Presento libri ma sono a disagio

Ne ho fatte di presentazioni dei miei libri, e conservo tanti ricordi belli (di quelle di Sermide, di Martina Franca, di Bologna, di Cortona…) ma sta di fatto che io, quando si tratta soprattutto di presentare libri miei, sono a disagio.

Parlo, ma cerco di andare fuori tema, di allontanarmi, cioè, dal parlare bene del mio libro, ché in fondo quando si presenta un libro si deve fare essenzialmente questo: parlare così bene del proprio libro da convincere i presenti ad acquistarlo e magari, poi, a farne parola con gli altri.

Per adesso ho presentato solo due volte l’ultimo mio libro, La notte del Santo. A Vercelli e poi in un rione di Vercelli (che si chiama Isola) dove però ho parlato (e per fortuna) anche d’altro. Di Primo Levi, dell’editoria a pagamento, della prima sigaretta che fumai proprio in quel rione, delle botte di fortuna che ho avuto io, in campo editoriale, e delle jatture, anche.

A volte è successo che io sia andato a presentare un mio libro nel posto X senza avvisare nessuno, lasciando che fossero le locandine (e magari l’evento creato su facebook) a fare. Nemmeno ai parenti dico che il tal giorno presento il mio libro.

Non sono un buon venditore dei miei prodotti, insomma.

A Bologna una volta feci così: un’ora di corso sulla scrittura – metto insieme le mie esperienze personali e tutto quello che so degli insegnamenti di Pontiggia – e un’ora di presentazione di un mio libro. Può darsi che riproponga questa formula, se mi capita.