La Mimma (da Vicolo del precipizio)

Sono a Cortona, ora, il paese dove sono nato, il paese a cui ho dedicato Vicolo del precipizio (Perdisa Pop, 2011).
Il più bel personaggio del libro sicuramente è la Mimma.

Un estratto di Vicolo del precipizio.

Non ricordo – è una zona d’ombra della mia testa – quan-
do fu che la Mimma mi fece questi racconti. Ho come la
sensazione di averli sempre conosciuti, perché la voce della
Mimma è come un flusso che sento scorrere dentro me.
Era una donna meticolosa: le storie che da ragazza ave-
va imparato leggendo i libretti andati persi dei cantastorie,
dopo averle imparate a memoria, le aveva trascritte in un
quaderno.
Mi sembra di risentirla che me le canta al telefono. «Ma
guarda che io c’ho poche scuole», mi aveva detto quando le
avevo spiegato che i suoi ricordi erano il punto di partenza
per la mia tesi di laurea.
Povera Mimma. I suoi genitori, mezzadri e analfabeti, la
sgridavano quando vedevano i suoi quaderni. Quello con i
dettati poteva andare, ma quello di matematica no: c’era-
no troppi spazi bianchi tra un’operazione e l’altra, la Mim-
ma sciupava la carta («E qui, qui perché ’un ci scrivi?» «Oh
mamma, queste son divisioni, ’un posso scrive dappertutto,
la maestra s’arrabbia») e i quaderni costavano.
Comunque: il canto che più amava e più mi cantava vo-
lentieri, senz’altro, era Pia de’ Tolomei. «’Un ti ricordi più
che ti piaceva tanto quand’eri piccino, e mi dicevi “Mimma,
ricantamela”».
No, non mi ricordavo.

Negli anni che de’ Guelfi e Ghibellini
repubbliche a quei tempi costumava,
batteano i Cortonesi e gli Aretini,
specie d’ogni partito guerreggiava:
i Pisani battean co’ Fiorentini,
Siena con le Maremme contrastava;
e Chiusi combattea contro Volterra
non v’era posto che non facesse guerra.

Io però insistevo per un altro canto, legato a un fatto di
cronaca nera: un sacerdote accusato di aver ucciso l’amante,
dopo averla saputa incinta.

Chi la gettò la donna sul rio
fu don Amilcare figlio di Dio…

E tante, tante altre. Ho ancora il quaderno con tutte le
trascrizioni che la Mimma mi regalò. Me le portò a Torino
quando venne a trovarmi, mi ero trasferito da poco, era un
giorno di dicembre, poco prima di Natale.
«Io di Cortona c’ho solo ricordi brutti, ma un capirò mai
perché tu te ne sia andato… la Stefania ha pianto tanto!» mi
diceva, ma senza insistere.
Quando diceva Cortona, intendeva la sua vita da mezzadra.
Non mi confidò mai, per pudore, il vero motivo della sua
fuga dal paese. Sapeva però che ne ero al corrente. Credo,
anzi sono sicuro, che fu proprio lei a dire a mia madre di
raccontarmi tutto. Così da potermi dire la famosa frase: «Vo’
a stare in un bel posticino».
Era stata per anni e anni l’amante di un ricco uomo spo-
sato, proprietario di case e di vigneti, un nobile. Quando lui
crepò – all’improvviso, senza segni di malattia – scoppiò il
putiferio: la Mimma, al funerale, si accodò, ma in fondo al
corteo funebre. Fu però raggiunta dal figlio del suo amante,
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che la svergognò, bastarono poche parole: «Mia madre e io
non gradiamo la sua presenza, signora, ci ha già fatto abba-
stanza male». Le pronunciò a bassa voce, ma vedendo che
la Mimma se ne andava via, correndo e barcollando per la
vergogna, tutti capirono.
Però l’uomo di cui era stata amante aveva fatto in tempo a
lasciarle un bel po’ di soldi, mi aveva raccontato mia madre.
Adesso dorme all’ombra di un cipresso, al camposanto del
paese, la Mimma. La tomba è proprio davanti alla tomba di
famiglia dell’uomo che ha amato per tutta la vita. La sua foto
guarda lui e lui guarda lei.
«Brava Mimma, scacco matto».

