La giovane casalinga

Oh, la giovane sposa che alle dieci
del mattino s’aggira
in negligé dietro i muri
di legno della casa maritale…
Io passo, solo al volante.

E lei, discinta e timida,
eccola ancora farsi al marciapiede
per l’uomo del ghiaccio, per l’uomo
del pesce, ravviandosi
le ciocche sfuggenti: la penso
come una foglia caduta.

Sotto le ruote silenziose scrosciano
le foglie morte, e io m’inchino e passo
con un sorriso.

La giovane casalinga, in Poesie, William Carlos Williams, Einaudi 1967.
Nato nel New Jersy nel 1883, William Carlos Williams per cinquant’anni fu medico internista e anche scrittore, quanto mai prolifico; quando morì, nel 1963, aveva scritto 47 volumi di poesie, racconti, saggi, drammi.
Einaudi, proprio nel 1963, pubblicò I racconti del dottor Williams.
I suoi estimatori ricordano una frase, che è una sorta di manifesto poetico in miniatura – ma anche di una potenza rara -.
Diceva, William Carlos Williams:
La vita è soprattutto sovvertitrice della vita stessa, quale era un attimo prima: sempre nuova e priva di regole. E nel verso, perché esso viva, qualcosa deve essere infuso che abbia il colore dell’instabile, qualcosa della natura di una impalpabile rivoluzione.
(Poi a me piace l’idea di uno che scrive e scrive ancora e quando muore ha lasciato tante cose scritte che, forse, qualcuno leggerà).