esternazioni

Avviso ai naviganti (scriventi).
Perché alcuni di voi mi mandano il racconto benscritto e poi, faccio un esempio, invece di firmarsi Enrico si firmano enrico?
Poi. Per me è importante il metodo usato (mail, telefonate, scaletta): anche qui, perché, a volte, è scritto alla cavolo?
Insomma, mandatemi cose pronte per essere impaginate, che a fare il correttore di bozze fino alle quattro del mattino non è piacevole. E soprattutto scrivete a raccontiaquattromani@gmail.com, e non, come è successo, anche al mio indirizzo.
Mi sembra che sia un buon esperimento, e quindi ho in mente, presto, di riproporre altri abbinamenti. Ma vi chiedo il rispetto delle poche regole (elastiche, tant’è che c’è ancora una coppia che deve definirsi a seguito di separazione consensuale) che ho indicato.
Facciamo così, adesso, e cerco di spiegarlo lentamente (quindi voi che leggete, leggete lentamente).
Posterò solo i racconti corredati da note biografiche e metodo di lavoro usato, purché scritti in modo decente.
E infine, anche sui racconti. Una verifica ortografica prima di inviare, no?

Grazie, invece, a chi mi ha mandato tutto in modo corretto (direi il sessanta per cento).

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1991. La vecchia redazione del giornale La Sesia, vecchia vecchia, nella vecchia Vercelli (ora c’è altro): in queste stesse stanze (foto in basso), il giornale nacque, era il 1871. Veniva venduto a Vercelli e nel suo circondario, ma anche a Torino, nell’edicola di piazza Castello.
Ma restiamo nel 1991.
Ho 34 anni, sono il redattore sportivo, ma chiedo, perché mi va di farlo, di essere il responsabile anche dela pagina di cultura, e mi accontentano, e poi chiedo anche, e mi accontentano, di scrivere di politica. Mi piace questo mestiere, non conosco pause. La domenica, la sera, di notte.
Però nel 1991 decide di rimettermi a studiare. Ho abbandonato l’università, e mi spiace, soprattutto per i miei. In famiglia, ho quasi trenta cugini primi, c’è di tutto: ricchi e poveri, comunisti e non, ma nessun laureato (solo qualche cugino di secondo grado).
E comunque. Mi mancano tre esami e la tesi (che farò su Achille Giovanni Cagna) e quindi mi dedico solo allo sport e alla cultura, mentre di notte e nei giorni di riposo mi dedico allo studio.
I redattori son tutti più vecchi di me. Anche i tipografi sono tutti vicini ai sessanta. Più giovani di me ci sono la segretaria (che lavora ancora con me) e una tipografa, siciliana (anche lei lavora ancora con me, è una colonna del giornale).
Questa ragazza era proprio una sicula vecchio stampo.
Una volta mi passò accanto. Avevo il righello da 50 centimetri e, scherzosamente, glielo diedi nel sedere. Facendo finta di non essere stato io (roba da codice civile). Non mi parlò per 3,4, 5 mesi?
(Tempo fa ha avuto un incidente stradale. Ha chiamato in redazione, chiedendo di me. Mi mandi un giornalista oppure se puoi vieni tu?, sai adesso viene la polizia e non voglio chiamare i miei parenti siculi, mi ha detto).
A poco a poco cominciai a starle simpatico, sempre più sempre più. E prese un’insana abitudine: mettermi a posto la scrivania (lo fa ancora adesso).
Allora, torniamo al 1991. Lascio la redazione per un giorno, perché devo sostenere un esame (sociologia). Lei, approfittando della mia assenza, mette a posto la scrivania. Poi, il giorno dopo, sento che mi chiama. E con una polaroid scatta una fotografia. Il tavolo di lavoro senza di me. Il tavolo con me.

