La ballerina francese: una storia vera che non sembra vera

In un night, io, non sono mai entrato. Quando vedo un’insegna, quando leggo night ripenso a lei. E a una delle mie notti da portiere di notte.

Sembrava una statua greca. Lineamenti bellissimi, occhi e capelli neri. Elegante, anche un po’ austera nel vestire. Dicevano che aveva già cinquant’anni, ma ne dimostrava dieci meno.
Ed era gentile con tutti. Sempre sorridente.
Stentavo a credere che facesse la ballerina nei night.

Che ballasse e si spogliasse, anche.
In più night. Che si erano messi d’accordo e avevano ingaggiato la ballerina francese: una serata per locale., così da divedere i costi.
La ballerina francese era cara. I locali si riempivano per vederla.
Nessuno mai mi raccontò un suo spettacolo. O meglio: non chiesi nulla a chi la vide. Non m’interessava.
Arrivava in albergo verso le due di notte accompagnata da un taxi, mi chiedeva le chiavi della sua stanza, mi salutava con un sorriso e con una mancia.
L’ultima sera che la vidi, era una domenica, però, non mi sorrise.
Verso l’una di notte arrivano due tipi. Mi chiedono della ballerina. Arriverà tra un’ora, rispondo. Avrei avuto un’ora di tempo per studiare un libro di Machiavelli, o per dormire. Il giorno dopo avevo lezione. (Corrado Vivanti, storia delle dottrine politiche; tra i miei compagni c’era Marco Travaglio): Quei due tizi, però, mi dissero: Aspettiamo qua.

Li mandai a quel paese, mentalmente.
Infatti mi chiesero da bere, poi cercarono di attaccare bottone, poi mi chiesero di telefonare… Niente Machiavelli, niente relax che ti concede la notte quando fai il portiere di notte. Alle due, puntuale, la ballerina francese arrivò.
Dopo due minuti arrivò anche un terzo uomo, amico dei due. Più anziano. Cappello in testa. Faccia da leadr, faccia più rassicurante rispetto agli altri due.
Iniziò la contrattazione.
Lultimo arrivato stava in disparte. furono gli altri due a parlare.
– Quanto vuoi? Ti basta un milione e mezzo?

(Mezzo milione per ognuno di voi, pensai…)
(Era l’anno del signore 1986, mi pare che io guadagnassi cinquecentomila lire).
E lei: – Signori ho sonno.
– Dai, non tiriamola per le lunghe, due milioni… ultima offerta, perché sei tu.
Silenzio. Li guardava, inespressiva. Calma.
– Allora, hai sentito? Due milioni.
Ancora silenzio. Il suo volto però era diverso, serio, a un certo punto della notte, con un cenno, mi indicò la chiave della sua stanza.

Volevo dirle: c’entro niente, io, ma non guardava verso di me. A testa alta, fissava i suoi interlocutori.
Mentre il tipo che contrattava,continuava a insistere (due milioni per un’ora, massimo due ore. quando mai li guadagnerai?) lei ticchiettava nervosamente con la chiave della stanza sul balcone.
Si sta facendo tardi. Il cointrattatore tenta l’ultima carta. Si volta, guarda il terzo uomo che gli fa un cenno d’assenso col capo.
– Senti, facciamo una cosa. Saliamo su da te ma prima t diamo tre milioni, te li diamo subito, hai capito?
– Siete voi che non avete capito. Io voglio sole le mie lenzuola, buona notte signori – disse, e poi se na andò, girando le spalle. La osservai mentre aspettava l’ascensore. La ballerina più bella, che non sembrava una ballerina da night.
Non feci caso ai tre che guadagnarono l’uscita.
Erano le tre, mi feci un caffè, fumai una sigaretta, mi accomodai sulla poltrona. Per due ore potevo rilassarmi. Pensando alla ballerina francese.

Ci ripenso ancora, qualche volta. Una storia vera che non sembra vera.

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