il mio cinema paradiso

C’era il pedofilo, o aspirante pedofilo, grasso, che si metteva in prima fila con noi, o in seconda, e ci dava caramelle, e a noi non pareva vero ottenere caramelle in cambio di carezze sulla testa o, alla peggio, di un pizzicotto (a quelli cicciotti, ché gli altri non gli interessavano). Avrà avuto una trentina d’anni, forse quaranta o cinquanta, quando hai sette, otto anni son tutti grandi e vecchi, di sicuro aveva la mamma che veniva, ogni tanto, a sgridarlo, lo prendeva per mano e lo faceva sedere dietro, oppure lo portava a casa.Philippe Noiret Nuovo Cinema Paradiso
Quel vecchio cinema si chiamava cinema Corso.
Era il posto più bello della città, per me, ci avrei vissuto. Il sabato sera, la domenica mattina, la domenica a pranzo, solo quello avevo in mente: il cinema Corso.
Il primo film che vidi: La notte dei lunghi coltelli.
Fui contento di pagare con le quindici monete da dieci lire del mio borsellino azzurro.
(Ne perdevo sempre, io, di monetine e borsellini, ma da quando scoprii che servivano per il cinema ci feci un’attenzione maniacale).
Il film che vidi tre volte (primo spettacolo, secondo spettacolo, spettacolo serale con i miei): I dieci gladiatori.
Quando odiavo Nerone, allora.

C’erano poi le domeniche sbagliate, cazzo. Ne ricordo una. Niente cow boy niente apache niente Spartaco Maciste niente eroi: ma “Una donna di paglia” con Sean Connery e la Lollobrigida (mi pare). Mi consolavo: con chinotto, noccioline, e l’aria irrespirabile che sapeva di deodorante a buon mercato e fumo di sigarette povere.
Poi c’erano le domeniche tristi come un funerale: Niente cinema oggi, studia, tuonava mia madre. Avevo preso qualche voto brutto o qualche nota, succedava, una volta al mese almeno succedeva, ri-cazzo.
A volte andavo anche durante la settimana, andava bene qualsiasi film; solitamente eravamo una decina, e io mi sentivo in famiglia.
Che fosse una cosa importante, quel cinema, io lo capii una sera, al bar, dietro le spalle di mio padre. Era Natale e come dono avevo ricevuto una pistola che sembrava una colt. Un signore la guardò, mi chiese di dargliela, la soppesò, poi disse: Queste le usano al cinema Corso quando fanno i film…
(ignoranza che va ignoranza che vieni: forse quella di una volta era più simpatica, quello comunque era convinto che John Wayne era il marito della bigliettaia).
Durò un anno.
Poi, una domenica, sul portone d’ingresso, la scritta: Chiuso per restauri.
Babbo cosa sono i restauri?, domandai la sera, preoccupato. Ero andato in un altro cinema, più elegante, ma non era lui, non era il mio cinema Corso.
D’estate, quando uscivo con i miei, chiedevo sempre di passare lì davanti, a controllare, ma mi sentivo preso in giro: da quel cartello, e dalla spiegazione del babbo (devon dargli una sistemata, faranno presto).
E’ passata una vita e io lì davanti ci passo tutte le mattine., quando vado a lavorare. Col ricordo di un grande grande magone.
(Credo che Tornatore abbia la mia età…).