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Estate del 1985. Ho 29 anni, sono iscritto al terzo anno di Lettere a Torino e ho quasi voglia di piantarla lì. In tre anni di studio e di lavoro e di pendolarismo (Vercelli-Torino poi Torino Vercelli) ho dato 17 esami, ho la media del 29, ho, no, merda, non ho, avevo un bravo docente, si chiama Corrado Vivanti, che è amico pure di Le Goff, con cui dovevo laurearmi. L’hanno trasferito a Perugia, e io non so che fare. Volevo laurearmi con lui, volevo andare a lavorare all’Einaudi, volevo diventare uno storico. Bravo come lui.
Allora eccomi qua.
Sto provando a fare una cosa che non so dove mi porterà: il giornalista per una piccola testata, appena nata, che fa concorrenza alla testata storica di Vercelli, La Sesia.
C’è con me un fotografo, eppure lo sa che non mi piace essere fotografato.
E comunque: devo intervistare uno che è il presidente dei panettieri, che gli domanderò? Tra un po’ lo intervisto.
Ehi, fotografo, ma lo sai che quando ero piccolo, invece, mi piaceva farmi fotografare?
Qui ho due anni e tre, quattro mesi. Io, con mio padre e mia madre, son venuto a vivere a Vercelli. C’è la neve, qui. Mica mi ricordo se c’era la neve dove vivevo fino a qualche mese fa, a Cortona.

PS. Cercando vecchie foto che mi son fatto scannerizzare ho trovato due risposte negative all’invio di un manoscritto. Le ricordavo scostanti e negative, quelle risposte. Una invece mi suggerisce di rivedere parte del manoscritto, mi dice anche che ho talento (minchia), e poi di rispedire. Avevo rimosso. Avevo letto e pensato: l’ennesima bocciatura.

una cosa importante, credo

Ieri sera, domenica, ero In Valsesia, a Varallo. (La Valsesia mi fa pensare, sempre, a Dino Campana: pazzo d’amore, che insegue in una terra che non conosce Sibilla Aleramo). C’era un concerto di Fiorella Mannoia (a suggello di una manifestazione seguitissima in valle, detta Alpàa). Penso che la Mannoia abbia più o meno la mia età, ho visto che è brava, e poi di lei so cose che mi ha raccontato il mio amico Pier Michelatti, bassista di De Andrè, certo, ma anche di altri, come Vecchioni, la De Sio, Vasco Rossi.
O che sarà che sarà…
Sarebbe bello che Pier mettesse nel suo sito L’ave Maria: si sentono solo il suo basso e la voce di De Andrè.

Mio padre è sul depresso. Dice che è strano l’orto, quest’anno. Ma non solo per il tempo. Dice mio padre che i pomodori, la scorsa settimana, sono stati “bruciati” in una notte.
Non l’avevo mai vista una cosa così, ha detto il mio vecchio, che di verde se ne intende.
Ho pensato, io: cosa succede nell’aria?
Oh che sarà che sarà…

Sto leggendo due buoni libri, poi ne dirò poi ne scriverò (da qualche parte).
Mangiacuore, di Francesca Bonafini (Fernandel) e Chiedi alle nuvole chi sono, di Giorgio Bona (Besa) (il quale Giorgio Bona partecipa al gioco).
Ora metto da parte i sei libri (due al giorno) che leggerò quando andrò in ferie, dopo la presentazione della donna che parlava con i morti, a Imperia.
Farò un giro in Provenza, andrò nella Marsiglia di Izzo, poi qualche giorno in Spagna. Niente Puglia, insomma, come avevo ipotizzato.

Ma proseguiamo coi racconti, ché a me il discorso ferie, a dire il vero, smarona sempre un po’. Mi sembra folle doverle programmare, le ferie. Che a me piacerebbe, potessi, dire: toh, ho 600 euro, che faccio vado due giorni a Parigi o tre in Sicilia? E non mi piace (più) guidare, e odio gli aerei e gli aeroporti (soprattutto quelli di Milano dove io, regolarmente, mi perdo e mi incavolo pure).

