perché la scrittura nasconde

Perché la scrittura nasconde, almeno un po’: non sai mai cosa c’è di vero o cosa c’è di falso nella scrittura. Ti ci puoi nascondere dietro, se vuoi. O, forse, il punto è proprio questo: che è impossibile scrivere la verità. Me lo sono chiesta tante volte, e mai sono arrivata a una risposta.
A proposito di quegli inediti che dicevo (scrittori che sono scrittori a tutti gli effetti ma che per luogo comune non si possono definire tali fintanto che i loro fogli dattiloscritti non vengono raggruppati in sedicesimi in un oggetto chiamato libro), a proposto di questi, mi piace scoprire che ci sono un mucchio di cose da imparare anche da chi non è (o non lo è ancora) scrittore.

Alessandra Buschi, Il libro che mi è rimasto in mente, Fernandel.
E’ un romanzo, dove l’autrice parla di sé: del suo essere editor e donna.

Ogni tanto viene a leggere questo blog. Alessandra; di lei ho detto spesso nel primo blog, Appunti. Ha poco tempo per la rete, lei. Ogni tanto qualche suo racconto compare su Tina, la rivistina di Matteo.B. Bianchi.

E poi.
10mila contatti in 22 (quasi 23) giorni: grazie. E scusate se io giro poco per la rete, ma sono a corto di tempo ultimamente.

Buone cose

10 pensieri su “perché la scrittura nasconde

  1. La scrittura nasconde ma può anche scoprire.
    Con la scrittura puoi dire cose di te che con il verbo, con la quotidianità, non ce la faresti a fare uscire. Con la scrittura puoi dire ciò che eviteresti di dire a qualcuno. Ma lo dici nero su bianco scrivendo. Senza timore. Poi certo si possono travisare le varie realtà. Ma si può sempre scegliere.
    Scegliere se nascondersi o scoprirsi.

  2. succede che la scrittura prenda il sopravvento a volte.
    sia lei più forte del pensiero: succede quando si scrive con le viscere o con le mani…
    poi quel che scriviamo sono a volte gli altri che ce lo sanno spiegare.
    qualcuno mi ha detto cose dei miei libri “a distanza”, facendomi riflettere; altri, che magari vedo tutti i giorni, han detto, ma non ci hanno visto.

    luisito bianchi l’ho conosciuto una sera, in pizzeria; poi avrei dovuto presentare lui e i suoi libri (che è cosa che faccio raramente: ho presentato altri autori tre volte, in tutto).
    comunque questo prete, questo piccolo uomo che t’incanta, disse, parlando del suo libro Sironi, La messa dell’uomo disarmato una cosa che mi colpì.
    Disse, don Luisito, che tante cose della sua scrittura gliele aveva fatte capire Paola Borgonovo, editor di Sironi.
    (e io da allora, sogno di scrivere un libro e di avere per editor Paola Borgonovo).

  3. Continua il discorso di ieri, dunque.
    E guarda caso:
    http://squilibri.splinder.com/post/16833178/Allo+specchio
    Stefania parla del libro di Elena Loewenthal, Scrivere di sè. Identità ebraiche a confronto .
    Cito da lì:
    “Usare la “prima persona” vuol dire affidarsi, consegnarsi a un altro che non conosci: il lettore.
    «Accetto il rischio. Scrivendo, io taglio la realtà come mi pare, chi mi legge taglia la storia come piace a lui. È la libertà assoluta, una libertà necessaria.”

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