Scrivere per sé

A proposito di scrittura. “Scrivo poesie, che non faccio a leggere a nessuno, non mi interessa. Scrivo poesie perché mi aiuta a diventare un bravo medico” è una frase che non dimenticherò mai.

Sto scrivendo un giallo che si ispira a una grande storia d’amore, vera. Mentre scrivevo, stanotte, ho pensato che devo scriverlo soprattutto per me.

I Wu Ming, un esempio di buona informazione

“La religione va svanendo e viene sostituita dalla scienza. Ma è una scienza con forti elementi di religiosità. Epidemiologi, medici, virologi, scienziati, ricercatori, statistici vengono considerati i depositari della verità e presentano analogie con i teologi di epoca medievale. Si esprimono in un linguaggio tecnico generalmente incomprensibile al volgo (come lo era il latino per il plebeo medievale), il quale crede a tutto ciò che essi dicono. Il popolo, non avendo le competenze tecniche per capire ciò di cui si sta parlando, crede agli scienziati con un atto di fede: «L’ha detto un virologo in tivù»; «L’ha detto un epidemiologo da Floris»; «L’ho letto su internet».”

Lo ha scritto Piero Purich, storico, sul blog dei wu ming: https://www.wumingfoundation.com/giap/

L’articolo è QUESTO

In questi due mesi di lockdown ho letto in media un libro ogni 5 cinque, ma ho scritto pochissimo, ho conttinuato a scrivere per la mia testata on line (Infovercelli24), ho pubblicato due post sul blog che ho su Il Fatto on line. Come questo racconto sul lockdown: Io resto a casa. Fanculo.
E poi passato ore e ore per cercare di capirne di più – su testate on line, su facebook – qualcosa di più, come tutti credo.

Speso ho trovato su https://www.wumingfoundation.com/giap/ quello che avrei voluto leggere sui giornali, QUESTO POST PER ESEMPIO che fa una panoramica e un raffronto tra i diversi lockdown europei.

Oppure questo sulla Svezia (che non depone a favore della stampa nazionale)

Cos’hanno fatto insomma, i Wu Ming? Hanno alternato della (a mio avviso) buona informazione con dei commenti, come si usa fare nel giornalismo, quello sano, non condizionato dal pensiero unico che, tristemente, dilaga. Il loro è un blog, certo, non è un giornale con continui aggiornamenti. Peccato.

Questi due mesi

Il bilancio di questi due mesi.

Ho lavorato soprattutto da casa, ma un giornalista che si rispetti non deve lavorare da casa.

E ho letto una decina di libri, gialli per lo più, di autori noti e meno noti. Non stronco mai libri altrui, non mi va. Ma da un giallo io pretendo la credibilità della costruzione. Un giallista deve insomma essere preciso. Arrivo al dunque: Giancarlo De Cataldo lo è, più di altri (noti). Non è l’unico ad essere preciso. Ce ne sono altri, Valerio Varesi e Carlo Lucarelli per esempio. Ma De Cataldo a me colpisce in particolare.

E ho anche scritto. Sto scrivendo un nuovo romanzo. Dopo vari tentativi andati a vuoto potrebbe anche essere che io sia sulla buona strada.Le prime righe sono queste.

Le ossessioni non sono mai belle, eccetto Nora.
Orta San Giulio, dieci anni fa, una sera di gennaio. Saranno state le dieci, o le undici, che importa? Nelle sere sbagliate il tempo conta poco. Ero davanti all’ingresso dell’albergo dove avrei pernottato, non avevo voglia né di camminare né di salire in camera né di essere altrove.
Risposi con un cenno della testa al suo saluto, mentre mi passava accanto per entrare al Leon d’oro. Prima che la porta si richiudesse alle sue spalle, sgusciai dentro anche io, ma non era mia intenzione seguirla: non ero alla ricerca di nessuna donna, di nessun incontro.


Poi, capitolo coronavirus. Ho perso due amici, sono stato in pena per persone a cui tengo e che lavorano in ospedale, un mio parente si è tolto la vita, credo anche a causa del clima di terrore che abbiamo respirato tutti.

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Ho avuto un’altra perdita, che non c’entra con il coronavirus. Un mese fa il mio gatto è uscito alle tre di notte, com’era solito fare, ma non è rientrato. Stava bene, l’avevo preso nel 2003. L’ho cercato, invano. Mi manca, di notte. Sebbene fosse un maschio gli avevo dato il nome d’arte di un’attrice francese che da ragazzo ho amato. Miou miou.

Da domani per me cambia poco o niente. Mi manca di poter entrare in un bar e prendere un caffè, mi manca di non poter andare a Cortona, ma tant’è. E mi chiedo: cosa ricorderò tra un po’ di tempo di questi due mesi? Miou miou. E quel mio parente. Cosa ricorderemo?