tre cose da dire, oggi

Il buio di quei giorni, di una ragazza che, ricoverata, vede che il “suo cielo” è diventato il soffitto degli ospedali e delle sale operatorie, è comunque rischiarato da una presenza, tanto forte quanto discreta, dei suo genitori. Il dolore che diventa forte, affrontandolo insieme, scambiandosi uno sguardo, un abbraccio.
«I miei genitori sono le pagine su cui è stato scritto quel libro, anche se avrebbero volentieri fatto a meno. Sirena è un inno anche a loro».
Quel che avete letto è un estratto di un’intervista che ho fatto, qualche mese fa, alla mia amica Barbara Garlaschelli. Che, ieri, sul suo blog ha scritto:
Ciao Renzo.
Renzo, il padre di Barbara, è morto ieri.
L’intervista che feci a Barbara.

E’ nato il blog direfarebaciare.

Giovanni Giovannetti scrive:

Per farla breve: Direfarebaciare avrà una forte connotazione territoriale, di informazione e di denuncia sull’operato delle pubbliche amministrazioni: cosa succede a Pavia, a Vercelli, a Cremona, a Siena, a Genova, a Torino? Tratteremo di mafie e di consumo del territorio; ma guarderemo da vicino anche le svolte epocali che sempre più alimentano quelle migrazioni planetarie di cui oggi intravediamo solo le avanguardie.
Direfarebaciare vuole essere luogo di confronto e di scambio di esperienze “sul campo”: tra chi a Scampia e a Pavia svolge attività di volontariato con gli immigrati; tra chi a Catania e a Milano denuncia la soffocante espansione della criminalità organizzata; tra chi a Genova e a Siena si oppone alle speculazioni immobiliari favorite dalle tangenti.
Racconteremo le mafie del nord, le mafie dai colletti bianchi che operano in borsa, che investono nel grande commercio, che edificano e bonificano banconote e che si candidano a bonificare anche le tossine delle grandi aree industriali dismesse; racconteremo di ecomostri autostradali e non; racconteremo di povertà vecchie e nuove.

Faccio tanti auguri a Giovanni. E anche a me, perché in quel blog, quando potrò, ci sarà qualche mio intervento.

Già che ci sono scrivo altro, ora.
Stanotte ho dormito 4 ore anziché 5: come ai vecchi tempi, quando alternavo fabbrica e università e dormivo dalle 3 alle 7. Poi treno, autobus, prima lezione, seconda lezione, autobus, treno verso vercelli, in bicicletta di corsa verso casa a mangiare una mozzarella, poi autobus verso la fabbrica, poi fabbrica, poi autobus o passaggio scroccato dalla fabbrica a casa, poi caffettiera da tre e la notte per studiare. Fino alle tre. Meglio oggi, forse.
Dico forse, perché certi giorni (certi sta per tanti) preferirei lavorare in fabbrica che fare il giornalista.

E buona giornata

NO, 4 “cose”.
E’ in questo blog, ma la copio incollo.

Ti voglio bene fino alla luna. Fino all’arcobaleno. Fino al prato quando ci sono i grilli

(Federica, 4 anni)

(Grazie Elena)