la scrittura non si insegna, ma

Morì a 66 anni per enfisema polmonare; una morte forse cercata, dal momento che, ricordano i suoi biografi, fumava all’incirca 80 sigarette al giorno.
Sto leggendo Revolutionary Road, di Richard Yates, edito da Mimium Fax.
(E’ la mia lettura notturna, un’ora e mezzo almeno; durante il giorno, a spizzichi e bocconi, sto leggendo Asimov e la Yourcenar, di cui avevo letto niente, finora; e la scrittura della Yourcenar incanta).
Comunque, a proposito di Yates, alcune considerazioni veloci.
La prima. Uno dei più grandi scrittori americani, autore di quanti libri, sette, otto?, vendeva poco o niente, al massimo 12mila copie.
La seconda. Nei suoi libri Yates metteva sempre se stesso, metteva sempre la famiglia, metteva sempre il suo mal di vivere, segnato dal divorzio dei suoi genitori, e anche dalla sua vita sentimentale, precaria come la situazione delle sue tasche: divorziò pure lui, due volte.
La terza. Insegnava scrittura ma non credeva che la scrittura potesse essere insegnata.
La quarta. Citava sempre due libri, due capolavori: Madame Bovary di Flaubert, e Il Grande Gatsby, di Scott Fitzgerald. Ecco, Yates diceva che se era diventato scrittore lo doveva a Il grande Gatsby e, questa, è una grande frase, sui cui riflettere, e da accostare alla sua convinzione che la scrittura non può essere insegnata.
Ma ognuno di noi, evidentemente, ha antenne o può avere antenne: tutto parte dal proprio vissuto?

11 pensieri riguardo “la scrittura non si insegna, ma”

  1. Io ho anche altri Asimov, “Io robot” (bellissimo) e anche, guardacaso, “Viaggio allucinante”! Tutta roba trovata nel pattume del Balùn. Occhio, Remo, che è una delle cose sue più brutte, o men belle, ti mostrerò una recensione che ho su un altro fantascienza. Non si tratta di un libro originale di Asimov, ma di un libro che Asimov ha scritto basandosi sulla sceneggiatura e la visione di un film, del ’66 credo; pare un film non molto bello, un po’ con mezzi di fortuna, in cui si descrive il viaggio all’interno di un corpo umano da parte di un equipaggio all’uopo minaturizzato. Asimov – dice la recensione – fece quello che poté, che non fu molto, perché pare che la trama sia un poco imbecillina.

  2. Ormai la fantascienza si trova solo sulle bancarelle… da anni vado dai remainders e nei mercatini per scovare i vecchi romanzi degli Anni 70, quando la sf parlava del futuro… e proprio oggi che si sente il bisogno di immaginare un domani (come dice Valerio Evangelisti sul blog di Genna http://www.giugenna.com/2009/07/31/evangelisti-una-narrativa-adeguata-ai-tempi/) la sf sembra scomparsa… almeno in Italia (negli altri paesi viene ancora tradotta in grandi quantità: a Praga (dove ero fino a qualche giorno fa) le librerie hanno ampi settori di science fiction tradotta in ceco… lo stesso dicasi nei paesi di lingua tedesca…

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