la scena in chiesa e il libro nero

Sono a spasso col cane, tra la neve, mentre mia moglie e il piccolo sono in chiesa. Li raggiungerò. Il cane pare non sentire il freddo, io ho una sola parte del corpo calda: la mano sinistra (con cui fumo la pipa).
No, il freddo acuto come un coltello l’ho provato anni fa: alzandomi alle cinque per andare a lavorare in fabbrica. Alle sei eravamo dentro, a scaldarci alle macchinette di un caffè che faceva schifo, ma che almeno era caldo. E ci scaldavamo, anche, le mani coi fiammiferi, che usavamo per accendere le sigarette.
Finito il giro, porto a casa il cane, vado in un bar a prendere un caffè, raggiungo Francesca e il piccolo Federico Libero. La messa, ormai, è agli sgoccioli.
Allora, la chiesa è piccina. Ci sono due file di banchi, quattro persone a banco. Ai lati, ci sono sedie, quasi sempre occupate. Quelli che sono seduti per guardare l’altare devono girarsi a sinistra, se hanno le sedie lungo il perimetro di sinistra, devono girarsi a destra se invece stanno dalla parte opposta.
(Chiaro: se invece di guardare il prete guardano dritti davanti a loro, questi delle sedie laterali vedono i profili di chi sui banchi).
Allora, vedo questo io (poco interessato alla cose di chiesa, ho Federico Libero in braccio, che è tutto intento a osservare una giovane flautista che accompagna l’organista, vicino all’altare): vedo che una ragazza che conosco, giovane, carina, acqua e sapone, bei modi di fare, a un certo punto – ormai siamo agli sgoccioli della messa, del resto – resta sola, perché i suoi genitori se ne vanno. Un ragazzo giovane e carino, che non conosco e che stava dietro il suo banco, appena vede che è sola la raggiunge e le sorride; e vedo che il sorriso è ricambiato.
Andate in pace, vien da pensare, e invece no.
Né io, né il ragazzo avevamo fatto caso a un altro ragazzo, faccia meno carina, faccia incazzosa direi: seduto, appunto, su una sedia laterale, corrispondente al banco della ragazza carina.
Dunque, io sono all’altro lato della chiesa e ho pure gli occhiali da sole (son anche da vista ma ci vedo un piffero) comunque ho la nette sensazione che il ragazzo seduto sulla sedia di lato dica al ragazzo che ha raggiunto la ragazza, Cazzo fai?
Lei, la ragazza, non fa una piega, lui, il ragazzo carino, torna al suo posto, nel banco dietro, l’altro, quello incazzoso, se ne va: incazzato.
Cose della vita, in chiesa.
Si può immaginare di tutto.
Finita la messa sono andato al mercatino che c’è ogni prima domenica del mese. Ho comperato quattro libri usati.
La lunga notte del dottor Galvan, di Pennac.
Bersaglio, l’oblio, di Valerio Varesi.
La variante di Luneburg, di Paolo Maurensig.
Pericle il nero, di Giuseppe Ferrandino.
Totale spesa, 15 euro. I libri sono in ottimo stato.
Leggerò La variante di Luneburg, per primo.

Tornando a casa, incontro un tipo strano. Che alleva cocorite.
Mi fa. La vuoi una coppia di cocorite per il bambino?
E io: Ho già un cane e un gatto.
Poi dico a Francesca: Quello l’ho messo sul libro nero.
Che ti ha fatto, è una così brava persona?
Un giorno mi ha domandato se sono il nonno del bambino, è il quarto che me lo dice, solo con gli uomini mi succede, le donne, no, tutte le donne capiscono che sono il padre; oddio, a cinquantacinque anni uno potrebbe anche essere nonno, certo che lo so, ma il tipo comunque resta nel libro nero.
Stop.
Poi ci ho ripensato. No, non solo quattro individui di sesso maschile, no.
L’estate scorsa, sono col bimbo a Specchia.
Facciamo la coda per prendere pistacchi e ceci dolci.
Una bimba ci guarda e mi fa: Sei il nonno?
La mamma la guarda e le fa: E’ il padre, no?
Ho odiato una bimba, in quel momento: Ma ho amato follemente sua madre.