la ragazza della mia età

L’ho vista che passava di fretta, la ragazza della mia età.
Non m’ha riconosciuto. Colpa anche mia: cuffia e occhiali da sole e barba lunga e sempre più bianca.
Cinquant’anni, elegante, guardava davanti a sè: nulla di buono all’orizzonte.
Avrei voluto dirle, Fermati, avrei volevo dirle, Guarda che oggi è una bella giornata,
avrei voluto dirti…

Ricordi?, era un sabato di tanti anni fa, ed era un giorno uguale uguale a oggi: d’inverno, ma che sa di primavera.
Uscimmo, s’era in cinque.
Fu un bel pomeriggio, tra i viali e le strade di periferia.
Tu e altre due compagne di scuola, ultimo anno delle superiori, a braccetto; dietro a voi e di fianco a voi, io e quel mio amico strano e distratto, che è , quel mio amico, un ricordo grigio, oggi. C’era, sì, era con noi, ma aveva altro per la testa, e non vedeva né voi né il cielo terso: guardando lontano, s’intravvedevano le montagne innevate.
Io quel sabato non lo scorderò mai. Voi tre che camminate; io che parlo con voi; voi che parlate con me; spensierati.
Ecco: spensierati.
Sai, ragazza della mia età, mi riesce sempre meno a essere spensierato.
Stanotte per esempio. Avevo davanti il computer e una pila di libri. E pensavo alle cose che devo o dovrei fare, alla cose che è meglio non fare, perché il tempo – gran bastardo – galoppa, e allora mi son detto: Remo hai due ore davanti, prima del sonno, fai qualcosa che ti va di fare. Ho scansato libri e computer.
E son stato per due ore a guardare, oltre la finestra, la notte. Rilassato, certo, ma spensierato no.
Poi stamattina ho visto te. Avrei voluto dirti, guarda che è sabato, ricordi quel sabato? Eravamo spensierati, costa niente esserlo, ma è un gran casino esserlo. Ricordi? Sforzati a ricordare è importante: guardavamo quelli che spensierati non erano.
Erano insomma quelli che siamo noi, oggi.
Però io credo che almeno provarci dovremmo: che ne dici, ragazza della mia età?, usciamo oggi e andiamo per viali?, la giornata promette primavera.

(Sai, io oggi racconto storie. Vere o inventate. Ne avrei una, da raccontarti. Vera. Ricordi quel sabato?, s’era in cinque. Voi tre spensierate. Io – stranamente – pure. Chè mi avevate contagiato. Poi c’era un amico mio. La sua storia, ecco, è bella come un libro triste: senza mai un giorno, un pomeriggio spensierato da ricordare).