Mariangela

Se chiudo gli occhi rivedo il vecchio Salvo Randone che recita in Pensaci Giacomino, di Luigi Pirandello. Lo rivedo stanco, si siede spesso, ha bisogno del suggeritore, che sta sotto una botola. Poi rivedo Glauco Mauri nel Faust: lo rivedo recitare e lo rivedo mentre parla con me. Lo spettacolo è finito, piove, e io per la prima volta, timidamente, mi avvicino all’uscita dei camerini del teatro Civico di Vercelli. Glauco Mauri mi guarda e mi sorride, ed è un invito quel suo sorriso. Davvero vi è piaciuto ragazzi?, dice a me e ad un amico che è con me. Non sentiamo la pioggia mentre parliamo.

Poi rivedo Aroldo Tieri e Giuliana Loiodice che mangiano in fretta un panino prima di recitare Esuli di Joyce. Mi stupisco nel vedere teso soprattutto lui, il grande Tieri. Ma come: la paura del palcoscenico non finisce mai?, mi domando.

E rivedo Flavio Bucci, in Lorenzaccio: lo rivedo semplicemente perché ho trent’anni, pochi soldi, sono in piccionaia, e ho un grande ma grande innamoramento per il teatro.

E poi rivedo quella che per me, come spettatore, è stata la più grande interpretazione vista, in anni e anni di frequentazione del teatro civico della mia città. Mariangela Melato in Anna de’ miracoli, una quindicina d’anni fa, credo.
C’ero andato svogliatamente, quella sera a teatro. Anna de ‘miracoli l’avevo visto e rivisto in tivù, che palle.
Mi incantò invece: fu grande, grande, Mariangela Melato. Recitò col cuore, con tutta se stessa.

La notizia della morte di Mariangela Melato, qui.