Dentro le cose che ho scritto e che scriverò

La morte, i ricordi, gli amori tormentati, i sensi di colpa, il dolore psichico e fisico, l’attrazione per i calpestati, gli sfigati, i timidi, e poi la fuga e per fuga intendo fuga verso la libertà, rottura. Ribellione verso ogni potere, ogni forma di sopraffazione, ribellione contro il consumismo e nostalgia-richiamo verso una vita – in città o in montagna o al mare non importa – più vicina alla natura, a come eravamo quando eravamo meno contagiati da questo progresso malato (malato perché non si prende cura, anzi, di questo mondo sempre più malato).

Nei miei libri, che siano gialli o meno, che siano pubblicati da Fanucci o dal Vento Antico o Dai Buoni Cugini io cerco di mettere questo.

La mia scrittura, infine. Mi interessa che arrivi, quindi cerco la semplicità cercando di fonderla con la scrittura incisiva che era così cara a Pontiggia.