Storie da raccontare, scrivendo

Do poco ascolto a critici es esperti vari che danno giudizi su libri e autori.
Ma in passato seguivo con attenzione cosa diceva di libri e autori Beniamino Placido, leggendo i suoi articoli su Repubblica.
Penso d’averlo letto tutti i giorni o quasi.
Parlava anche della tv che non guardavo. Lo leggevo in treno, andando in università. Di tempo per guardare la tv, io, non l’avevo allora (anni 80-90)
Ho bene in mente un suo articolo, che cercherò di riassumere. Un articolo in cui Placido parlò di televisione per arrivare poi alla scrittura.
Raccontò di una puntata di una trasmissione di cui ricordo solo che era condotta da Enza Sampò.
Succedeva questo in queste trasmissioni.
Un ospite si confessava, ma non lo faceva come ci abituerà poi la televisione spazzatura: si raccontava dietro un vetro da cui si vedeva solo un’ombra, e la voce, inoltre, era storpiata, irriconoscibile.

L’ospite della Sampò raccontato da Placido e che io lessi su Repubblica era un ex prete.
Raccontò di essersi spretato per amore di una donna. Punto.
Succede.
Anni dopo, l’ex prete comincia ad avere nostalgia della sua vecchia vita. Un giorno decide di fare un tuffo nel passato.
Sale su un treno, va in bagno, si veste con il vecchio abito da prete, poi esce, attende che il treno si fermi in qualche piccolo centro, scende e va in giro vestito da prete, lui, che prete non è più e che ha una moglie che l’aspetta a casa. E si ferma volentieri a parlare con chi lo ferma e si rivolge a lui come se fosse un prete. Dopo un po’, risale sul treno, dopo qualche minuto va in bagno e si riveste da laico.
In Italia, scriveva Placido, mancano gli scrittori che raccontino o traggano ispirazione da queste storie.
Mi servì leggere quell’articolo (che dovrebbe essere consultabile sull’archivio di Repubblica). Mi servì soprattutto quando scrissi il primo libro, ma mi serve ancora adesso ripensarci – insieme a cento altre cose.
E penso che tanti somigliano a quel prete spretato. Solo che non arrivano al punto di salire su un treno eccetera eccetera eccetera.

mica facile leggere

Comprare un libro non è difficile, è difficile leggerlo. Si va in libreria, si sceglie un volume, si paga, si ritira lo scontrino. E’ facile. Ma leggere? Quando trovare il tempo? e il luogo opportuno? Il telefono squilla. Bussano alla porta. Passano gli amici per una visitina, per anticipare gli auguri di Natale: lo fate anche quest’ anno, l’albero? I familiari borbottano, sottovoce. Una volta tanto che sta in casa, quello (oppure: quella) ecco lì che si isola da noi. Un suggerimento: ammalatevi, se volete concedervi una bella lettura abbandonata, come quelle di una volta. Le malattie sono sempre, in tutto o in parte, psicosomatiche. Vanno e vengono a comando. Le malattie presentano sempre delle “utilità secondarie”; ampiamente utilizzate da tutti gli ammalati, oltre che doviziosamente descritte in Proust e in Freud. Una bella influenza, per esempio; non c’ è di meglio. E’ come piantare una bandiera in casa. Beniamino Placido (La Repubblica, 1992)

Segnalazioni. * Su Bottega di lettura la recensione del libro di Franz Krauspenhaar, Era mio padre. E’ un libro autobiografico, certo. Unico filtro, la memoria. Gli anni passano ma il passato non passa, dice Franz. Non l’ho ancora comprato. Lo farò oggi, o domattina. Ma mi viene in mente un incipit, invenzione di un blogger, Arimane: Dove va a finire il passato? La domanda è semplice lo so.

* Il culto dei morti: da Lenin a padre Pio. Partendo dagli egizi, però. Post da habanera (che è diventato ormai un bel blog collettivo).

* La Costituzione ha dei luoghi, precisi, di pellegrinaggio. C’entrano nulla i libri: leggete qua.