Una volta era un paese: il libro di Stefano Tallia sulla ex Jugoslavia

Chi conosce la città e la sua storia, racconta che pro-
prio nelle vie del centro i serbi uccisero decine di perso-
ne incendiando il quartiere prima della fuga. Da allora
sono passati dodici anni ed è come se la scena si fosse
cristallizzata, come se nessuno avesse più avuto il co-
raggio di occupare quelle case, abitate per sempre dalle
anime delle vittime. A ben vedere, la sola cosa nuova è
il monumento in memoria dei miliziani dell’UÇK eretto
nella piazza tonda poco distante dalle case incenerite:
vedetta del nulla.
Ma a martirizzare Gjakovë non sono stati solo i ser-
bi. Quando la Nato iniziò a cannoneggiare con le bom-
be all’uranio impoverito le milizie di Milošević in fuga,
questa fu una delle regioni più colpite. Chiunque si fer-
mi in Kosovo per un lungo periodo sa bene quanto al-
cuni comportamenti alimentari siano sconsigliati: bere
acqua corrente, utilizzare il latte di produzione locale e
cibi che possano avere in qualche maniera assorbito la
radioattività che si presume esista sul terreno.
I kosovari tutto questo lo sanno, anche se nessuno
pare avere voglia di affrontare il problema. Lo sa bene,
ad esempio, il signore che a Gjakovë ci affitta la casa e
che gestisce un piccolo negozio di alimentari.

tratto da “Una volta era un paese”, un libro sulla ex Jugoslavia del giornalista Stefano Tallia.
La casa editrice è nuova, anzi neonata: Scribacchini editore.
Giovedì 6 alle 18 verrà presentato alla libreria Sant’Andrea, a Vercelli.