I ricordi son come le nuvole: vanno, vengono, qualche volta si fermano

Frugando nella memoria sto cercando di scovare i dieci giorni più belli della mia vita lunga 66 anni e 10 mesi, ma non ne trovo: trovo momenti.
Ho 17, 18 anni, sono steso sul divano, sto ascoltando un disco del Banco del mutuo soccorso, sorrido al futuro che mi attende…
Ho 32, 33 anni, è una domenica, lavoro al giornale La Sesia, sono appena rientrato da una trasferta della Pro Vercelli in Toscana (non ricordo dove). È stata una lunga giornata: sveglia alle 5, treno per Firenze, panino a Firenze (con pausa a Santa Maria Novella), ancora il treno per non ricordo dove, la partita, il rientro a Vercelli. Ora sto scrivendo il pezzo, devo fare in fretta: alle 22 inizia il film Orchidea Selvaggia (che guarderò in piedi, era tutto pieno).
È il 24 giugno del 1991, ho 35 anni, oggi pomeriggio discuto la mia tesi di laurea, sono solo in casa. È finita una delle stagioni più belle della mia vita, mi dico. Squilla il telefono, è il mio relatore…
E mentre cerco i momenti belli vedo anche quelli grigi o neri, giorni-momenti anche un po’ disperati.
Meglio che i ricordi affiorino quando han voglia loro, senza star lì a scomodarli.

Era il 28 luglio di un’estate lontana, mi dissero che piacevo a una ragazza. Avevo 14 anni e quella ragazza piaceva anche a me. Ero a Cortona, dove lei viveva. Peccato che il giorno dopo sia partita per il mare. Per anni il 28 fu il mio numero fortunato…
Finché il 28 luglio del 2013 non mi morì uno dei tre cani che ho avuto, Toby.

Sono un po’ come le nuvole di De André, i ricordi: vanno, vengono, qualche volte si fermano…