Recensione di Laura Costantini a La suora

Recensione della scrittrice Laura Costantini (pagina facebook Ticonsigliounlibro) a La suora

Ho assegnato 4 stelle su 5

Ho letto parecchi romanzi di Remo Bassini e la sua cifra è riconoscibile, anche se ha la grande capacità di rendersi diverso in ogni storia. Il trait d’union è la capacità di dare voce a personaggi messi all’angolo. Romolo è così, lo è Nora. “La suora” è un romanzo che scava nel passato, nelle ombre della Seconda Guerra Mondiale. Non vi dico di più, ma vi invito a leggerlo. Sono parole dense, corpose, intense, mai gettate lì. Ogni riga ha un motivo, ogni personaggio una sua nicchia, ogni parola rimanda a un indizio. Sarebbe un gran bel film, ma il libro resterebbe, comunque, migliore. Consigliato.

Tanti auguri e siate liberi

Ho provato a ricordare…
Un Natale di quando ero ragazzo. Messa di mezzanotte alla Vigilia, i profumi delle cose che stava preparando manna per il pranzo, al risveglio. Di solito, il pomeriggio al cinema o all’oratorio a giocare a calciobalilla e ping pong. E i libri ((Salgari, Verne, Dumas), che mi regalavano i miei e una mia vicina di casa.
Poi un Natale di cui ricordo l’anno: era il 1983. Vado (malvolentieri) a un pranzo di parenti, ma ho con me un libro di Melania Klein. Lavoro in fabbrica, ma mi sono iscritto al primo anno di lettere. Quel libro lo porterò all’esame di psicologia (sarà un 30). Appena finito il pranzo, gli altri si mettono a chiacchierare, io vado in un’altra stanza e studio, contento di farlo.
Il Natale del 2009, infine. Un mese dopo sarebbe arrivato Federico e io stavo pensando di dargli (e così sarà) un secondo nome: Libero.
Tanti auguri e siate liberi.

PS Questi giorni, appena posso, lavoro sul libro che uscirà a febbraio, Il sentiero dei papaveri:
Insomma, questo sarà il Natale del sentiero dei papaveri.

Un ricordo di Susanna Parigi

E’ morta Susanna Parigi, cantautrice e compositrice.
Mi spiace.
Prima di andarsene sulla sua pagina facebook ha scritto: Se vi scrivo è perché sto camminando verso la casa del Padre. Volevo ringraziare tutte le persone che mi sono state vicino in questo anni di tribolazioni.
E’ stata… la colonna sonora di un mio libro, nel senso che ne La donna di picche il protagonista ascoltava sempre le sue canzoni.
Di lei nel 2017 avevo scritto in questo blog.

PS. Nei ringraziamenti de La donna di picche la citai… sbagliando il nome di battesimo. Scrissi Antonella anziché Susanna. Lei lesse, mi ringraziò, ma non mi fece notare quell’imperdonabile sbadataggine.

E infine. Alcuni estratti de La donna di picche dove compare Susanna Parigi.

Che Pietro mi telefonasse mi faceva piacere, ma fino a un certo punto: la suoneria del cellulare escludeva che potesse suonare il mio citofono, come avrei preferito. Sapevo dov’era: in auto, a guidare senza meta, ascoltando le sue canzoni. Abbassava l’audio, ma continuava ad ascoltarle mentre parlavamo. Ebbi la sensazione che volesse condividere con me Paolo Conte, Tenco, Paoli e poi una voce dolce, di donna, Susanna Parigi, che non conoscevo e che mi sarebbe diventata familiare.

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Invece di sentire la sua voce, prestai attenzione alle parole di una canzone. Come al solito, Pietro stava ascoltando musica.

Menti se proprio devi
ma falle credere che è tutto vero,
che è bello,
infinito, immenso e che durerà.
Dille che saprai fermare il tempo,
sarai la pace al suo tormento,
e ordinerai con le tue mani
e lei saprà eseguire
e sceglierai
per lei di non tradire
e di capire dai silenzi
quello che ti vuole dire.

«È stupenda questa canzone di Susanna Parigi» disse alzando in modo eccessivo il volume e poi avvicinandosi a pochi centimetri dalle mie labbra. Pensai che mi volesse baciare, invece portò le sue labbra alle mie orecchie e sussurrò: «Mi sento in colpa, so che ho perso la tua stima.»

Nessuna microspia, o cellulare spia o microfono unidirezionale avrebbe potuto intercettare quelle parole bisbigliate e coperte dalla stupenda voce della Parigi.

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Mi accorsi solo allora che avevamo come sottofondo la voce di Susanna Parigi. Evidentemente, aveva sostituito Luigi Tenco e Paolo Conte nella hit parade personale di Pietro. Alzai il volume, non al massimo ma quasi.

Sarò cibo per te
perché tu abbia
incontenibile fame di me.
Sarò profumo per te
per entrarti dentro
fino ai pensieri.
Sarò il bene supremo per te
per darti la soddisfazione
di corrompermi.
Sarò la decima porta per te

Il testo di quella canzone mi turbò. Guardai Pietro, stava ascoltando? Sembrava scritta da Lucilla.

