Gente strana gli editori

Gente strana, gli editori, soprattutto quando ti invitano a cena o a pranzo, per esempio.
Anni fa (tanti anni fa) un editore invitò me e altri scrittori, scelti non so in base a quale criterio, a un pranzo nella sua villa. Non andai. Non mi chiesero perché, me l’avessero chiesto avrei fornito la spiegazione, che è questa: tu, editore, non rispondi alle mia mail per tre, dico tre, anni, e poi pretendi che io corra da te?

Pochi anni fa, invece, un editore invita me e altri due scrittori a cena, dopo una fiera letteraria. Può venire anche sua moglie, mi scrive qualcuno, non ricordo chi, della casa editrice. Rispondo: bene, grazie, ma c’è anche mio figlio, che ha otto anni e che io mi porto sempre appresso quando vado in giro. Risposta dalla casa editrice: l’editore dice che l’invito vale solo per lei e la signora, ci spiace.
Provo a insistere, anche perché l’editore ha sempre risposto alla mia mail. Dico che mio figlio è buono, non scassa le palle, c’è abituato, lui, ad annoiarsi tra gli adulti.
Niente da fare: per l’editore la cena è una cosa seria, e seria, per lui, vuol dire: moglie sì, ma figli no. Amen.
Risposi gentilmente.
Non credo di essermi perso molto: né al pranzo di tanti anni fa né all’… ultima cena.