In Spagna, due anni fa, scrissi questa cosa qua. Una cosa importante, credo.

aggiornamento sui racconti

In giornata, al più tardi in serata, al più tardissimo in nottata posto il terzo racconto.
E domani il quarto.
Mi coordino, se posso, prima, con le due lettrici: Monia e Criscia, che stanno lavorando più di me a questa cosa qua.
Leggiamo e facciamo anche piccoli interventi, editing e correzione refusi.
Se a qualcuno non dovessero andare bene le nostre correzioni mi chieda, semplicemente, di essere escluso, ché a star dietro a tutti diventerei scemo.
Poi.
Ultima coppia partecipante, spero: lo scrittore Giorgio Bona con Maura Gangitano.
Si sono messi in contatto oggi.
Infine: io, come già detto, non partecipo. Eventualmente sto di riserva le caso qualcuno o qualcuna venga abbandonato dal socio. Ma preferirei star fuori (anche perché devo riscrivere Tamarri, che ho promesso a Francesco Giubilei, e devo cominciare a rileggere il mio ultimo romanzo, che uscirà a marzo 2009).
A proposito dei commenti.
Io non dirò nulla. Non sarebbe giusto: io e Monia e Criscia conosciamo gli autori.
A questo concorso partecipa gente che ha pubblicato, ma partecipa anche gente poco avvezza a scrivere (ho in mente una coppia, lei scrive cose, credo, lui no, mai fatto prima).
Infine.
L’ebook avrà un titolo, che decideremo io Monia e Criscia. E una copertina, da valutare.
Però sul titolo possiamo discutere.
E buon lunedì.

si parte, quasi

Diciamo che
1. Il tempo per aderire a raccontoaquattromani è scaduto; ma se entro domenica arriva qualche ritardatario non faccio il fiscale (e diciamo anche che se per caso che se nascono… problemi di coppia, se ne possono formare altre, ma a due condizioni:avere già aderito e riuscire a scrivere il racconto di 5500 battute più biografie più illustrazione del sistema di lavoro adotattato entro il 15 di agosto. Sarò fiscalissimo su questa data).
2. Da domenica (credo) comincerò a postare il primo racconto. Proseguirò alla spicciolata, postandoli qui, in forma anonima, ma dal 15 di agosto in poi proseguirò più spedito, così da pubblicarli tutti, prima possibile.
3. Dopo un paio di giorni che avrò postato l’ultimo racconto (anonimo), riproporrò poi il tutto, in questa forma, con note biografiche e note sul sitema d lavoro adottato (e poi chiederò a un’amima pia di farmi un ebook).
4. Quando avrò riproposto il tutto chi ha partecipato potrà, inviandomi una mail, votare i sei migliori racconti (degli altri).
Voteranno anche le persone che mi hanno dato e mi daranno una mano nella lettura.
E se la cosa va a buon fine si riparte con altro, altrimeti arrivederci e grazie.
I racconti tutti restaranno qui, come pagina del blog.

dite, se volete

Domani o dopo (dipende dal tempo e da altro) posto il primo racconto a quattro mani.
Il primo che è arrivato, il primo che io e Monia abbiamo letto.
Si può commentare, certo, ma se vedo mail o IP sospetti cancello: chi vuole dica, certo, ma o apertamente o con un nick noto.
Son cinque, per ora, i racconti a quattro mani che sono arrivati.
Chi sta lavorando lavori; chi incontra difficoltà mi scriva.
Chi vorrebbe partecipare faccia ancora un tentativo, perché ancora qualche possibilità di abbinamento c’è.
Al 99, 98 per cento io non partecipo.
Chi vuol chiedere cose chieda o scrivendo al mio indirizzo personale, bassini.remo(chiocchiola)gmail.com oppure qui. Su raccontiaquattromani@gmail.com mandatemi
1. il racconto
2. brevi (meglio se brevi) note biografiche, che pubblicherò solo alla fine
3. un resoconto di 10-15 righe su come avete lavorato (che pubblicherò, sempre, alla fine).
E buone cose.

Morgan ha scritto un post su Gramos. Andate a vedere, ché ne ha scritto anche uno sulla Solitudine dei numeri primi.

versi diversi

Tratto da Sailing to Byzantium, di William Butler Yeats
(la poesia inizia con Questo non è un paese per vecchi. I giovani…; “vecchio” è colui che si sente estranea al mondo contemporaneo).

