Un mondo di ebook (speriamo di no)

Anni fa, una mia amica scrittrice mi parlò di un suo amico appassionato di libri e di jazz. Non si poteva inviargli mail, perché lui non aveva né computer né posta elettronica.
Non ha nemmeno il cellulare, mi disse questa mia amica.
Ho controllato nei giorni scorsi: ora ce l’ha un indirizzo di posta elettronica.

Ho una figlia grande, si chiama Sonia, ho un figlio piccolo, di tre anni, lo chiamiamo Cico.
Sonia, quando si iscrisse a Medicina non aveva familiarità con il computer. L’aveva usato a scuola, aveva visto il mio, sapeva che esisteva Napster ma… viveva bene senza connettersi, insomma.
Quando si iscrisse a medicina fece una scoperta: che doveva procurarsi un computer, o perlomeno usarlo. Gli appelli agli esami erano solo on line.

Pochi mesi fa, sono a Cortona, con Francesca e Cico. Siamo in un’enoteca, mangiamo.
Accanto a noi ci sono tre donne. Parlano di yoga. Poi di teatro. Poi di libri.
Una dice: Non leggerò mai un ebook, a me piace il contatto fisico con il libro.
Dice, insomma, una cosa nota. Che dicono in tanti.
Le altre due annuiscono, sono d’accordo con lei.
Lei però si accorge della presenza di Cico. Lo indica e dice: Ma vedete quel bambino? Da grande non avrà la possibilità di scegliere. Vivrà in un mondo fatto di ebook.

Speriamo di no.

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