Riscrivere, la suora, il lago

La pensione è piccola. Cinque camere, tutte matrimoniali. La padrona avrà un’ottantina d’anni, deve essere la nonna del ragazzo, ma è sveglia e in salute, si vede da come sale le scale. Il ragazzo ha ventidue anni, è iscritto al secondo anno di Lettere, «ma ancora non ho dato esami» gli ha raccontato mentre faceva colazione. Adesso Sovesci è uscito, sta passeggiando sotto la pioggia. Non ha l’ombrello, solo un berretto di velluto verde, sembra che non gli importi di buscarsi un malanno. S’incanta a guardare la pioggia obliqua che si deposita nel lago diventando lago essa stessa.
Non c’è nessuno in giro in questa domenica uggiosa e triste, ma era questo che voleva. Il pensiero corre ad Arno. Chissà se sta piovendo, lì, dov’è sepolto.

Un estratto del libro “Forse non morirò di giovedì”, che uscirà a gennaio 2021, Golem edizioni.

Sto rileggendo e rivedendo. Dieci-dodici al giorno (ma è di notte che lavoro meglio e di più).
Domani spedisco in casa editrice. Il libro parla di giornalismo, di amori segreti e sognati e di omofobia.
Sempre domani riprendo a scrivere “La suora”, un giallo ambientato nella Vercelli del Covid e del 1945, in Valsesia e sul lago d’Orta, anche.

C’è quasi sempre un lago nei miei libri.