i miei libri: il punto

E’ confermato, dunque: il 9 novembre esce il mio sesto romanzo, Vicolo del precipizio, con Perdisa. Sono contento di uscire di nuovo con Peridisa (a cui sono approdato grazie a Luigi Bernardi),  meglio un piccolo editore serio che uno medio grande ma menefreghista. Mai avuto, io, la fregola di pubblicare con l’editoria nota e potente (quella più distribuita, quella che ti fa guadagnare di più, quella che ti fa ottenere qualche recensione in più).
L’editore più grande con cui ho pubblicato è stato Newton Compton. Mi contattarono loro, avevo scritto Lo scommettitore (che, pubblicato da Fernandel, era diventato il libro del mese a Fahrenheit nell’agosto 2006 e che fu anche finalista per il libro dell’anno Fahrenheit) e sul mio blog avevo annunciato che stavo scrivendo un altro libro, La donna che parlava con i morti.
La Newton mi chiese la sinossi e un capitolo, dopodiché mi proposero un contratto. Dissi di sì a loro e ignorai altre possibilità: la Newton era stata la prima a farsi avanti e io diedi la precedenza alla casa editrice di Raffaello Avanzini.
(Non solo: La donna che parlava con i morti io l’avevo già proposta agli editori con cui avevo già pubblicato, cioè Mursia e Fernandel, appunto perché non vado alla ricerca spasmodica della grande editoria; dallo sguardo “a entusiasmo zero” dei miei interlocutori avevo però capito che era meglio battere ad altre porte).
A novembre, quindi, esce Vicolo del precipizio, il prossimo anno, invece, dovrebbe uscire un’antologia della Marcos y marcos con otto racconti noir (e uno degli otto è il mio) ambientati a Milano e dai quali verranno tratti dei cortometraggi. E con i racconti Marcos y marcos proporrà il cd dei cortometraggi (forse un cofanetto), che prima verrà trasmesso da Sky.
Il progetto è partito da alcuni giovani registi milanesi.
Intanto devo scrivere due racconti per due antologie e procedere con un altro romanzo, il settimo.
La situazioni dei miei libri è comunque questa.
Il quaderno delle voci rubate, che fu pubblicato nel 2002 dal giornale La Sesia (allora ero giornalista, ora lo dirigo) è fuori commercio. Il romanzo, che ebbe una diffusione solo locale, è in lettura da alcuni editori, per una ristampa.
So che la mia agente lo ha proposto anche ad editori stranieri. Vedremo.
Lo scommettitore, pubblicato da Fernandel nel 2006, si trova ancora: basta scrivere alla casa editrice.
Dicono di Clelia, Mursia 2006, stessa cosa; credo che Dicono di Clelia sia il mio libro andato peggio. Poche recensioni, poche vendite. E’ in vebndita su Ibs.
La donna che parlava con i morti, Newton Cmpton 2007, è fuori catalogo e io sono rientrato in possesso dei diritti del libro. Per ora è al vaglio di Perdisa per una eventuale ristampa nel 2012.
Tamarri, raccolta di racconti (molti dei quali già comparsi in rete) pubblicati da Historica è ancora in vendita su Ibs.
Bastardo posto, Perdisa Pop 2010, è ancora in circolazione; in libreria si trova poco, la casa editrice comunque ha ancora copie; e a luglio farò un’altra presentazione, a Torino.
Il monastero della risaia, racconto lungo pubblicato da SenzaPatria, è ancora reperibile: in qualche libreria, su Ibs.
E adesso è quasi tempo di editing per Vicolo del precipizio, libro strano, questo. Il protagonista è un editor che lavora per un agente letterario e che insegue i ricordi suoi e della sua famiglia, in quel di Cortona, che è il mio paese. Alcuni ricordi sono boccacceschi, i richiami all’editoria, invece, hanno il sapore dell’invettiva. In pratica: il mio protagonista dice dell’editoria quello che ho sempre pensato e detto, in questo blog.
Ma il punto di partenza vero è stato il quaderno di mia madre.

la fedeltà di Pinocchio

Ogni anno, alla cara stagone della neve e della castagne, cavo dallo scaffale dei libri più vecchi, Pinocchio; cerco un posto quieto vicino alla stufa, e me lo rileggo. Perché?

Potrei dire che nelle pagine di Pinocchio ricerco i segni di un’infanzia lontana; i ricordi vaghi, le incerte impressioni della prima lettura…
Potrei dirlo, ma non sarebbe vero. Checché gli uomini dicano, fingano (magari a se stessi) di credere, è raro che qualcuno rimpianga davvero e non soltanto a parole – l’infanzia lontana. Quel rimpianto significherebbe un ottimismo non so se eroico o imbecille…
E allora rileggo Pinocchio per un’abitudine letteraria? Per riaccendere ancora e controllare nella lettura le impressioni nuove, su quelle vecchie; le illusioni che restano, su quelle cadute; per il bel gusto, alla fine, di tirare le somme ogni anno di un bilancio ch’è sempre in perdita?

… ma più semplicemente voglio dire che ogni anno ricerco Pinocchio, perché ogni anno sento di volergli più bene.
Gli voglio bene prima di tutto, per la sua onestà casalinga.

– C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. – No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo di castagno.

Pinocchio, fino alla fine, tiene fede alla sua origine.

Pietro Pancrazi, Venti uomini un satiro e un burattino, Vallecchi 1923.

Pietro Pacrazi, studioso, saggista, critico, consulente editoriale, è nato a Cortona nel 1893 ed è morto a Firenze nel 1952.
Scrisse articoli per la terza pagina de Il Corriere della Sera., numerosi libri (uno mi pare sia in ristampa)
Campanilisticamente, quando scriveva di Collodi (Carlo Lorenzini) ricordava che “nacque nel 1826 da Domenico, oriundo di Cortona”.
Beh, non fossi nato a Cortona non avrei, anni fa, letto quel che scriveva Pancrazi su Pascoli o su Giusti, che è un gran poeta, discorsi di campanile a parte.
(Fossi papa, scusatemi, a momenti / l’ira metterei tra i sacramenti)