Scrivere e il giudizio degli altri

Per chi scrive il blog può rappresentare un grosso danno.
I complimenti fanno male alla scrittura. Illudono. Danno certezze che son bolle di sapone.
Subentra poi la rabbia contro gli editori: Ma come? , sono bravo (me l’hanno scritto che sono bravo, questo e quest’altro e quest’altro ancora) e non mi prendono in considerazione?
Quante volte nei commenti di tanti blog ho letto, Sono incantato-incantata, Capolavoro, oppure Che coraggio, Che sensibilità.
(Poi succede anche una cosa carina. Ogni blogger vede i complimenti che grondano tra i commenti degli altri, non nel proprio: quelli che ci arrivano vanno bene, sono – sicuramente – “oggettivi”).
Poi succede che arriva il peggio del peggio; inconsciamente il meccanismo diventa questo: Io faccio complimenti a te e tu ne fai a me.
Quando si scrive non si sa, si scrive come al buio, si scrive e basta.
Poi ci si illude o, viceversa, ci si impaurisce: perché nei blog, a volte, il gruppo – ed è sempre una voce di cui diffidare, quella del gruppo – boccia, implacabilmente (solitamente chi non è del gruppo: Ma che cazzate scrive quello lì?).
A volte, quindi, la rete tarpa le ali, e qui il discorso s’incasina.
Io ho una certezza. Anni fa ho conosciuto una persona timida, forse insicura, non so. Scrive, oggi, è una persona affermata. Sicura di sè.
Anni fa non lo era. Qual è stata la molla che ha trasformato questa persona da insicura a sicura del propri mezzi? Da anonima in famosa?
Ho un sospetto, io (in sociologia la chiamano profezia che si autoadempie).
Questo persona ne incontrò un’altra, diciamo un Maestro. Che gli disse e predisse: Tu diventerai qualcuno.
Bastò, credo (ma è una mia supposizione).
Ho una fortuna-sfortuna io. Dal momento che tendo sempre alla depressione son portato a credere alle critiche e son portato a diffidare dei complimenti.
Se anni fa una scrittrice affermata, dopo aver letto il mio primo manoscritto, non mi avesse detto Scrivi io non avrei scritto, mi sarei fermato (come del resto mi fermai, per anni), e quel manoscritto non sarebbe diventato un libro.
E quando oggi mi ritrovo a leggere cose di altri sono sempre titubante, poi, ad esprimere giudizi.
I complimenti fanno quasi sempre male, illudono, fan perdere tempo, poi, che uno si crede di essere un novello Proust incompreso. Ma anche stroncare (a meno che ci si trovi di fronte a qualcosa di illeggibile) può fare dei danni.
Il giudizio degli altri nella scrittura condiziona, maledettamente.
E può far bene o fare male.
Per questo serve leggere: così da riuscire, poi, da soli, ma non è facile, a fare il confronto.

la luna di settembre su la buia

Niente, il piatto piange. Niente di furbo da raccontare. Sarà colpa di settembre.

La luna di settembre su la buia
valle addormentata ai contadini il canto
Una cadenza insiste: quasi lento
respiro di animale, nel silenzio,
salpa la valle se la luna sale
Altro respira qui, dolce animale
anch’egli silenzioso. Ma un tumulto
di vita in me ripete antica vita
Più vivo di così non sarò mai.


Sandro Penna