clienti del bar di cui è titolare) a questa domanda.
Non ne trova.
Anche nell’ultimo mio libro, La donna che parlava con i morti, la protagonista Anna Antichi dice che comunque, Come va?, è comunque una domanda stupida, ché bene, per tutti, non va mai.
C’è sempre, da qualche parte, un bimbo che piange.
Ha questo connotato crudele la vita: di cui forse bisogna sorridere.
La vita, prima o poi, è un plotone di esecuzione. C’è chi riesce a schernirlo,  a ridergli in faccia proprio quando fa fuoco, bisognerebbe.

(post fatto in spiaggia, sembra che la chiavetta telecom prenda solo qui, dove sono ora. e ora sono a rischio sabbia sul pc; meglio che riprenda a guardare il mare)