Piccole soddisfazioni

piccolo soddisfazioni da piccolo paese, un po’ come vincere una gar di bocce o una partita di scopa. Copio e incollo

l’opera “La donna che parlava con i morti” abbinato alla venticinquesima edizione del festival internazionale Inventa un Film, è stata particolarmente apprezzata sia nelle varie fasi di selezione che dalle giurie e riceverà o un PREMIO o una MENZIONE SPECIALE nella sezione Bianco Avorio (narrativa lunga; libri e romanzi).

Una canzone rimasta in mente

Questa, di DeAndré, è una delle canzoni meno note. Quando avevo 13 anni mi colpì profondamente, l’imparai a memoria e la scrissi sull’atltante di geografia. La ricordo ancora

Parlavi alla luna giocavi coi fiori
Avevi l’età che non porta dolori
E il vento era un mago, la rugiada una dea
Nel bosco incantato di ogni tua idea
Nel bosco incantato di ogni tua idea

E venne l’inverno che uccide il colore
E un Babbo Natale che parlava d’amore
E d’oro e d’argento splendevano i doni
Ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
Ma gli occhi eran freddi e non erano buoni

Coprì le tue spalle d’argento e di lana
Di perle e smeraldi intrecciò una collana
E mentre incantata lo stavi a guardare
Dai piedi ai capelli ti volle baciare
Dai piedi ai capelli ti volle baciare

E adesso che gli altri ti chiamano dea
Quell’incanto è svanito da ogni tua idea
Ma ancora alla luna vorresti narrare
La storia d’un fiore appassito a Natale
La storia d’un fiore appassito a Natale

Il sentiero dei papaveri: l’idea del libro

Sto rivedendo Il sentiero dei papaveri. Uscirà nei primi mesi del 2024 ancora per la casa editrice Golem, ed è la prima volta che pubblico tre libri con lo stesso editore (con Fanucci e Pardisa Pop ero arrivato a quota due)
Prima del libro, a mo’ di introduzione, ci sarà questa mezza pagina.

Questo libro è ambientato ai tempi di facebook ma la parola facebook non viene mai pronunciata.
Eppure, tutto parte proprio da facebook. È un sera di qualche anno fa. Sono su facebook, e sto ascoltando un incontro tra psicanalisti. Sono collegati, ognuno dal proprio studio.
Il medico e psicanalista Emilio Mordini si mette a parlare dell’era digitale e dice: `«Sono le dieci di sera e stiamo parlando davanti al computer. È una follia comoda. Pensate: dopo un viaggio, potremmo essere attorno a un tavolo con una bottiglia di vino… Stiamo perdendo il ritmo della vita e la vita è un po’ come la musica, che è fatta da suono, pausa, suono. Senza pausa non c’è musica. Anche il pensiero è fatto da suono, pausa e suono. Noi stiamo distruggendo la pausa, non c’è più un tempo delle cose e se non c’è un tempo delle cose siamo tutti morti.»
Poi disse anche: «Tutto questo sistema è costruito per portare a un continuo consumo. Cosa fare? Dobbiamo tenere aperto il ragionamento. Pensate ai Benedettini durante gli anni delle guerre gotiche: studiavano, insegnavano la bellezza…»
Non sono un benedettino, io, ma fin da ragazzo mi è sempre piaciuto andare in un bar, mettermi in disparte, leggere e, a volte, anche scrivere. L’idea del libro nasce da questo.

Ci sarà questa pagina, alla fine ci saranno ringraziamenti e spiegazioni, ci saranno due citazioni, queste:

Conserviamo i libri vecchi. Nessun algoritmo potrà cambiare le verità che contengono.
Carla Vistarini, paroliera e scrittrice

Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata a rifare il mondo. La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo si distrugga.
Albert Camus quando, nel 1957, gli conferirono il Premio Nobel


Quando si scrive le acrobazie non servono

Da parecchio tempo eravamo intesi con l’amico Doro che sarei stato ospite suo. A Doro volevo un gran bene, e quando lui per sposarsi andò a stare a Genova ci feci una mezza malattia. Quando gli scrissi per rifiutare di assistere alle nozze, ricevetti una risposta asciutta e baldanzosa dove mi spiegava che, se i soldi non devono neanche servire a stabilirsi nella città che piace alla moglie, allora non si capisce piú a che cosa devono servire. Poi, un bel giorno, di passaggio a Genova, mi presentai in casa sua e facemmo la pace. Mi riuscí molto simpatica la moglie, una monella che mi disse graziosamente di chiamarla Clelia e ci lasciò soli quel tanto ch’era giusto, e quando alla sera ci ricomparve innanzi per uscire con noi, era diventata un’incantevole signora cui, se non fossi stato io, avrei baciato la mano.

La spiaggia, incipit.
Cesare Pavese

Cosa vedo dietro queste parole? Vedo un narratore che invita a leggere una storia senza sussurrarti, mentre leggi, che il narratore è bravo e sa scrivere bene.
Vedo un narratore a cui importa il raccontare, con parole che scendono come l’acqua di un ruscello.
Se c’è una critica che mi sento di muovere a tanti che vogliono scrivere e a tanti che scrivono è questa: perché non narrate invece di sforzarvi di far vedere quanto siete bravi con acrobazie letterarie?