I miei ultimi 34 anni

(Cenni sul sottoscritto si trovano qui su wikipedia.)

Vivo a Vercelli ma sono nato a Cortona il 23 settembre 1956. I miei erano mezzadri. Era una domenica sera. L’infermiera, appena mia madre partorì, disse: Brava, che faccio in tempo ad andare al cinema.

E adesso facciamo un salto al 1982.

Ho 26 anni, vivo a Vercelli da una vita, lavoro in fabbrica. Ci sono entrato a 19. Era stata una scelta politica. Respirare un mondo idealizzato. Ho un ripensamento:. Mi chiedo: ma tu non sognavi di diventare un insegnante di lettere e di scrivere magari qualche libro? Così mi iscrissi appunto alla Facoltà di Lettere e di Filosofia continuando a lavorare (fabbrica, poi disoccupazione e lavori saltuari, poi portiere di notte, poi collaboratore del bisettimanale La Sesia).
Sta di fatto che sono diventato giornalista (per caso, perché avrei voluto insegnare) e che sono riuscito, anche, a pubblicare dei libri.
Ma ho sognato e sperato di fare anche altro, proprio grazie ai (fantastici) anni che ho vissuto frequentando Lettere e Filosofia a Palazzo Nuovo.
Ho sperato e sognato, anche, di diventare psicanalista, seguendo per due anni le lezioni di Franco Borgogno. Le sue lezioni sulla Klein non le dimenticherò mai.
Mi sono illuso di saper scrivere delle poesie, seguendo le lezioni di Stefano Jacomuzzi.
Poi, ho accarezzato l’idea di fare l’attore di teatro, dopo aver conosciuto Gian Renso Morteo. Tant’è che ho recitato, anche (La vita è sogno, di Calderon de La Barca; L’uomo dal fiore in bocca, di Pirandello).
Ma il docente universitario che maggiormente ha lasciato il segno su di me fu Corrado Vivanti, che curava la Storia d’Italia per Einaudi. A trent’anni (avevo sostenuto 18 esami su 20) inizia ai lavorare a una tesi sulla comunità israelitica di Vercelli. Quando sono a buon punto, arriva la doccia fredda, anzi freddissima. Un mattino Corrado Vivanti mi accompagna alla Comunità israelitica di Torino, deve consultare un testo. Siamo in taxi. Mi dice: Sono stato trasferita a Perugia, lei pensa di potermi seguire?
Avrei tanto voluto, eravamo in buoni rapporti, andavamo a passeggiare sul parco del Valentino e a volte io e Vivanti ci sentivamo per telefono, ma non gli avevo detto che ero sposato e avevo una bambina piccola e che per campare facevo il portiere di notte…
Non sapendo cosa fare (addio università) bussai alla porta della redazione del giornale La Sesia e cominciai a fare il giornalista di provincia. 

Sono passati 34 anni anni da allora e di cose ne sono successe tante.
Nel 1988 La Sesia mi assume. Mia figlia Sonia, allora, aveva 8 anni. Ero diventato padre a 23 anni.
Nel 1991 mi laureo in Lettere con una tesi interdisciplinare (storico-letteraria) dal titolo: Aspetti politico e sociali nell’attività di Achille Giovanni Cagna. Relatore Narciso Nada, controrelatore Giuseppe Zaccaria. Il voto è 110.
Sempre nel 1991 ho l’ultima crisi epilettica (ne avevo dal 1975 all’80, poi un paio nell’86).
Alla Sesia, con Francesco Brizzolara direttore, divento caposervizio e poi caporedattore.
Ho la fortuna di conoscere Marco Travaglio (che era stato mio compagno di università) e Massimo Novelli, giornalista culturale di Repubblica. Collaboro con L’Indipendente diretto da Daniele Vimercati.
Per anni faccio il giornalista a tempo pienissimo. Anche di notte. Al tempo stesso gioco a bowling (a livello agonistico, arrivo a essere un giocatore di serie A), leggo (in genere la notte, dall’una alle tre). Per due anni tengo un corso di scrittura (come volontario) al carcere di Vercelli.
Nel 2001 mi separo.
Nel 2002 La Sesia pubblica il mio primo libro (lo avevo fatto prima leggere a Laura Bosio), Il quaderno delle voci rubate (ristampato nel 2019 da I buoni cugini).
Nel 2003 esce Dicono di Clelia (Mursia), faranno seguito altri libri (Lo scommetitore, con Fernandel; La donna che parlava con i morti, Newton Compton, ristampato da Il vento antico).
Nel 2005 divento direttore del giornale La Sesia.
Faccio una grande incontro, con una persona che porterò sempre dentro: don Luisito Bianchi (autore di un libro che per me e non solo per me è un capolavoro: La messa dell’uomo disarmato).
Nel 2006 mi sposo con Francesca (secondo matrimonio)
Nel 2007 conosco un grande giornalista, Ciro Paglia, escono altri libri, conosco Luigi Bernardi, pubblico con lui (Perdisa), eccetera eccetera.
Nel 2007 ho un riconoscimento un busta paga perché il giornale registra il record di vendite, dal 1871.
Nel 2010 nasce Federico Libero detto Cico. Escono altri libri.
Nel 2014 mi licenzio dalla Sesia (diventando per metà pensionato con i contributi Inpgi, e metà esodato: i versamenti inps diventeranno pensione quando compirò 67 anni e mezzo, mi pare), alle comunali sono il candidato sindaco di una lista di sinistra (Sel e lista civica Voce Libera), per qualche mese faccio il consigliere, poi per un anno e due mesi l’assessore all’ambiente del Comune di Vercelli, poi rassegno le dimissioni e torno a fare il giornalista e scrivere, nel 2018 muore mia mamma, intanto escono due gialli per Fanucci (La notte del santo e La donna di picche).
Cosa importante. Vivo a Vercelli ma quando posso torno a Cortona, la città degli infiniti ritorni.
E adesso vediamo.

​L’ultimo libro ​scritto ​si intitola Forse non morirà di giovedì, Golem edizioni, ​dal 25 febbraio 2021 in libreria.