Un uomo anziano non è che una cosa miserabile
una giacca strappata su un bastone, a meno che
l’anima non batta le sua mani e canti, canti più forte
per ogni strappo del suo abito morale
né v’è altra scuola di canto se non lo studio
dei monumenti della sua magnificenza
e per questo io ho veleggiato sui mari e sono giunto
alla sacra città di Bisanzio


Da Non recidere, forbice, quel volto, di Eugenio Montale
Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre

Da …?, di Gregory Corso

Qual è l’odore di Berlino?
Ogni città ha il suo odore.
New York sa di scarpe nuove
Parigi sa di cinematografo
Londra sa di carcere correzionale
Stoccolma di biancheria lavata
Atene di pista battuta
Barcellona di rosso
Amsterdam di budino di mele
Venezia di umanità
E Berlino.
Non conosco l’odore di Berlino

scrivere

Un’altra adesione, appena arrivata.
Ne approfitto per dire che c’è ancora tempo, facciamo fino a domenica.
E che i racconti devono essere di 5500 battute circa (e che quelli che superano le 6mila li taglio io, quindi).
E che possono essere spediti entro il 15 di agosto. E che lunedì posto il primo.

Non ho forzato la mano, non ho chiesto, a parte donna laura, a nessuno (mi pare) di partecipare.
Fino a due giorni fa.
Due giorni fa mi sono accorto che una persona che qui a volte interviene e che scrive, scrive per sé al momento, non si è fatta viva. Allora le ho scritto (ma avrei voluto scrivere anche a Titty e Viridian, per esempio), chiedendole, Perché non partecipi?
Per timore.
In rete si incontra di tutto. Chi mi scrive e dice, Io scrivo bene, chi ha timore a mostrarla la sua scrittura.
Allora, non ricordo bene il momento, ricordo che lavoravo in fabbrica, quindi avrò avuto 24, 25 anni, prima insomma di iscrivermi in università.
Fecero un giornale, i colleghi del sindacato. Diedi consigli sugli argomenti da trattare, ma restai in disparte, ebbi insomma paura: no, non di dire le cose, che le cose le dicevo, e se serviva le urlavo in assemblea, ma di dirle scrivendo.
Bloccato, non so dire da cosa.
E lo stesso mi accadde dopo aver scritto il mio primo libro. Lo diedi in lettura a una brava scrittrice ed editor e, mentre aspettavo (la sua risposta mi arrivò dopo otto mesi), mi ribloccai, incapace a scrivere un rigo.
E’ forze per questo che, spesso, di fronte soprattutto a persone timide, cerco di invogliare a scrivere.
Scrivere per pubblicare?
Magari uno ci pensa, poi. Per molti il vero problema iniziale è scrivere e lasciarsi leggere da qualcuno.
E infine.
C’è tanta spocchia in giro. Gente che si lamenta, gente che guarda solo la propria scrittura.
E son tanti quelli che non sanno scrivere in modo decente.
Ma ci sono anche tante belle scritture, in ombra.
E per me questo è un argomento affascinante.
E buona giornata, che la mia sarà dura, fino a quasi mezzanotte.

PS. Ho scritto di getto, in fretta, bevendo un caffè, fumando una sigaretta. rispondendo al telefono. Il primo articolo che scrissi (facevo il portiere di notte, un metronotte mi raccontò Vercelli di notte) lo scrissi impiegandoci una giornata, credo. Era domenica, feci solo quello.
La scrittura ha bisogno di voci, di conferme alla prima domanda: sono chiaro?
E ancora.
Mi succede di ricevere dei racconti (già raccontata questa). Accompagnati magari da una lunga mail. Bene, succede spesso che la mail sia bella e il racconto no. Molti pensano, scrivendo, che occorra stupire con effetti speciali.

E infine: martedì 6 agosto sono a Imperia, zona presidiata (d’estate, ché d’inverno sta inOlanda) da Marino Magliani, un amico, un bravo scrittore. Parleremo anche di Guido Seborga, che sto leggendo e che verrà ricordato nel 2009, centenario dalla nascita.

oppure, Fa che ogni tuo giorno conti

L’inizio di una storia, per me, non comincia mai davanti al pc o a un bloc notes.
Inizia mentre cammino, o penso di notte, in cucina, solo, in compagnia del borbottio della caffettiera e del cane che spera in una crosta di formaggio e fa le ore piccole con me.
Così nei giorni scorsi, camminando, ho intravisto una storia.

