Un ladro che non aveva la faccia da ladro

Storie che non ho mai raccontato in un romanzo: sono vere, sembrerebbero inventate. Da romanzo. Da non credere.
Ne ho due (forse tre).

Il ladro e la ballerina.
Il ladro è un ricordo della mia direzione del giornale La Sesia.
La ballerina (un ricordo della mia esperienza come portiere di notte) la racconto domani.
Poi (sempre epoca portiere di notte) c’è il racconto sulla prostituta: che invece sembrerà qualcosa di già visto.

Parto con il ladro. Ho gli appunti che scrissi il 24 novembre del 2006.
Scrissi.


E successo pochi giorni fa.
Un uomo di mezza età, né alto né basso, né bello né brutto, si presenta in una piccola banca e, arrivato il suo turno, mostra un foglio alla cassiera.
«Questa è una rapina, mi dia l’incasso, sono vittima degli usurai.»

La cassiera lo guarda. Ha un difetto, o un pregio chissà, quell’uomo: ha la faccia di un buono. Non fa paura. Non sembra nemmeno uno fuori di testa. E uno che non sembra niente, ecco.
Così la cassiera gli dice: «Mi spiace la cassa è chiusa.»
Lui allora risponde: «Va bene, allora vado via.»
E scappa.
Ora lo stanno cercando.
Se lo beccano è comunque tentata rapina.
Delle balle, ma tentata rapina è.

(Forse non lo presero. Mai saputo. L’articolo, un trafiletto, è stato pubblicato su La Sesia)

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