Ogni tanto succede e, quando succede, solitamente faccio finta di niente (e ringrazio).
Li ringrazio a Contaminazioni (LorenzaBoninu) e a Mauro Gasparini, però chiedo scusa, ma la catena non la continuo.
A volte (diciamo almeno due volte al giorno, prima o dopo i pasti, è indifferente) penso di chiudere con questo blog, conface, splinder, anobii. Penso di chiudere con tutto, ma non perché mi senta oberato: per scrivere un post impiego pochi minuti, solitamente dico la prima cosa che mi viene in mente,quasi mai faccio il controllo ortografico.
Insomma, improvviso, a seconda.
Se mangio il panino durante il lavoro magari posto una storia arrivata al giornale (quella della signora sulla sedia a rotelle che cerca sigarette, oppure quella della ex mondina che ritrova il suo ex moroso dopo quarant’anni), se invece posto dopo il terzo caffè, magari racconto delle persone incontrate, per strada, nel tragitto, con tappe al bar e dal tabaccaio e dal panettiere, che porta da casa mia alla redazione de La Sesia.
So che in tanti han storto il naso per l’impostazione di questo blog, altri invece l’han capita che è così: che è anche, insomma, una questione di tempo.
Io posto quando ho tempo e quando ho tempo mi vien da scrivere o del libro che sto leggendo o delle bestemmie che mio padre ha ripreso a dire approfittando del fatto che mia madre è diventata sorda e non lo cazzia, come succedeva invece fino pochi anni fa.
Sto tergiversando (è notte, e io di notte, tergiverso. Oppure no: di notte tiro fuori i ricordi, è il tempo dei ricordi, la notte, o ei pensieri poco belli, tipo morte, suicidi, malattie. Ma anche amori, pensiamo agli amori, oggi, di sempre…)
No, non è il blog che mi porta via del tempo, né facebook, né splinder.
E’ la posta elettronica. Certi giorni scoppia.
E a me sta bene che scoppi.
Nel rapporto uno a uno si è più schietti, non c’è la mediazione di una scrittura che viene letta anche da altri.
Si litiga magari di più ma si è anche meno permalosi.
Allora, quando certi giorni son preso da cento cose, e magari qualcuno si offende con me perché tardo a rispondere o non leggo una sinossi, dico: cominciamo col chiudere il blog, venti minuti risparmiati.
In realtà la voglia di chiudere i blog viene anche perché spesso (anche qui, ogni giorno direi) penso di non avere più nulla da dire.
E allora penso a questo.
Penso che mi piacerebbe coordinare un bel blog collettivo (tipo Habanera, o La poesia e lo spirito) ed invitare un bel po’ di gente, in pratica un bel po’ di gente linkata (o che magari mi scrive della mail), a farne parte. E coordinare.
Sì, ma quanti?
Ecco, a questa risposta si ricollega quanto ho scritto sopra sulla catena: non ho quindici blog da segnalare, ma almeno cinquanta.
E mi piacerebbe, giuro che mi piacerebbe, coordinare un blog collettivo di cinquanta teste. Che conosco e stimo.
Tempo verrà, spero.
Buona giornata
