I libri nascosti di Luigi Bernardi

So, perché me lo ha scritto lui, che Luigi Bernardi ultimamente non trovava un editore che pubblicasse i suoi libri. Credo che nel suo cassetto (o nel suo computer) ci siano almeno tre romanzi. Rifiutati. O onor del vero, non so a chi li avesse proposti. Vorrei leggerli, un giorno.

Vado a memoria, ora. Qualcuno (forse Carlo Bo) scrisse che Fenoglio restò ai margini dell’editoria anche per il suo carattere, chiuso.
Aveva un carattere, sbagliato Luigi?
Sappiamo come era Luigi.

(E penso che nelle sue mail lui abbia regalato tanto a tanti di noi. Io sono uno dei tanti, e sono anche uno dei meno titolati a parlare, Ma ho pensato che fosse giusto scrivere, una volta ancora, di lui).

s’è ammattito

Ricordo l’ultima sera in fabbrica. Avevo deciso, ormai. Mi licenzio così mi laureo e poi vado a insegnare e scrivo romanzi (non è finita proprio così). Era comunque l’ultima sera: guardai il mio posto di lavoro, e pensai: mi sa tanto che proverò nostalgia.
No, non è successo.
Dissero di me: è impazzito, con una figlia da mantenere lascia un posto di lavoro fatto e finito.

Anni dopo. Lavoro in albergo, portiere di notte. Un lavoro bello. Perché di notte potevo leggere, studiare, ascoltare musica. E ogni tanto piovevano storie, lì. Stavo bene, ma bane davvero. Però mi mancavano pochi esami alla laurea, però mi attirava la redazione del giornale che ora dirigo (allora collaboravo per pochi spiccioli).
Me ne andai dicendo: lo rimpiangerò questo lavoro.
Un po’ rimpiango di non essere stato attento quando piovevano storie: di prostitute, di giocatori di carte, di persone famoese che magari alle 4 di notte non avevano sonno e scendavenao alla reception perché avevano voglia di piangere.

E  ho voglia di cambiare ancora, adesso. Di rimettermi in discussione. Di sapere che in giro magari dicono di me: s’è ammattito.