Un vecchio collega diceva sempre, Ci son due cose che nella vita non ti tradiranno mai, i libri e i cani. I libri però, aggiungeva, hanno il vantaggio che non li devi portare a fare pipì.
Ho avuto un cane, Barone.
In ogni cane che avrò vedrò sempre lui. Me lo sono regalato quando mi sono laureato. Per causa/merito suo ho rinunciato a ferie, diversi anni. Ho passato diverse estati a Vercelli e sono estati che ricordo volentieri: a passeggiare con Barone sugli argini del fiume Sesia.
Era un cane anarchico e dispettoso. E casinista.
Era simpaticissimo.
Una notte, ero solo, quindi, gli dissi, dai vai a fare un giro e poi torna,
andò, tornò un’ora dopo. Aveva un pollo allo spiedo tra i denti, probabilmente recuperato da un vicino supermercato. Da un cassonetto?, chissà.
Quando mi separai, restò con la mia ex moglie e mia figlia. Non potevo fare altrimenti. E’ morto lo stesso giorno in cui la Newton Compton annunciò l’uscita da La donna che parlava con i morti.
Pensai a lui, prima di dormire.
Avevo una gatta, con lui, Lilli. E’ stata la gatta che mi ha fatto compagnia gli anni, duri, di studio di notte e lavoro di giorno. Mi faceva bestemmiare, a volte (da buon toscano a volte bestemmio). Ché voleva salirmi in braccio mentre studiavo. Per farla scendere accendevo una sigaretta o un sigaro e lei, che non sopportava, scendeva.
L’abbiamo sepolta io e mia figlia alcuni anni fa. Aveva ventun anni quando è morta.
Ora ho un cane che sembra un lupo ma lupo non è, e che era di mio fratello Moreno.
Quando Moreno morì non volli che finisse in canile. Io lo ospito, mio padre lo porta a spasso tre volte al giorno (io non posso, causa lavoro). E’ un cane buono e triste. Io, a volte, penso che lui abbia come il sospetto che son legato al ricordo di Barone.
Si chiama Toby, lui.
E’ attacatissimo a Francesca, mia moglie, e a mio padre. A me guarda strano, Toby. S’interroga.
Lo ripeto per chi non sa: mio fratello, ossia il padrone di Toby, è morto nell’agosto del 2005: facendo… l’acrobata è caduto nel vuoto, dal quarto piano.
Toby non c’era, non poteva sapere.
Un anno dopo la morte di Moreno, del tutto casualmente mio padre ha portato Toby nel cortile dove il corpo di mio fratello cadde. E vide, mio padre, che Toby andava propio lì, in quel punto, eppure il cortile non è piccolo piccolo.
Mesi fa ci son passato anche io, con Toby: e ho visto. Lui va lì, in quel punto esatto, su cui ha piovuto, nevicato, su cui son passate cento persone.
E poi ho un gatto, che ho chiamato Mioumiou e di cui ogni tanto parlo, qui, perché scappa.
Mi piace Mioumiou: perché è un gatto testadimincia, un po’ come testadiminicia era Barone: testone, casinista, ribelle.
Finisco col gatto che non è mio, ma di cui ho parlato: prima pagina del giornale che dirigo.
Lanciato da un’auto in corsa.
Ecco, poi ci sono le teste di minchia vere, pericolose.
Guardate un po’.
E buona giornata.

