Santa Margherita (la mia santa, i miei ricordi)

Proverbio cortonese

Il 22 febbraio
Santa Margherita
di neve o di fiori
vuole essere vestita

In passato, spesso mi sono definito un agnostico. Ma non lo sono quando sono a Cortona, o dalle parti di Porta Berarda, dove Margherita entrò per la prima volta, o nella basilica, dove Margherita dorme (visibile a tutti) (e dove i miei vecchi si sono sposati). E non lo sono quando, qui a Vercelli, penso a lei.

La storia di Santa Margherita – terza Luce dell’ordine francescano, dopo san Francesco e Santa Chiara – è affascinante.

Le clarisse del monastero di Luca hanno scritto (estratti):

Margherita nacque nel 1247 a Laviano, un piccolo borgo nel territorio del Comune di Perugia, oggi appartenente al Comune di Castiglion del Lago. Suo padre era un contadino… Della madre non si conosce il nome nè si hanno altre notizie se non quella – determinante per la vita di Margherita – della morte avvenuta quando Margherita aveva solo otto anni.


Aveva sedici anni quando attirò l’attenzione di un giovane nobile e ricco al quale la tradizione ha dato il nome di Arsenio…
Dalla convivenza con Arsenio, segnata tra l’altro dalla sofferenza per non essere accettata dalla famiglia di lui, nacque a Margherita un figlio, ma ciò non valse a regolarizzare la situazione


Erano trascorsi nove anni dalla sua fuga dalla casa paterna, quando Margherita si trovò a una nuova svolta della sua esistenza: Arsenio venne tragicamente ucciso durante una battuta di caccia… La tradizione posteriore ha arricchito le circostanze aggiungendo che Marherita fu condotta al bosco dal cane di Arsenio che tornò solo al castello e si aggrappò al suo vestito trascinandola nel luogo dove giaceva il corpo esanime.
… L’espulsione dal castello e dalla casa paterna alla quale fece ritorno furono gli eventi che succedettero alla morte di Arsenio: Margherita si trovò col suo bambino improvvisamente sola…


… Margherita giunse a Cortona, nel 1272 circa, questo piccolo centro della Tuscia meridionale si apprestava a diventare, grazie all’influenza della famiglia Casali, una città-stato.
… Margherita trovò accoglienza da parte di Marinaria e Raniera della nobile famiglia Moscari che avevano il loro palazzo adiacente a Porta Berarda
… chiese di essere ammessa al Terz’Ordine Francescano della Penitenza ma i frati “dubitavano della sua perseveranza, sia perchè troppo bella, sia perchè troppo giovane”. Dovette attendere tre anni durante i quali si immerse nelle opere di carità, nella preghiera…
Per mantenere se stessa e il suo bambino assisteva le partorienti, “preparava cibi saporiti richiesti dal loro stato mentre per sè continuava il digiuno come se fosse quaresima”… e soprattutto “non si permetteva di giudicare coloro che mangiavano, bevevano e si divertivano”


Nell’anno 1275 Margherita ottenne dopo molte insistenze l’abito del Terz’ordine dello stesso Beato Francesco”

La sua nuova cella divenne punto di riferimento per i poveri: per essi Margherita si fece mendicante questuando per le vie della città. “Non voglio più trattenere per me nessuna cosa necessaria per mangiare e per vestire. Voglio morire di fame per saziare i poveri; voglio svestirmi per rivestire loro; voglio dare una tunica nuova a loro e io mi accontenterò dei loro stracci e resterò povera di ogni cosa,”


Margherita amava la sua città “nella quale – diceva – Dio mi ha voluto fare tanti doni”: ella trovò Cortona come campo di lavoro profondamente spirituale e a sua volta i Cortonesi trovarono in lei una benedizione. A lei, “posta come medicina che guarisce molte anime malate”, ricorrevano per essere liberati dai loro mali, per essere illuminati nell’animo – non ultimi gli stessi Frati Minori – e “la gente si sentiva rinnovata nell’amore di Dio”
Il 22 febbraio 1297, poco prima che sorgesse il sole, il volto di Margherita si illuminò di gioia e di bellezza; poi spirò mentre i presenti, tra i quali anche fra Giunta, avvertirono una misteriosa dolcezza e un soave profumo: ciò fu accolto come un segno dei tanti doni di grazia e di santità di cui Margherita era stata ricolma

Nel mio romanzo dedicato a Cortona, Vicolo del precipizio, ho scritto:

… santa Margherita. Che, a dire il vero, esercita del fascino pure su di me.
La santa della grande grazia. Quando i tedeschi, siamo alla fine della seconda guerra mondiale, rastrellavano e bombar davano, i cortonesi, rivolgendosi a lei con una processione, le chiesero la grande grazia: e se la guerra non avesse toccato Cortona loro si sarebbero sdebitati.
La guerra non toccò Cortona; altri centri dell’aretino sì, ma Cortona no, niente. E ancora oggi si vede il voto che è stato sciolto. Il Severini Gino, pittore futurista cortonese, divenuto celebre a Parigi, fu incaricato di realizzare un mosaico per ogni stazione della Via Crucis che, ancora oggi, si può ammirare nella salita che dal paese s’inerpica e conduce al tempio dedicato alla santa, visibile a tutti, addormentata dentro un’urna.

Santa Margherita e la basilica a lei dedicata tornano spesso nel libro. All’inizio, per esempio.

Con la tazza del caffè ormai vuota e il cielo di Torino illuminato dalla luna piena, sta risentendo la voce del suo vecchio, ora. Gli sta raccontando di quel giorno di maggio, un lunedì, quando nella basilica di Santa Margherita sposò la Stefania. Alla cerimonia c’erano anche i genitori di Tito con Tito che, avrà avuto quattordici anni, ne combinò una delle sue. Proprio quando il prete, solennemente, diceva: «Felice, vuoi prendere questa donna come tua legittima sposa?» lui tirò fuori dalla tasca un’armonica a bocca – ma il suo strumento diventerà la fisarmonica – per un omaggio musicale non richiesto. Lo bloccarono appena iniziò a suonare.

«E pensare che sembra ieri», ha aggiunto suo padre. Una delle sue ricorrenti frasi fatte, dette ciondolando la testa. Stavolta però Felice, guardando severo il figlio, ha voluto sottolinearlo con altre parole, quel pensiero. E ha detto, ma senza muovere il capo, fermo come una guardia del corpo all’alzabandiera: «A un certo punto della vita, voltandoti indietro, vedi che restano solo i ricordi».


Il libro Vicolo del precipizio è un romanzo che racchiude storie cortonesi, ma soprattutto, il vero progaonista è il ricordo (del protagonista, un cortonese che vive a Torino)

Ecco, Santa Margherita è una presenza costante nei i miei ricordi di ieri e recenti. Per esempio Porta Berarda è un ricordo di Cortona e di Margherita che mi porto dietro tutte le volte che, dopo esserci stato (3, 4 volte all’anno) torno a Vercelli.

Nell’immagine sotto, invece, c’è un ricordo lontano. Della mia infanzia. Lo aveva incorniciato e appeso in cucina (la nostra casa era molto piccola) mia mamma Nella.