Non v’annoio.
Immaginate un sessantenne scorbutico, capo di un ufficio, sempre efficiente, sempre arrabbiato.
Arriva presto, pensa solo al lavoro.
Gli altri lo sanno che lui va in ufficio anche la domenica.
Gli altri lo sanno che è un infelice…
Eccetera.
Ecco, qui ho visto un evolversi, altre cose, e via discorrendo. Però non ho scritto ancora niente e niente scriverò di quel che ho visto, camminando.
Mi son fermato alle prime righe, non scritte, del primo capitolo, che mai scriverò.
Comunque, questo l’ho visto: un mattino, il tipo, invece di radersi, leggere il giornale, salire in macchina, fa una cosa che non è da lui.
Va al fiume a vedere l’acqua che corre, in bicicletta.
Quando arriva al ponte uno dei suoi impiegati lo incrocia e pensa, Questo ormai è andato (oppure pensa: speriamo s’affoghi).

E quindi.
Non ho scritto niente.
Stamattina mi sono svegliato e non ho fatto la barba, ché la faccio una volta ogni sette giorni, io, solitamente il venerdì.
Ma, in bicicletta, sono andato al fiume, a vedere l’acqua che corre.
Strada sterrata, calda di luglio. Era la strada di Barone, il mio vecchio cane.
Alò Barone.
Non c’era nemmeno un cane, stamattina, lì.
Ma ho visto che quel che avrei dovuto scrivere era meglio viverlo perché io, quando pensavo di scrivere, ho pensato e visto il mio protagonista che, un mattino, svegliandosi, si dice: Voglio dare un senso alla mia giornata, oggi, e quindi?
Quindi cerco qualcosa che mi faccia venire in mente Verde che te quiero verde…O Fa che ogni tuo giorno conti…

E poi.
Uno. Domani a Fahrenheit, c’è Franz Krauspenhaar (ore 17). Dirà di Era mio padre, il suo ultimo libro.
Due. Il libro che invece ho appena scritto uscirà, così pare, a marzo 2009, prima del Salone. La donna che parlava con i morti è stato il titolo più lungo dei romanzi che ho scritto. Il titolo di quest’ultimo sarà invece il più corto (qualche amico lo sa, ma per ora preferisco tacere).
Tre. E infine. Venerdì a Vercelli c’è il mio amico, poeta, gran poeta, Guido Catalano. Provo a rilanciare l’appello che feci, tempo fa, a tutti gli assessori d’Italia. (Ma mi sa, Guido, che gli assessori d’Italia mica mi ascoltano a me).

scrivere su commissione

Quella che segue è una mail che ho ricevuto da Mario Bianco.
(L’ho modificata appena appena).

Caro Remo,
mi piacerebbe che sul tuo blog trattassi il tema della scrittura su commissione, a tema cioè, ed eventualmente con vincolo di lunghezza.
Mi spiego. Andrebbe sfatato l’igenuo e sciocco luogo, molto comune, della narrativa solo sotto l’effetto di chissà quale magica ispirazione. Come dire: tu che sei giornalista, sai benissimo che un direttore ti può comandare di scrivere una colonnina di commento su una madonna che piange a Quinto Vercellese, per dire, e tale pezzucolo può diventare gean bella cosa.
L’Arte è stata prodotta per secoli su commissione, per far cosa gradita alle corti, per vivere, per essere pagati da imperatori, re e papi e arcivescovi: non vi era altro modo di far arte, i poeti scrivevano odi dedicatorie e poemi imponenti, drammi e commedie, per le corti preso cui servivano….etc.
Fino al Settecento è quasi tutta una storia così. Poi col romanticismo nascono ‘ste cose, piuttosto ambigue, dell”ispirazione”, dell’Arte per l’arte, che han gettato una sorta di fumigine confusa che sovente perdura nella testa degli sprovveduti.
ciau Remo
Mario Bianco

