Letargo

Ogni giorno vorrei mettermi a scrivere, ma.
Scrivere significherebbe due cose: stare meglio, andare lontano con la testa.
Ci provo, scrivo qualcosa, ma poi non continuo. Ho centinaia di file con incipit e romanzi appena abbozzati, nella, però, che mi abbia convinto a continuare.
E son cose che dimentico di averle scritte.
Ieri per esempio ho trovato un racconto incompleto. Si intitola Lo strano.
C’è qualcosa di buono e qualcosa che non va in questa bozza di racconto.
La cosa che va. Rileggendolo mi sono chiesto: ma l’ho scritto io? È una storia che non ricordo… E questo è positivo: quando scrivi qualcosa e poi ti sorprendi potresti essere sulla strada giusta.
La cosa che non va. Non mi convince al punto di continuare.
Insomma, il letargo prosegue.
Del resto un lungo letargo l’ho già vissuto.
Tra il primo libro che scrissi, era il 1995 (Il quaderno delle voci rubate, ora ripubblicato con il titolo Il bar delle voci rubate), al secondo, era il 2003 (Dicono di Clelia) passarono otto anni.
Per sette, otto anni continuavo a chiedermi: ma tu sei sicuro di essere uno scrittore?

Raccontami una storia

L’ho raccontato e lo racconto ancora. Avevo 39 anni e mi ero rassegnato: tutto quello che scrivevo non mi piaceva. Rileggevo e distruggevo. Una sera presi un bloc notes e pensai: Inutile che scrivi, poi, tanto, non ti piacerà. Arrivò un secondo pensiero, diverso dal solito. Era una richiesta che facevo a me stesso: Raccontami una storia. Mesi dopo, quando rilessi queste righe volli continuare. Quella domanda – raccontami una storia – c’è sempre, solo che spesso la storia non viene.
 
Sa di antico il mio piccolo bar, è sotto i portici, nel cuore di questo paese, proprio vicino alla grande piazza dove si svolgono i comizi, si va al mercato oppure in Municipio, dove gli operai salgono sull’autobus che li porta nella zona industriale e dove la domenica la gente prima va a sentir messa nella maestosa chiesa di Santa Flavia e poi va a comprare i dolci della pasticceria Delrosso.
 
È un bar d’altri tempi, questo, con qualche trasgressione: un televisore, un telefono a gettoni, un biliardo eu n vecchio flipper. Ma il banco è più vecchio di me, i tavoli e le seggiole son tutti di noce. (Il bar delle voci rubate)
Il bar delle voci rubate uscì nel 2002 con il titolo Il quaderno delle voci rubate. La nuova edizione è stata pubblicata da I Buoni cugini editori
Gli occhi della copertina sono tratti da un’opera di Lorena Fosanto