Lavori e altro che ho fatto in 69 anni di vita.
Scolaro poi studente all’istituo tecnico agrario.
Cameriere per tre mesi (mentre facevo le superiori).
Lavoretti vari (mettere i piattelli in un tiro a segno).
Impiegato/sindacalista per due mesi, dopo il diploma.
Operaio in fabbrica, per sette anni. Anche operaio sindacalista.

Lettere e filosofia a Torino, frequentando tutti i giorni, mentre faccio l’operaio a Vercelli (mi abituo a dormire 4 ore per notte, qualche volta mi addormento in treno).
Disoccupato e studente per due anni, facendo lavori saltuari (per esempio pulizia soffitte e cantine).
Portiere di notte in albergo (sempre frequentando Lettere).
Inizio attività giornalistica (e correzione bozze) per la testata storica (1871) di Vercelli, La Sesia; entro per la prima volta in redazione il giorno del mio trentesimo compleanno.
Attore in una filodrammatica (ho interpretato Sigismondo ne La vita è sogno di Calderon de La Barca, poi L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello, poi un reading di poesia)
Laurea in lettere a indirizzo storico (110, su 110, a 35 anni, giugno del 1991) sempre lavorando: alla Sesia – dove intanto mi hanno assunto come redattore, Mi occupo di sport e cultura.
Dopo, la laurea (sudata):
Caporedattore al giornale La Sesia.
Oltre al giornalismo, insegnante volontario per due anni di scrittura in carcere.
Collaborazione con L’Indipendente diretto da Daniele Vimercati.
Arrivano i primi libri. Il quaderno delle voci rubate (pubblicato dal giornale La Sesia nel 2002,
Poi Lo scommettitore (Fernandel) e Dicono di Clelia (Mursia) entrambi nel 2006.
Il 23 marzo del 2003 apro questo blog.
Seguiranno altri libri (ne ho scritti 15 in tutto, 13 romanzi, 2 raccolte di racconti).
Direttore del giornale La Sesia per 9 anni.
Un blog anche ne Il Fatto on line.

Da pochi giorni dopo la laurea (giugno 1991) e poche settimane dopo la mia nomina a direttore (aprile 2005) pratico il bowling a livello agonistico, a volte anche con buoni risultati. Faccio tornei anche in Francia e Svizzera.
Pensione anticipata a 57 anni.
Candidato a sindaco per una lista civica e per Sel.
Consigliere comunale per un anno e mezzo, poi assessore all’ambiente per 14 mesi.
Dimissioni (motivate da questa lettera). Lascio la politica e torno alla scrittura.
Direttore testata on line Infovercelli24.
Sei forse sette corsi di scrittura creativa (senza chiedere soldi).
Consulente editoriale ed editor per Golem edizioni.
Dirigente sportivo squadra di basket.
Alcune volte ho dovuto scegliere.
A 19 anni, dopo il diploma, posso fare domanda per lavorare in banca, scelgo la fabbrica.
A 26 anni vedo un uomo morire (ero ricoverato per una polmonite, lettino vicino al suo). Penso che la vita è breve, decido di licenziarmi dalla fabbrica per dedicarmi maggiormente allo studio (avevo una figlia piccola, di 4 anni, avuta dal primo matrimonio). Fu una scelta forse folle, ma che cambiò la mia vita.
Infine. A trent’anni inizio a collaborare al giornale La Sesia. Recito anche, in una filodrammatica. Ho la possibilità di fare un provino per recitare in una compagni di professionisti. Il giorno del provino, però, mi chiamano dal giornale La Sesia: hanno bisogno di un correttore di bozze, immediatamente. Scelgo il giornale. Ogni tanto ci ripenso, senza troppi rimpianti (ma spesso mi chiedo: e se avessi fatto l’attore? Che vita sarebbe stata la mia?)
Diciamo che ho fatto il giornalista, ma non era quello che avrei voluto fare quando mi ero iscritto a lettere. Mi ero iscritto a lettere per diventare un insegnante di Lettere e Storia e magari scrivere qualche libro.
Invece successe che diventai un giornalista. Fu un caso. E il giornalismo divenne, mese dopo mese, anno dopo anno, una passione-missione. Andare contro i potenti, aiutare che andava aiutato. Denunciare. Raccontare. Tutto poi scritto nel romanzo Forse non morirò di giovedì.
Se rileggo quello che ho scritto sopra, penso chela soddisfazione più grande non l’ho avuta quando assunsi la direzione de La Sesia, né quando pubblicai i primi libri.
La soddisfazione più grande fu la laurea in lettere. Lavorare e studiare, rinunciando a uscire, a guardare la tv, a leggere. Della mia famiglia contadina-operaia ero “il primo che ha studiato”.
Ricordo un sabato sera, stavo preparando l’ultimo esame (sociologia). Ero solo in casa. Andai alla finestra, nevicava. Fui tentato di uscire. Camminare sul manto nevoso. Non potevo. Mancavano due giorni all’esame (presi il peggior voto, 24) e quindi restai, in compagnia della mia gatta Lilli.
Il lavoro più bello? Portiere di notte. Di notte si incontrano storie.
Quello più difficile? Direttore di giornale.
Il lavoro più brutto? Consigliere comunale e assessore.
Poi c’è un ricordo dolce-amaro: la fabbrica (comunque fiero di essere stato un operaio).
Il lavoro che rimpiango? Uno qualunque, nella “mia” Cortona oppure a Firenze, città che adoro.
Infine ci sono i libri e la scrittura, il grande amore della mia vita, ora messa da parte.
Dai libri ho avuto tre soddisfazioni.
La ristampa de La donna che parlava con i morti con la Newton Compton: dopo le prima 4mila copia, altre 1500.
Finalista del libro del mese Fahrenheit (radio rai 3) a luglio 2006 (in tutte le librerie italiane della Feltrinelli c’era la locandida del mio libro che recitava: libro del mese Fahrenheit).
Primo posto al premio internazionale Città di cattolica con Forse non morirò di giovedì nel 2021. Sul palco dissi: La prima volta che si riceva un premio non si scorda mai. Penso che questa sarà anche l’ultima… (in realtà poi è arrivato anche un bel terzo posto al Premio Monti con il giallo La suora).














































