Caro Marco Pedone…

non è un racconto, questo

Mi avevi scritto – ma dove?; non trovo la mail – che stavi male, e io non ci ho dato peso, ma non per leggerezza, perché son tanti quelli che non stanno bene, anzi, stanno male, e trovano conforto scrivendo, anche in rete.
Mi avevi mandato il tuo libro, ne ricevo tanti, due o tre a settimana, di gente che mi chiede di essere letta; tu mi avevi scritto (ma non trovo la mail, cazzo), mi fa piacere se accetti la cosa che ho scritto io.

Ogni tanto entro nella “pancia” del blog. Ci sono gli spam, il numero dei visitatori, ci sono le parole chiave che hanno condotto, qui.
La scorsa settimana, insieme a “Manoscritti”, insieme a “puttane e inculate”, insieme a “fare una ricerca su Pirandello” leggo: “Morto Marco Pedone”.
Cerco su google.
Nulla.
Però mi metto a cercare il libro che mi inviasti.
C’è, l’ho trovato.
Con la dedica.

Oggi cerco anche su facebook, dove c’è il mondo, insieme a puttanate pazzesche e cazzeggiamenti di gruppo e youtube c’è comunque tutto.
E vedo che alcuni studenti hanno creato un gruppo dedicato al professor Marco Pedone, scrittore, assiduo frequentatore di questo blog.
Vedo la tua faccia in un video.
Sembra quello di un bimbo, non hai un capello bianco, sei sorridente.
Avevi la mia età.
Caro Marco mi spiace non averti letto e a questo punto mi chiedo anche cosa serva un blog: è solo il contenitore delle paturnie di uno scrittore di provincia?

Ora basta, ché si finisce col dire cose vuote e piene di retorica.
Ti ridò la parola, ora (ho scelto a caso ed è stato facile sceglierne alcuni…)

Commento del 10 giugno 2009.

Al giudice che ti giudicherà per diffamazione prova a rispondere con Montale:

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Sinceramente in bocca al lupo, Remo

Commento del 21 maggio 2009.

Finire una storia, avere la sensazione (magari sbagliata) di aver comunque scritto qualcosa di bello, diverso e importante ripaga di ogni insuccesso che non dipenda direttamente da noi. Nessun libro potrà mai scivolare totalmente nell’oblio, sarebbe una contraddizione palese con la natura stessa dei libri. E poi i libri non sono meteore ma comete: tornano sempre

Commento del 22 aprile 2009.

molti anni fa, su una rivista che si chiamava “Versicolori”, ho pubblicato alcuni inediti di Antonia Pozzi per gentile concessione di Suor Onorina Dino e grazie alla segnalazione di una giovane studiosa, la dott.ssa Elena Borsa. Ovviamente gli inediti a distanza di anni non sono più tali, le edizioni Garzanti più recenti delle poesie di Antonia Pozzi includono anche quei testi che in prima istanza furono esclusi. Se qualcuno vuole leggerli è possibile farlo al seguente link:

http://www.geocities.com/versicolori1/pozzi.htm

Vagabondando nel sito (ormai un’isola abbandonata) si possono leggere altri testi (per la maggior parte inediti quando furono acquisiti) di altri grandi poeti italiani.

Ciao
Marco

Caro Marco, ti dedico il post, scritto da me, che più ti era piaciuto.
Questo post, «E Luciana?» e non dimenticherò mai che il tuo complimento: grazie Marco, vale più di un premio (forse ti stavo simpatico anche perché sapevi perché io dai premi letterari sto alla larga)
Stanotte ti leggo e poi, poi ti dico.

A tutti: succedono cose strane, vero?,  sui blog.

la scrittura e i (suoi) fantasmi

Per scrivere chiaramente bisogna pensare chiaramente. E questo richiede un grande lavoro.

Una narrazione funziona quando a poco a poco scopri connessioni misteriose, che non sapevi esistessero. O quando certi personaggi secondari crescono e quelli che credevi importanti impallidiscono. Bisogna sapere ubbidire ai demoni che evochiamo (se riusciamo a evocarli).

A volte vedi uno scrittore che ami, ti accorgi che è un ometto insignificante. Ma il fatto è che dentro quell’ometto lì, quando scrive, si aprono le paratìe. E perché questo avvenga, perché dentro di te si aprano le paratìe. E perché questo avvenga, perché dentro di te si aprano le paratìe, devi usare tutti i materiali che davvero ti servono, senza preoccuparsi della loro provenienza.

La cosa più pericolosa è credere di avere talento. E’ pericoloso anche riuscire a scrivere con eccessiva facilità. I grandi libri nascono da un grande sforzo
Non bisogna fermarsi. Scrivere è una lotta simbolica contro la morte. E’ un rischio totale e un fiume lucente. E’ salvare immagini, persone, pezzi di mondo.

All’inizio faccio degli schemi, traccio delle traiettorie. Ma poi non obbedisco a questi schemi. Sarebbe la morte. Gli schemi sono trampolini. Dalla storia e dai personaggi ci si aspetta delle sorprese, è questa la parte più emozionante.

Anche quando scrivo romanzi c’è la presenza della ragione, dell’idea, ma io faccio partecipare altri aspetti, i demoni che tutti abbiamo, i mostri, le passioni, i deliri.

cose dette da Vargas llosa alla Holden di Torino, anni fa