mettersi in gioco, scrivendo

Sono già arrivati cinque racconti fatti e finiti.
Appena saranno stati letti dalle tre persone che prima debbono leggerli (io, monia e criscia) comincerò a postarli, senza citare gli autori.
E’ anche arrivata la prima (bella, per me) cosa: di due persone che non si conoscevano e che ora stanno lavorando, con entusiamo, così da scrivere una storia di 5500 battute.
Ma c’è stata la prima spugna gettata all’angolo, in segno di resa. Da parte mia. Non riesco a mediare con qualcun altro, già faccio fatica ad andare d’accordo con me stesso. (Nel giornalismo, anni fa, son riuscito a scrivere un paio di volte con una collega, ma questo dopo anni di frequentazione e con un rapporto gerarchico preciso: decidevo io).
MI spiace per donna laura, che ha una bella scrittura, secca, senza fronzoli.
Così è, al momento.
(Mi consolerò scrivendo una prefazioncina o una eventuale quarta dell’ebook).
Resta inteso che non cercherò sviluppi su carta. Stavolta.
La prossima (abbinamenti a sorteggio) vedremo; la prossima volta, ri-tenterò ancora.

Sul voto. Ricordo che potranno esprimersi solo gli autori, con il sitema anobii. In un altro blog (quello di Sabrina Manca) ho scritto che è una forma di coinvolgimento: finalizzato al prodotto finale. Il migliore aprirà la raccolta, il secondo la chiuderà, il terzo starà in mezzo. Non farò di conto, poi, sulle ultime posizioni, che non serve.
Sempre sul voto. Il sistema anobii – da 4 stellette a 1 – dice e non dice.
Se io su un libro metto una stelletta potrebbe anche significare un limite mio.
Son peggio i commenti. Il mio ultimo libro è stato definito una porcata (da un’utente di anobii) e un capolavoro (da un blogger che non conosco). Vedere una stelletta, a chi scrive, magari spiace, ma ci sta. Sentirsi dire, Hai scritto una porcata non è mai bello.
E comunque. Quando si scrive ci si mette in gioco, no?
La donna che parlava con i morti ha ricevuto solo recensioni positive (Queer, Famiglia Cristiana, Pulp, Repubblica, La Stampa, Il Corriere nazionale, altri…) però so una cosa: se il libro che ho appena scritto uscirà riceverà – anche – solenni stroncature (mi sto preparando, insomma).
Ho ancora in mente una telefonata fatta ad un amico scrittore, più esperto di me. Io che gli dico, Mi spiace, ho letto che ti hanno stroncato, oggi su…
E lui. Va bene, l’importante che si parli del mio libro.

PS Oggi non lavoro (ho i tecnici al giornale, problemi di server) ma non metto link, scusate. Ho parecchie cose da leggere (finalmente).

Primo aggiornamento-ripensamento.
(Sottotitolo:addio sistema anobii).
Non me la sento di dare, poi, un voto, mi ha scritto Monia, che sta leggendo i manoscritti.
E’ stata una frase illuminante, ché non me la sento nummeno io, in fondo.
E allora facciamo così. Chi partecipa, ma anche chi legge, segnali, poi, alla fine i sei migliori racconti.
(Mi sembra d’essere al giornale. Ci si sono abituati, ormai. Dico facciamo così. Poi ri-chiamo tutti, e dico: No, ci ho ri-pensato).
Votare o dare un giudizio sereno son cose che si avvicinano a quel che si fa ogni giorno: si sceglie una pizzeria anziché l’altra, un cinema, un medico, anche un amico, anche un blog su cui commentare…
C’è però una piccola fetta di umanità che gode delle disgrazie altrui. Ricordo un compagno di classe. Asino. Se ti interrogavano e beccavi un voto basso, tornando verso il banco incocciavi sempre nel suo sguardo, contento di godere per le disgrazie tue e degli altri (ecco, io a uno così penso di aver augurato tante corna, almeno…).

Secondo aggiornamento.
Fam parte della singolar tenzone anche
inbianco (http://pantalaimon.splinder.com)
e Sabatina Napolitano (http://gapemotivo.splinder.com/)