Una pagina da Forse non morirò di giovedì

Questa è una pagina tratta dal mio nuovo libro, Forse non morirò di giovedì, che racconta di Antonio Sovesci, direttore di un giornale di provincia. E’ una pagina a cui tengo (anche i miei personaggi, come me, collezionano ricordi).

Perché non sono andato al bar di Dessì? La domanda se l’è posta entrando nella “Torrefazione Noemi”, che non frequenta da anni e che, da anni, ogni qualvolta ci passa davanti, evita di guardare. Quando ripensa ai giorni più felici della sua vita, Sovesci ripensa a questo bar, che da quando Simona è andata via ha cercato di cancellare dai suoi pensieri.
Stamattina, invece, c’è entrato senza pensarci, come sospinto da una forza sconosciuta.
L’arredamento del piccolo bar-torrefazione è un po’ cambiato. Il pavimento di legno è lo stesso, rivede le scarpe da ginnastica di Simona che lo calpestano. Simona aveva un’eleganza tutta sua: maglioni e giacche eleganti, ma abbinati a blue jeans; e Superga bianche, oppure nere; calzini bianchi.
Spremuta di limone per lui, di arance per lei. Caffè doppio per lui, caffè d’orzo con una brioche alla marmellata di albicocche per lei, che poi gliene offriva un morso. Erano felici. Dal bar potevano salutare la finestra della loro casa, al quinto piano del condominio color granata, dall’altra parte del viale, tra i rami e le foglie. Al di là della vetrina, mentre si stringevano la mano sotto il tavolino, specialmente quando lei era triste, potevano osservare il mondo variopinto di umanità che transitava davanti ai loro occhi.
Le succedeva spesso, di essere triste.
«Stammi vicino, ho voglia di piangere senza sapere perché. Vuoi consolarmi dicendomi qualcosa di carino?»
Dietro la sua voglia di piangere c’era un profondo senso di insoddisfazione. Prima di sposarsi, la sua vita era stata un susseguirsi di studi interrotti e di lavori abbandonati. Due gravidanze andate male nei primi anni di matrimonio avevano aumentato le sue insicurezze. Voleva fare qualcosa, poteva andare bene tutto, riprendere gli studi, oppure un lavoro da commessa, scrivere. Scrivere articoli per il giornale?
«No Antonio, ti metterei in difficoltà.» Lui cercava di starle vicino e di consolarla. «Simona, lo sai, io credo in Dio e credo che ci sia un aldilà. Giorni fa ho però pensato che a me di andare in paradiso non importa. Il paradiso sei tu, è questo bar, è la nostra colazione.»
Era scoppiata a piangere, lei, e quel giorno fu un grande giorno. La sera a cena, poi una lunga notte di carezze e di parole dolci. Ma il senso di insoddisfazione sarebbe tornato presto, un po’ come certe malattie di cui non ci si libera.

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Informazioni su remo

Scrivo, ma in vita mia ho fatto di tutto: cameriere, operaio, portiere di notte. Sono stato anche disoccupato. Mi mi sono laureato lavorando. Poi ho fatto il giornalista e scrivo anche libri

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