libri che ricordano

Invece di leggere sto rileggendo.
La peste di Camus, comprato e letto a 18 anni; ci feci anche un tema, parlate dell’ultimo libro che avete letto…, presi otto, mi pare (ma era raro che prendessi un bel voto, ché la mia specialità era andare fuori tema), sta di fatto che son due le cose che non ricordo: il libro, che è come se lo leggesi per la prima volta, e quando e come lo lessi. Nebbia totale.
I libri a cui tengo maggiormente, credo, son legati a un ricordo, preciso.
Vicolo Connery, di John Steinbeck: sulla copertina (e sulle prime pagine) c’è, impressa, l’impronta dentaria di mia figlia Sonia che, avrà avuto due anni, pensò bene, un giorno, di addentarlo e di ciucciarlo.
Sempre Steinbeck in cima ai ricordi.
Di libro che ho riletto almeno tre volte, L’inverno del nostro scontento, ho questo ricordo. Ho sedici anni, sto facendo la prima taglia da scuola della mia vita. Sono in un bar, nella sala dove giocano a carte. Sono solo, leggo. Di là il cameriere sta mettendo e rimettendo la cassetta di Anima mia.
Ogni tanto mi raggiunge, ché quello era un bar frequentato la sera, si siede accanto a me, fumiamo una sigaretta. E’ un amico, siamo cresciuti insieme: vede però che sono assorto nella lettura, dice niente, quindi. Canticchia Anima miaaa, e la cosa mi dà abbastanza fastidio, però non glielo dico, perché, uno, mi sta offrendo un rifugio sicuro, e, due, anche caffè a volontà.