Viviamo in un mondo di cui, credo, ci sfuggono parecchie cose.
Nel mio ultimo libro, Il sentiero dei papaveri, ho creato un personaggio che da questo mondo sta lontano. Non dice mail la parola computer, lui.
Un estratto (è un dialogo, tra il personaggio principale e sua zia)
«Vivi fuori dal mondo, ma è un nuovo mondo, questo, che corre, e tu non puoi esorcizzarlo fingendo che non esista. Sembra quasi che certe parole ti spaventino, non le pronunci mai…»
«Zia, ha conosciuto quel mondo ma la parola rete per me ha un significato preciso: trappola. E il navigatore è colui che naviga, non l’aggeggio che sta impedendo alla gente di usare la piccola bussola che aveva nel cervello. In quel mondo il mondo si sta smarrendo.»
«Io non l’ho mai avuta la bussola che dici tu, senso dell’orientamento zero. Ascoltami. Ti stai creando un mondo tutto tuo, ma sbagli perché c’è, è dovunque. Perché non lo accetti continuando a coltivare le tue passioni? Io per esempio non perdo mai uno spettacolo teatrale e appena posso vado a camminare da sola, al fiume. Fai attenzione: se non ti adegui vivrai da emarginato.»
«Preferisco vivere da emarginato, incontrare la gente in piazza o in un bar, non mi va di sorridere da una scatola all’altra. E quando scrivo una lettera la chiuderò in una busta, non la metterò in un aggeggio dove possono posarsi occhi indiscreti. E poi…»
«E poi?»
«Ti vorrei raccontare una storia, una storia piccola piccola…
Quando facevo il portiere di notte ho conosciuto un uomo che non riusciva a dormire. Era elegante, distinto, un uomo d’affari. Mi raggiungeva, mi chiedeva se mi disturbava la sua presenza. Io in genere leggevo. Non parlava mai. Fumava, beveva la sua birra, guardava il vuoto. L’ultima notte della sua permanenza, prima di salutarmi mi raccontò che lui, tempo addietro, aveva provato la nausea del suo mondo ed era fuggito, ed aveva vissuto tra gli emarginati sotto ponti e griglie. Mi disse che la notte non riusciva a dormire per il freddo, e che aveva una coperta brutta e sporca ma soprattutto corta. “Se mi coprivo vicino alla gola restavano scoperti i piedi e viceversa. Eppure ci sono notti in cui rimpiango quella coperta.”»
«Perché è tornato?»
«L’hanno trovato, ma forse è di nuovo fuggito.»
«Tu però resta.»
Ha una voce bellissima la sorella piccola di mamma.
