Link e il Vicolo

Ho tolto i link dei blog con cui sono (meglio dire ero) in contatto. Avevo in mente di farlo da tempo, dopo la dipartita di splinder.
Presto ricomincierò a reinseirne, ci tengo. Poco a poco.
Chi volesse segnalarmi il proprio link (non per altro, sono molto sbadato, io) può scrivermi a: bassini.remo(chiocciola)gmail.com

Vicolo del precipizio:
recensione di Salvo Zappulla
e intervista di Ivo Tiberio Ginevra

Certi silenzi

Passeggio nel corridoio di un reparto ospedaliero. La maggior parte dei ricoverati è gente che di anni ne ha tanti, tanti anni e tanti acciacchi. La maggior parte delle stanze, nelle quali ci sono sei posti letto, ci sono tre quattro ricoverati, più persone, familiari o badanti, che assistono.
La maggior parte delle volte che vado lì, io, ho voglia di scappare, o di andare a fumare fuori.

Poche ore fa.
Sono nervoso, sono in pensiero per una persona della mia famiglia che adesso è sotto osservazione, cammino su e giù.
All’improvviso mi sento osservato: in una stanza da sei posti letto c’è un vecchio, che mi guarda. E’ immobile sul letto, ha l’ossigeno, una flebo. Faccio avanti e indietro, ripasso davanti, vedo che mi osserva con insistenza.
Mi fa un cenno timido con la mano, un mezzo cenno, direi.
Entro nella stanza, domando: Ha bisogno? Devo chiamare l’infermiera?
Mi fa cenno di no, ma mi fa anche cenno, stavolta inequivocabile, di avvicinarmi a lui.
O mamma, penso, magari deve sfogarsi e io ne ho del mio…
Tutto molto più semplice, invece. Il vecchio mi dice che non arriva a prendere la bottiglietta dell’acqua minerale, sul comodino.
Ce n’è ancora? Me la può allungare?, di dice.
C’è poca acqua (non gasata) nella bottiglietta, la beve lentamente, quando ha finito me la porge e me ne indica un’altra (gasata, stessa marca di quella che bevo io).
Mi fa: Me la può aprire e avvicinare così dopo posso bere?
Ma certo, dico.
Lo guardo meglio. No, non è vecchio. Avrà settant’anni, forse meno. L’ospedale e l’ossigeno e la flebo invecchiano. E poi la stanza, semibuia, vuota, silenziosa.

Ci son silenzi e silenzi: questo fa male.
Lo saluto, esco.
Mi dice: Mi scusi se ho approfittato della sua gentilezza.
Si figuri, dico, e vorrei dire altro, che non mi viene.

La vecchia partigiana

Ho parlato con una vecchia partigiana, ieri. Quando posso mi abbevero delle sue storie. E della storia della sua vita: le sue battaglie, i suoi amori anche.
Sarebbe un bel libro la storia (vera) di questa vecchia partigiana. Ma – io almeno – non lo scriverò: ché lei non vorrebbe.
Fa bene al cuore conoscere persone che non amano esibirsi, che preferiscono restare nell’ombra ad accarezzare i propri ricordi. Sebbene siano grandi ricordi.

Di questo incontro, però, qualcosa ho potuto scrivere.
Mi ha dato il permesso la vecchia partigiana.

Il post su Il fatto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/aprile-giovane-attivista-comunista/

La porta del morto (e i due ceffoni)

Una lettrice di Vicolo del precipizio, tempo fa mi domandava se sapessi qualcosa della “Porta del morto” a Cortona, dove appunto il libro è ambientato.
E a Cortona ho preso informazioni.
L’origine è etrusca.
Entrando in Cortona dalla porta principale, Porta Colonia, e percorrendo via Dardano, ci si imbatte in Palazzo Mancini. C’è una porta: murata.
“La porta del morto”.
L’ultima rimasta. O della quale si sappia.
“La porta del morto” veniva murata subito dopo il passaggio del morto, così da impedire – questa è la credenza etrusca che ha resistito fino al 1600 – il ritorno della morte in quella casa.
Che se ne andasse da altre parti, la morte, a romper l’anima.

Sempre a Cortona, per sdrammatizzare.
Al ristorante.
Ho voglia di fumare un mezzo sigaro toscano.
Le coincidenze delle vita. Accanto al tavolo, dove sono con amici, c’è un signore che, altre donne che son sedute con lui, sta dicendo che avrebbe tanta voglia di fumare un sigaro toscano, anche mezzo, perché lo rilassava, poi però il dottore glielo ha proibito, e quindi, accidenti, non può, però vorrebbe, eccome se lo vorrebbe un mezzo toscano da respirare con l’aria buona, della Toscana.
Se vuoi ti rilasso con due ceffoni, dice una delle tre, la moglie insomma.
Non ha replicato, lui.